Controllare la glicemia… senza perdere il controllo

A cura della Dr.ssa Rossella Bossa, medico psicoterapeuta, Milano

Le evidenze scientifiche dimostrano che il controllo della glicemia e l’autogestione del diabete sono indispensabili per il mantenimento del benessere e per la prevenzione delle complicanze, sia nel diabete di tipo 1 che nel diabete di tipo 2. Facile a dirsi, non altrettanto facile a farsi. Non solo per l’aspetto pratico, che la moderna tecnologia tende comunque a rendere sempre più agevole, ma anche per l’alone emozionale negativo che spesso circonda tale gestione. Si pensi all’attesa apprensiva prima di leggere il valore della glicemia, alla frustrazione se questo non corrisponde alle aspettative, al senso di colpa, se si è consapevoli di avere “sgarrato”, alla rabbia, per essere costretti ad eseguirne la misurazione più volte al giorno, per sempre.

Si chiede veramente tanto ai pazienti diabetici:

  • seguire costantemente un’alimentazione controllata,
  • non lasciarsi prendere dalla pigrizia e fare attività fisica,
  • fare iniezioni di insulina o assumere ipoglicemizzanti orali, quotidianamente, per tutta la vita,
  • sottoporsi a visite di controllo regolari…
  • … e soprattutto controllare la glicemia tutti giorni, più volte al giorno.

Tutto questo impegno costante in cambio di una promessa: ridurre il rischio di complicanze acute (ipoglicemia/iperglicemia, chetoacidosi) e croniche (retinopatia, nefropatia, cardiopatia ischemica).

A volte questa malattia così “silenziosa” per la sua assenza di sintomi dolorosi, rende tutto paradossalmente più difficile, e verrebbe quasi voglia di fare qualche strappo alle regole….Oppure si cade nell’eccesso opposto e l’autocontrollo rischia di trasformarsi in un controllo ossessivo, quasi servisse a sbarazzarsi dell’”ospite sgradito”.

Il diabetico impara presto il significato e l’importanza dell’automonitoraggio della glicemia e dell’autocontrollo del diabete. I diabetologi insegnano a controllare il peso corporeo, la dieta, a monitorare la glicemia e come intervenire per riportarla nel range adeguato. Nessuno come la persona diabetica conosce bene il suo diabete, mentre spesso trascura altri aspetti della conoscenza di sé, altrettanto importanti, che possono influenzare il benessere e una buona convivenza con la malattia.

Una gestione ancorché efficace del diabete implica il doversi confrontare con stati d’animo negativi, come la rabbia, l’aggressività o la demoralizzazione, che nessuno insegna a gestire. Accogliere e prestare attenzione a questi stati d’animo significa gestire la glicemia consapevoli di non identificarsi solo con una curva glicemica, questo fa la differenza tra curare il diabete e prendersi cura di una persona con diabete.

Alcuni stati d’animo possono essere favoriti dalle fluttuazioni della glicemia. In particolare l’ipoglicemia correla con una tendenza all’irritabilità e comportamenti aggressivi. Tuttavia, è bene riconoscere che uno scarso self-control non è riconducibile solo e semplicisticamente ai livelli di zucchero nel sangue. E’ bene tenere presente che la rabbia è un’emozione che si manifesta quando si ritiene di aver subito immeritatamente un torto o un danno, oppure se qualcuno o qualcosa minaccia la nostra autostima o la nostra immagine sociale. E’ uno stimolo che spinge a combattere per eliminare il nemico responsabile del torto subito. Nel mondo animale la rabbia è un fenomeno adattivo, per esempio fa sì che un animale possa difendere il suo territorio se altri animali lo invadono. Non sempre però è così per l’essere umano.

La diagnosi di una malattia cronica come il diabete viene percepita come un torto subito ingiustamente: “Ma perché proprio a me? Cosa ho fatto per meritare questo” Purtroppo le malattie non si possono combattere con l’intento di eliminarle come un nemico, così come è inutile cercare di liberarsi da emozioni negative come la rabbia. Non è una lotta che si può vincere….digrignando i denti! In realtà il percorso vincente è quello che porta all’accettazione.

L’accettazione attiva consente di dedicare alla gestione della malattia tutto il tempo necessario, ma assolutamente non di più! L’accettazione implica l’abbandono di una lotta inutile, quella contro una malattia, che, per quanto ingiusta, non si può eliminare. Questo non significa rassegnarsi, anzi, significa essere combattivi, molto combattivi. Per convogliare tutte le energie risparmiate impegnandosi per ciò che nella vita di ciascuno è davvero importante: la famiglia, gli amici, piuttosto che il lavoro, lo studio, lo sport, la natura, l’arte, la musica…

Il tempo richiesto per il monitoraggio della glicemia, che, per quanto vissuto come un intralcio alle attività quotidiane, è pur sempre un gesto di amore verso se stessi, è ben poco rispetto al tempo che resta a disposizione per ciò che amiamo e riteniamo importante. Peccato sprecarlo pensando alla glicemia, o innescando un dialogo interno sul “perché proprio io”, che fomenta solo rabbia e frustrazione, una rabbia che non si placa nemmeno con una torta intera!

 

 

Fonti

– Hayes SC . Smetti di soffrire inizia a vivere. Ed. Franco Angeli
DeWall NC, et al. Sweetened Blood Cools Hot Tempers: Physiological Self-Control and Aggression. Aggress Behav 2011 ; 37(1): 73–80

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