Buona propensione dell’Italia a investire in salute

Buona propensione dell’Italia a investire in salute

La crisi economica ha lasciato il segno, ma inaspettatamente ha evidenziato la tendenza del nostro paese a investire in salute. Il dato emerge dal rapporto “Crisi economica, sistemi sanitari e salute in Europa” pubblicato, grazie alla collaborazione instaurata con European Observatory on Health Systems and Policies, sulla rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation.

Tra il 2007 e il 2011 l’incidenza della spesa sanitaria sulla spesa pubblica, che fotografa la propensione di un Paese a investire in salute, è diminuita in 44 dei 53 Paesi esaminati, ma non in Italia in cui si è registrata una crescita dal 13,85% al 14,2%.

Roma, 5 aprile 2016 – La crisi economica e la crisi finanziaria che hanno colpito l’Occidente a partire dalla fine del 2007 ha portato a una riduzione delle risorse sociali, economiche e di servizi che, inevitabilmente, ha avuto ripercussioni sulla salute della popolazione. “La cosa non sorprende, in quanto diverse evidenze mostrano che una fase prolungata di crisi economica, con le conseguenti misure di austerità, porta a un peggioramento dello stato di salute, soprattutto nei gruppi più vulnerabili, inasprendo le diseguaglianze sia tra Paesi diversi sia all’interno di uno stesso Paese”, ha detto Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).
Ricciardi è intervenuto oggi a Roma all’incontro di presentazione della collaborazione instauratasi tra la rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation e da lui diretta, e European Observatory on Health Systems and Policies. “L’Osservatorio europeo rappresenta una partnership, coordinata dall’Ufficio Regionale per l’Europa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra i governi di Austria, Belgio, Finlandia, Irlanda, Norvegia, Slovenia, Svezia, Regno Unito e la Regione Veneto per l’Italia, la Commissione Europea, la World Bank, la French National Union of Health Insurance Funds, la London School of Economics and Political Science e la London School of Hygiene & Tropical Medicine. Nasce con l’obiettivo di supportare e promuovere politiche sanitarie evidence based, attraverso l’analisi rigorosa e completa dei sistemi sanitari nel Vecchio continente,” ha spiegato Gabriele Pastorino, Country Monitoring Programme Coordinator, European Observatory on Health Systems and Policies.

“L’Osservatorio europeo ha pubblicato nel 2015  – ha aggiunto Ricciardi – un rapporto, che grazie alla collaborazione che annunciamo oggi è stato ampiamente ripreso nel fascicolo dal titolo ‘Crisi economica, sistemi sanitari e salute in Europa’ di Health Policy in Non Communicable Diseases, con la speranza che possa servire a rendere ancora più vivo, anche nel nostro Paese, il dibattito sull’importanza di un monitoraggio continuo delle attività dei sistemi sanitari, al fine di programmare azioni mirate alla tutela della salute, nell’ottica di garantire un’assistenza sanitaria equa e di qualità.” Aspetto di fondamentale importanza, di fronte alle nuove sfide che la crescita del peso delle malattie croniche non trasmissibili, quali obesità e diabete, e l’allungamento dell’aspettativa di vita pongono ai sistemi sanitari.

“Per rispondere alla domanda di cura e di assistenza che ci sarà nel prossimo futuro il sistema sanitario deve affrontare un’evoluzione. In questo, i Fondi sanitari integrativi possono svolgere un ruolo di supporto e complementarietà. Dalla contrattazione collettiva nazionale alle forme di welfare aziendale, sta infatti prendendo piede un modello innovativo di partnership pubblico-privato che noi sosteniamo e che, in questi anni di crisi economica, ha rappresentato un aiuto concreto per la salute di molte famiglie”, ha affermato Stefano Cuzzilla, presidente Federmanager, la Federazione che rappresenta il management dell’industria.

Il rapporto dell’Osservatorio europeo descrive le risposte dei sistemi sanitari alla crisi economica e finanziaria da cui stiamo a fatica uscendo, che ha portato la salute pubblica a un livello di emergenza, rendendo necessari numerosi interventi concreti per non arrivare a un peggioramento degli oneri sociali, economici e sanitari. Analizza dettagliatamente le azioni politiche di adattamento del finanziamento pubblico al sistema sanitario, di modifiche alla copertura sanitaria, alla programmazione, alla promozione della salute e a molti altri indicatori, messe in atto in modo diverso nei vari Paesi europei, alla luce dei diversi impatti della crisi e dei suoi diversi effetti sulla sanità e sulla salute.

A titolo di esempio, nel periodo della crisi la spesa pubblica sanitaria pro-capite di molti Stati è diminuita e, secondo i dati OCSE, alla fine del 2012 risultava più bassa, rispetto al 2009, in molti Paesi, Italia compresa. La situazione peggiore si è registrata in Grecia (-9,0%, la variazione media annuale di questo indicatore), Irlanda (-3,7%) e Portogallo (-3,3%), nazioni per le quali la crisi economica e finanziaria ha reso necessari importanti interventi di sostegno internazionale, ma anche Lussemburgo (-5,1%) e Croazia (-3,6%) rientravano nelle posizioni calde di bassa classifica. Nel periodo 2009-12, la media dei 28 Paesi dell’Unione Europea è stata pari a meno 0,6%, con l’Italia di poco peggiore, a meno 1,1%, in buona compagnia di Gran Bretagna (-1,3%) e Danimarca (-1,2%).

Anche la quota di spesa pubblica sul totale della spesa sanitaria è risultata in declino: tra il 2007 e il 2012 in 24 dei 53 Paesi esaminati. Tendenzialmente stabile, in questo caso, il dato italiano, passato dal 78,3% del 2007 al 78% del 2012.

Migliore, invece, almeno dal nostro punto di vista, quanto emerge dall’analisi dell’indicatore di incidenza della spesa sanitaria sulla spesa pubblica, che fotografa la propensione di un Paese a investire in salute. Nel 2007, la spesa sanitaria costituiva in media il 13% della spesa pubblica dei Paesi europei, rappresentando la seconda voce dopo l’investimento in sicurezza sociale. Tra il 2007 e il 2011, la quota parte di spesa sanitaria è diminuita in ben 44 dei 53 Paesi esaminati, invertendo il trend della decade precedente. Ciò è accaduto – nota il rapporto – principalmente in quelli colpiti pesantemente dalla crisi, con le eccezioni di Norvegia, Danimarca e Azerbaijan. Inaspettatamente, invece, il rapporto è migliorato in Paesi altrettanto in crisi come Cipro, Estonia, Repubblica Ceca e Italia: in crescita dal 13,85% al 14,2% per il Bel Paese.

L’importanza del lavoro dello European Observatory on Health Systems and Policies e della collaborazione instaurata con Health Policy in Non-Communicable Diseases sono state sottolineate con interesse anche dal Ministro della salute, Beatrice Lorenzin. Secondo il ministro, nella sua prefazione al lavoro pubblicato sulla rivista, sono importanti per la diffusione della cultura del dato che, come gli stessi autori del report europeo affermano, ha rappresentato spesso uno dei maggiori ostacoli all’analisi dei trend di salute dei singoli Paesi. “Soltanto un’accurata analisi dello stato di salute può permettere un’attenta programmazione finalizzata al soddisfacimento dei bisogni della popolazione ed è quella la direzione verso cui si sta muovendo il nostro Paese,” ha concluso il ministro Lorenzin.

 

 

Fonte: Comunicato stampa HealthCom Consulting Srl

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