Diabete di tipo 2 e attività fisica

 


Diabete di tipo 2 e attività fisica Dalle evidenze scientifiche all’applicazione pratica

Autori: di Balducci S, Pugliese G, Zanuso S

 

Presentato al Coni, il 30 maggio, in occasione del “Runfest 2016 – La città del benessere” promossa da FIDAL – Federazione Italiana di Atletica Leggera, il volume “Diabete di tipo 2 e attività fisica: dalle evidenze scientifiche all’applicazione pratica”, è un manuale di approfondimento per applicare efficacemente programmi di esercizio fisico alle persone con diabete di tipo 2.

 

Italiani, un popolo di sedentari

Il 40% degli italiani dichiara di condurre una vita sedentaria e sono oltre 23 milioni i connazionali che prediligono la poltrona, secondo il punto di osservazione privilegiato del Coni. Dato, purtroppo, in accordo con le ultime stime diffuse da Istat in base alle quali solo il 21,9% dichiara di praticare attività sportiva in modo continuativo, il 9,2% in maniera saltuaria, mentre il 29,7% dichiara di praticare qualche forma di attività fisica come passeggiate di almeno 2 km, nuoto, pedalate in bicicletta o svolgere altre forme di attività motoria.

Quello della sedentarietà è un vero problema al punto da considerarla una vera e propria “epidemia”.  Sono infatti noti gli effetti negativi dell’inattività fisica e, di contro, ampi studi dimostrano gli effetti positivi sulla salute fisica e sulla prevenzione e trattamento di malattie quali diabete e obesità. “L’attività fisica regolare riduce il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 nei soggetti con intolleranza al glucosio e riduce le complicanze macrovascolari associate al diabete. L’Aerobic Centre Longitudinal Study, per citarne uno, ha dimostrato come la mortalità per eventi cardiovascolari nell’arco di 12 anni fosse inferiore del 60% nei soggetti con una fitness cardiorespiratoria medio–alta, ovvero in persone che fanno esercizio fisico regolarmente, e del 40% nei soggetti attivi rispetto ai sedentari”, sostiene Stefano Balducci, Presidente dell’Associazione Fitness Metabolica Onlus e Coordinatore Nazionale del Gruppo di Studio AMD-SIDAttività fisica e diabete” nonché co-autore insieme a Silvano Zanuso e Giuseppe Pugliese del libro “Diabete di tipo 2 e attività fisica: dalle evidenze scientifiche all’applicazione pratica” presentato il 30 maggio 2016 nel corso di un evento promosso da FIDAL – Federazione Italiana di Atletica Leggera, con il patrocinio del CONI e del Ministero della Salute, in collaborazione con il progetto Cities Changing Diabetes®, in occasione di “Runfest 2016 – La città del benessere”.

 

I benefici dell’attività fisica regolare e moderata

Le attuali linee guida raccomandano infatti a tutte le persone, sia che abbiano il diabete oppure no, di effettuare regolarmente, almeno 3 volte a settimana, attività fisica. “Non solo le attività aerobiche quali il cammino, il nuoto e la bicicletta, ma anche l’allenamento di forza, mediante sollevamento di pesi liberi o l’utilizzo di macchine specifiche, producono effetti positivi sulla salute e in particolare sul controllo glicemico e sui fattori di rischio cardiovascolare” dice Silvano Zanuso, Research & Communication Manager di Technogym e Visiting Professor in Clinical Exercise Science presso l’Università di Greenwich, Londra. “Anche una singola sessione di attività fisica a bassa intensità si è dimostrata in grado di ridurre l’iperglicemia nelle successive 24 ore ma, è bene sottolinearlo, i reali benefici si hanno quando attività fisica ed esercizio strutturato diventano componenti dello stile di vita” conclude Zanuso.

 

Principali motivazioni ed ostacoli alla pratica di un’attività fisica regolare

Nonostante i benefici dimostrati è difficile adottare stili di vita più attivi e vincere la pigrizia. Alla base sicuramente ci sono barriere che ostacolano sia a livello individuale sia collettivo. Mancanza di tempo, stanchezza, mancanza di motivazione e di supporto da parte della famiglia sono alcuni ostacoli denunciati al raggiungimento di uno stile di vita più attivo.

Anche il supporto del medico è importante. È necessario infatti “alfabetizzare” i medici e gli specialisti dell’esercizio fisico affinché l’uno possa prescrivere programmi di esercizio fisico alle persone con diabete e l’altro possa capire come lavorare con una persona con diabete. “Il libro colma una carenza importante nella letteratura, dice Giuseppe Pugliese, docente presso l’università La Sapienza e dirigente dell’ospedale Sant’Andrea di Roma. “Include informazioni essenziali affinché sia il medico sia lo specialista dell’esercizio siano in grado di prescrivere, e applicare in maniera efficace e sicura, un programma di esercizio fisico per una persona con diabete di tipo 2.

Altri ostacoli che si frappongono all’adozione di uno stile di vita più attivo sono la mancanza di strutture adatte, scarsità di risorse economiche, degrado ambientale, mancanza di parchi e piste ciclabili. In questo contesto si inseriscono i progetti di urban health e in particolare Cities Changing Diabetes®, l’iniziativa lanciata da Steno Diabetes Center, University College of London con l’obiettivo di evidenziare il legame fra il diabete di tipo 2 e le città e di promuovere iniziative capaci di salvaguardare la salute dei cittadini prevenendo il diabete. Il progetto si focalizza più sui fattori sociali e culturali della malattia, spesso tralasciati, che sugli aspetti clinici.

Il libro “Diabete di Tipo 2 e Attività Fisica: dalle evidenze scientifiche all’applicazione pratica” è promosso dalla FIDAL – Federazione Italiana di Atletica Leggera, con il patrocinio del CONI e del Ministero della Salute, all’interno di “Runfest 2016 – La città del benessere”. Il grande festival del running e dell’urban health è in corso da domenica 29 maggio al Parco del Foro Italico di Roma con il gran finale giovedì 2 giugno nel giorno del Golden Gala Pietro Mennea, il meeting internazionale di atletica leggera, quinta tappa della IAAF Diamond League 2016.

“L’atletica leggera – le parole del presidente FIDAL Alfio Giomi – può essere uno strumento prezioso per migliorare le condizioni di vita della popolazione. Perché adottare uno stile di vita sano e sportivo, fin dalla tenera età, significa scegliere la salute. E chi meglio della Regina degli Sport? Ci piace affermare che ‘l’atletica è la porta dello sport e della salute’, uno slogan che abbiamo adottato anche in occasione dell’accordo con la FIMP, la Federazione Italiana Medici Pediatri: il progetto pilota sta già coinvolgendo 247 pediatri in 11 città di tutta Italia. Ma non solo: FIDAL sta portando avanti tutta una serie di iniziative – fra cui Runcard, il Progetto Parchi, L’Atletica Va A Scuola – tutte rivolte alla promozione di uno stile di vita sano e all’insegna del movimento”.

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