Cellule staminali per curare il diabete. La SID fa il punto della situazione

Cellule staminali per curare il diabete. La SID fa il punto della situazione

Curare il diabete con le cellule staminali è una possibilità che si sta avvicinando ogni giorno di più,  secondo quanto afferma la Società Italiana di Diabetologia (SID) che in un nuovo documento ‘Cellule staminali nella terapia del diabete’ pubblicato alla fine del 2015 ha raccolto e fatto il punto su tutti i filoni di ricerca in corso nel mondo. Alcuni sono a un passo dagli studi di verifica clinica, altri sono proiettati nel futuro ma con solidi razionali. 

La ricerca è a buon punto, sempre più realtà e meno mito. “Lo dimostra il fatto – afferma Lorenzo Piemonti, del Diabetes Research Institute-IRCCS Ospedale San Raffaele e coordinatore del Gruppo di Studio ‘Medicina rigenerativa in ambito diabetologico‘ della Società Italiana di Diabetologia (SID) – che nell’ottobre del 2014 è stata avviata la prima sperimentazione nell’uomo per la terapia del diabete di tipo 1, utilizzando cellule produttrici di insulina, derivate da cellule staminali.
Si legge nell’introduzione nel nuovo documento di riferimento della SID che “Al momento non esistono terapie basate sull’utilizzo delle cellule staminali clinicamente approvate per la terapia del diabete. Esistono però numerosi approcci terapeutici per il diabete basati sull’utilizzo delle cellule staminali già valutati o in corso di valutazione in studi clinici.”

 

Tre campi di possibile applicazione

A tutt’oggi è  possibile identificare tre grossi campi di potenziale applicazione:  1) la ricostruzione della massa beta cellulare; 2) l’immunomodulazione nel diabete di tipo 1;  3) il trattamento delle complicanze.
Il documento della SID tratta i primi due punti, riguardanti  i filoni di ricerca che hanno già un potenziale di traslazione clinica omettendo volontariamente gli aspetti di biologia di base e preclinica. Inoltre, volutamente, viene tralasciato il trattamento delle complicanze che sarà oggetto di una successiva pubblicazione su cui sta lavorando la SID.
“Come tutti i campi di frontiera – ha sottolineato Piemonti – è più che corretto avere una grande fiducia verso il futuro, ma è altrettanto necessario mantenere un sano realismo e un doveroso rigore scientifico. Va comunque sottolineato che la medicina rigenerativa con cellule staminali ha la potenzialità non solo di trattare, ma di guarire in modo definitivo il diabete.” Il trapianto di isole pancreatiche o di pancreas può effettivamente correggere molto bene i valori glicemici ma  occorre tenere in considerazione che questo approccio è limitato da una parte dalla scarsa disponibilità di donatori e dall’altra, dalla necessità di una terapia immunosoppressiva per evitare il rigetto. L’approccio con le cellule staminali potrebbe consentire di superare entrambe queste problematiche ma occorre verificare seriamente ogni aspetto.

 

Quali sono e dove si trovano le cellule ‘staminali’ da usare per la cura del diabete?

“Le cellule staminali – ha spiegato sempre il dott. Piemonti – sono cellule primitive non specializzate, dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare“.
Da quando siamo un piccolo embrione nella pancia della mamma fino alla morte, il nostro organismo contiene cellule staminali di diverso tipo e con una diversa ‘potenza’, ovvero con una diversa capacità di differenziarsi in più tessuti. Le cellule più ‘potenti’ (cellule totipotenti e pluripotenti, che possono quindi differenziarsi in più tessuti) sono generalmente presenti solo nella nostra vita prenatale (embrione e feto). Per tutta la vita abbiamo a disposizione cellule a potenza ‘intermedia’ (cellule multipotenti) o ‘limitata’ (cellule unipotenti). Questa regola, tuttavia, non è assoluta. Alcune ricerche hanno documentato che alcune cellule staminali, anche dopo la nascita, possono evidenziare una potenza elevata ovvero un’alta capacità differenziativa. Altri studi hanno anche mostrato come sia possibile fare acquisire le caratteristiche delle staminali pluripotenti, anche a cellule non staminali prelevate da un soggetto adulto. Per questa importantissima scoperta, che viene chiamata dagli scienziati “processo di riprogrammazione” hanno vinto il premio Nobel nel 2012  Shinya Yamanaka dell’Università di Kyoto e  John Gurdon dell’Università di Cambridge.

Il dott. Piemonte ha utilizzato un bell’esempio per cercare di semplificare il concetto anche ai non addetti ai lavori: “…. si può immaginare che la cellula sia come un computer. Mano a mano che matura e si differenzia, utilizza alcuni programmi e ne spegne altri. In questo modo acquisisce la sua ‘specializzazione’. La riprogrammazione permette di tornare ad avere a disposizione tutti i programmi originali, una sorta di reset, di risettaggio, e quindi di poter indirizzare nuovamente la cellula verso la direzione desiderata. Nel caso del diabete, nella direzione delle cellule che producono l’insulina. Questo processo, che durante la vita embrio-fetale avviene in modo spontaneo e richiede mesi, può essere riprodotto in laboratorio in sole 2-3 settimane. In questo modo è quindi possibile, partendo da una cellula della cute, ritornare a uno stadio staminale e poi ri-differenziare quella cellula in una cellula specializzata per produrre insulina.” Davvero un processo affascinante!

 

Cellule staminali: una cura potenziale sia per il diabete tipo 1 che il diabete tipo 2

Secondo quanto affermato dal dott Piemonti in conferenza stampa, le cellule staminali possono essere usate per sostituire – quando mancano o non funzionano bene –  le cellule beta del pancreas che producono l’ormone insulina. Tale sostituzione poterebbe benefici a tutti i diabetici di tipo 1 e ai soggetti con diabete secondario a gravi malattie del pancreas, in cui si verifichi un deficit di secrezione dell’insulina. Ma i potenziali benefici non sono finiti: le cellule staminali, infatti potrebbero essere utilizzate anche per mantenere vitali le cellule beta pancreatiche (quelle che producono insulina), così da proteggerle dall’attacco del sistema immunitario, come avviene nelle persone con diabete di tipo 1 o dal danno conseguente allo  ‘stress da lavoro (burnout)”, che si verifica nell’organismo delle persone affette da diabete di tipo 2.
Esiste, infine, come già accennato sopra, un’ulteriore possibilità di utilizzo delle cellule staminali ovvero per il trattamento delle complicanze diabetiche (il vero spauracchio del diabete di tipo 2): potrebbero favorire la riparazione di organi vitali come cuore, rene e occhio, tra i più colpiti dalla degenerazione di nervi e vasi periferici. Su quest’ultima applicazione, la SID sta preparando un ulteriore documento dedicato che faccia il punto sugli studi in corso e la loro applicabilità realistica.

 

Il crescente impegno della SID in quest’ambito

A partire dal 2015, la Società Italiana di Diabetologia ha costituito un Gruppo di Studio dedicato alla medicina rigenerativa in campo diabetologico. Il primo obiettivo – secondo il dott. Piemonti – è quello di fornire soprattutto informazioni ufficiali serie e attendibili sulle attuali opportunità e i limiti della medicina rigenerativa nell’area specifica del diabete.
Il secondo obiettivo è quello di creare una rete sinergica tra i gruppi di ricerca con maggiore interesse e competenza in questa area, affinchè l’Italia diventi sempre più competitiva a livello internazionale. Finalmente un passo avanti per la valorizzazione della ricerca scientifica italiana all’interno del nostro Paese!

A ribadire l’impegno della Società Italiana di Diabetologia, il presidente in prima persona, Enzo Bonora che ha concluso, affermando che “negli ultimi anni ci sono stati troppi episodi in cui persone malate o loro familiari sono stati illusi sulla possibilità concreta ed immediata di ricorrere alla terapia con cellule staminali o presunte tali per varie patologie.”  Per questo la SID ha deciso di costituire un gruppo di lavoro formato da esperti che operano con assoluto rigore scientifico. “Sappiamo che in un futuro non lontano la terapia con cellule staminali sarà utilizzata con successo nel diabete ma dobbiamo essere corretti nell’affermare che questa terapia oggi non è ancora disponibile”.

 

Per chi volesse approfondire, ecco il documento, scaricabile in rete:
Società Italiana di Diabetologia (SID)
Gruppo di Studio SID “Medicina rigenerativa in ambito diabetologico”
Cellule staminali e terapia del diabete
Documento stilato da: V Sordi, M Krampera, P Marchetti, A Pessina, G Ciardelli, G Fadini, C Pintus, G Pantè, L Piemonti
www.siditalia.it/Medicina_rigenerativa/Cellule_staminali_e_terapia_del_diabete_Novembre_2015.pdf

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