4500 km di pedalate, con un orizzonte diverso ogni giorno

For a piece of cake – È ormai da tre mesi che ogni mattina ci svegliamo in un posto diverso, facciamo colazione su un tavolo diverso, con pane diverso e té diverso (la Nutella no, è sempre uguale!). Sia io che Riccardo abbiamo spirito di adattamento da vendere e questa costante aria di novità, di prima volta, anziché stancarci, ci sta assuefacendo. Abbiamo conosciuto tante persone entusiaste di scoprire la nostra avventura, siamo stati ospiti di gente che conduce una vita semplice ed estremamente lontana dalla nostra, ma che ha saputo farci sentire a casa e poi abbiamo anche trascorso tante ore di solitudine sui pedali.

 

A volte, tra i pensieri della giornata, si è intrufolata la preoccupazione di come faremo al ritorno a re-infilarci addosso quella routine di operazioni e doveri di ogni giorno. Poi però abbiamo scacciato il pensiero ricordandoci che ancora devono arrivare Iran, India, Birmania, Thailandia

Intanto dall’ultima puntata di questo diario di viaggio siamo passati attraverso paesaggi mozzafiato e inevitabilmente anche attraverso scenari monotoni, calandoci in realtà meno turistiche e attraenti. Romania, Moldavia, Ucraina, Georgia e Armenia si sono aggiunti alla lista dei paesi pedalati e il contachilometri sfiora il numero 4500.
I rifornimenti di materiale medico per il DT1

A malincuore abbiamo modificato il percorso a causa degli avvenimenti politici turchi e, anziché percorrere la costa della Turchia sul Mar Nero, dalla Bulgaria abbiamo puntato verso nord, in direzione di Odessa. Sono saltati quindi i due rifornimenti di materiale per sensore e microinfusore previsti in Turchia. Dato poi che in Iran, il paese successivo, non avremmo potuto riceverne e che la mia famiglia ha deciso di venirci a trovare in Georgia, mi sono fatta portare da loro tutto il materiale necessario per tre mesi.
Imbarcando tutto in stiva non hanno avuto alcun problema col trasporto aereo e le temperature non hanno intaccato il corretto funzionamento dei presidi. Viaggio quindi ora con le borse stipate di cerotti, sensori e serbatoi per affrontare in sicurezza i mesi di Iran.

 

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Un salto indietro nel tempo in Ucraina

Sulle coste di Romania e Ucraina abbiamo cercato di districarci tra la folla dei turisti e il loro traffico, senza vivere l’atmosfera di relax che per noi la vicinanza al mare dovrebbe naturalmente comportare. Abbiamo assaggiato il borscht, una zuppa a base di barbabietole, e speso qualche giorno nei bungalow davvero essenziali che rappresentano le vacanze per la maggior parte degli ucraini. A Odessa abbiamo constatato il forte contrasto tra questa modernissima città e le immense aree poco sviluppate attraversate prima, dove le strade erano in condizioni pessime, vecchie Lada malconcie procedevano a zig-zag tra le buche, i villaggi erano estremamente poveri ed isolati e il lavoro dei campi e l’allevamento costituivano le attività principali.
Gli occhi hanno cominciato a spalancarsi sempre di più al passaggio delle nostre biciclette cariche, forse perché l’Ucraina non è un itinerario di cicloturismo battuto o forse perché qui la maggior parte delle persone non può permettersi di viaggiare fuori dal proprio paese.

Poi ci siamo imbarcati alla volta di Batumi, sulla sponda orientale del Mar Nero, e sul traghetto la mia glicemia ha risentito molto dei tre giorni di inattività. I pasti cucinati dalla mensa erano generalmente a base di uova e wurstel serviti in diverse forme, quindi non ricchi di carboidrati, ma non appena mi alzavo da tavola la glicemia schizzava alle stelle e ci rimaneva per ore, come se avesse voluto farmi pesare la pausa dal sellino. Il mare grosso poi non mi ha aiutata, costringendoci in mare per 36 ore in più delle 40 previste.

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Momenti caucasici

Arrivati finalmente in Georgia abbiamo avuto la sensazione di lasciare l’Europa e di trovarci a cavallo tra Occidente e Oriente, più precisamente nel Caucaso, dove la storia e i costumi sono profondamente legati alla vicina Russia. Abbiamo pedalato dalla costa fino alla capitale, l’affascinante Tbilisi, facendo lo slalom tra le mandrie di mucche in mezzo alla strada e imparando a convivere con la velocità delle auto georgiane. Ci siamo innamorati dei monasteri sulle vette floride, delle montagne spietate e della cucina finalmente originale. for-a-piece-of-cake-2016-ukraine-2I carboidrati qua la facevano da padrone: per cominciare il pane (puri), di forma piatta e allungata, cotto in forni circolari di argilla, ci faceva letteralmente impazzire; poi il khachapuri (una specie di focaccia col formaggio), i khinkali (grossi ravioli ripieni di carne, formaggio o funghi) e le zuppe di fagioli ci hanno fatto dimenticare per qualche giorno quanto ci mancassero le tagliatelle al ragù!
Con le pedalate riuscivo a gestire abbastanza bene questo grosso apporto di carboidrati, ma il momento del pranzo dava a volte problemi. Date le caldissime temperature di agosto, infatti, eravamo costretti a fermarci per qualche ora dopo il pasto e la glicemia tendeva a salire, ma, se avessi fatto tutta l’insulina necessaria, questa sarebbe poi rimasta attiva nelle successive ore di pedalata, portandomi in ipoglicemia. In queste situazioni incerte ho cercato dei compromessi accettabili tra i due scenari di ipo e iperglicemia, provando ad attestarmi su valori post-prandiali di 180 mg/dl.

 

Piccola incredibile Armenia

Dopo la Georgia è stata la volta dell’Armenia, il paese più povero di quelli attraversati fin qui: al di fuori delle poche città, il territorio è costellato di piccoli villaggi che spesso vivono di agricoltura di sussistenza e privi di acqua corrente nelle semplici abitazioni. Le condizioni igieniche che abbiamo incontrato sono peggiorate incredibilmente nel giro di pochi giorni: il cibo veniva toccato da tante mani e appoggiato ovunque, la pulizia non era più misurabile sulla stessa scala che usavamo in occidente e la strada era diventata sede di attività che richiederebbero invece ambienti sterili.
Nonostante questa condizione di povertà e arretratezza, l’ospitalità armena è stata incredibile: siamo stati invitati in diverse case per un caffè, rincorsi dai venditori di strada che volevano regalarci della frutta e poi ospiti di due anziani signori in un villaggio remoto per quasi 24 ore, comunicando a gesti o al telefono con la nipote, giovane studentessa.
In Armenia ho finito le scorte di bustine di zucchero della partenza e anche quelle che mi ha portato la mia famiglia. Le ho cercate nei bar di alcune città, dove però sono sostituite da una ciotola di zucchero con un cucchiaino per tutti, e poi nei market, che non erano mai abbastanza grandi per poter avere un prodotto così specifico. Quindi mi sono accontentata di una busta di plastica con dentro un chilo di zucchero in zollette sfuse e devo dire che finora è stata una soluzione efficiente (forse mi ricrederò quando troverò zucchero sparso per tutta la borsa da bicicletta).
L’Armenia è stato anche il paese delle salite e dei passi più alti, dei panorami magnifici e della soddisfazione ciclistica: abbiamo passato diverse volte i 2000 m, tentato stradine sterrate e campeggiato in quota.

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