Diario di bici e diabete dagli Emirati Arabi all’Oman

Siamo partiti da Cesena ormai cinque mesi fa, in quel piovoso 10 giugno 2016, denso di emozioni indescrivibili. Da allora sono passati 7000 km e un numero infinito di avventure, incontri, scoperte. Impossibile ricordarli tutti, impossibile scordarne tanti: la cacca benaugurale del piccione alla partenza; i 24 tunnel in 25 km della Bosnia Erzegovina; la prima notte di campeggio nelle spiagge del Mar Nero, sotto alle stelle bulgare; le buche prese e quelle evitate sulle strade ucraine, che chiamarle così è un gran complimento; la scalata fino al Meghri Pass a 2535 m s.l.m. prima di salutare la verdissima Armenia; la prima volta che ho messo l’hijab e tutte le volte che gli iraniani ci hanno aperto le porte di casa loro e dei loro pensieri.

 

Ecco il mio diabete, il tipo 1

Il diabete c’era in ognuno di questi momenti, a volte silenzioso e controllato, altre volte rumoroso e invadente. Il sensore che rileva 24h su 24 la mia glicemia, infatti, emette degli allarmi quando il livello di zucchero cambia rapidamente, è troppo alto o troppo basso e non smette fino a quando non intervengo. Nelle notti dopo le pedalate intense, il micro mi ha svegliata (anzi, a dire il vero, è stato Riccardo a svegliarmi perché io ho il sonno che è più simile a un letargo!) per segnalarmi le ipoglicemie; sulle salite intense ha suonato il ‘pre-glucosio basso’, al quale ci siamo fermati per mangiare biscotti o zucchero; dopo i primi tre o quattro datteri (dolcissimi!) mi ha avvisata che sarebbe stato meglio dire basta perché la glicemia era in decollo, magari a tavola con quindici iraniani a cui dare spiegazioni su quello strano aggeggio rumoroso che portavo agganciato ai pantaloni.

A volte il diabete ha anche messo zizzania tra me e Riccardo, perché – per il mio bene, sia chiaro – lui vorrebbe sempre che facessi un sacrificio in più (magari due fette con la Nutella, anziché tre!) o una glicemia in piùIl suo occhio vigile mi ha caricata di una pressione nuova a cui non ero abituata, ma giustificata dal fatto che ci troviamo a 7000 km da casa, ben lontani da un sistema sanitario sul quale sappiamo di poter fare affidamento.

Al contrario, da quando siamo partiti, io mi sento legittimata dall’attività fisica costante ad assecondare tutte le voglie che mi passano per la testa, mangiando in quantità quasi doppie rispetto a quelle di casa. L’insulina totale giornaliera, comunque, rimane circa pari ai due terzi della situazione pre-viaggio.

I 7000 km pedalati senza un reale intoppo, senza serie ipoglicemie o iperglicemie, sono la prova che insieme siamo una squadra ben fornita: la mia “leggerezza” nell’affrontare il diabete e la voglia di vivere una vita intensa, unite alla sua diligenza e all’ambizione a fare sempre meglio hanno ridotto il diabete ad una serie di allarmi del microinfusore e controlli di glicemia, che non hanno veramente il potere di decidere delle nostre giornate. Una bella conquista!

 

In partenza verso l’India, ripensiamo alla parentesi nella Penisola Arabica

E’ la primissima mattina del 13 novembre. Siamo all’aeroporto di Muscat, capitale dell’Oman. Stiamo aspettando di imbarcarci sul primo e speriamo ultimo volo di questo viaggio e il microinfusore è silenzioso da qualche ora, complice la cena a base di pesce. Le operazioni di smontaggio e impacchettamento delle biciclette in due minuscoli scatoloni e la selezione degli articoli “rinunciabili”, tra le già pochissime cose che ci portiamo dietro, ci sono costati un intero giorno di lavoro e l’ispezione di tutti i cassonetti della zona in cerca di materiale da imballaggio.

Alla fine però tutto è filato liscio: i 12 kg in esubero degli scatoloni non hanno indispettito gli stuart dell’aeroporto e ora, accampati al gate 23, attendiamo le 4:30 per l’imbarco. Siamo diretti in India, col cuore in gola dall’emozione perché sappiamo che un nuovo e unico capitolo del viaggio si sta aprendo, ma con oggi si conclude anche la parentesi, breve ma intensa, della Penisola Arabica.

 

Dal lusso sfrenato di Dubai …

Sia gli Emirati Arabi Uniti che l’Oman, in maniera differente, ci hanno lasciato incantati: Dubai coi suoi grattacieli, i macchinoni, lo stile di vita lussuoso, la gente alla moda e il turismo di massa è stata un tuffo nell’epoca moderna dopo il lungo periodo di Balcani, Caucaso e soprattutto Iran.

Qua abbiamo ritrovato i grossi brand occidentali, la cucina italiana (epurata della carne di maiale, reperibile solo a prezzi folli) e molti connazionali espatriati. Siamo rimasti increduli alla vista delle acque cristalline nelle spiagge di Dubai Marina e Sharjah, dove ho potuto indossare di nuovo il costume. Il paese è musulmano, ma a Dubai le esigenze di un’economia internazionale in forte espansione fanno sì che si chiuda un occhio sul rigido rispetto dei precetti coranici.

 

… alla costa orientale degli Emirati

Qui, l’Islam è tornato a essere più intransigente: le donne sono di nuovo coperte da capo a piedi dal chador nero e il divieto del bikini è assoluto. A Khorfakkan, piacevole cittadina turistica con un bella spiaggia orlata da parchi, ristorantini e servizi, all’ora del tramonto, di fronte alla nostra tenda, abbiamo assistito alla scena di una tartaruga raccolta nelle reti della pesca a strascico; il suo guscio avrà avuto il diametro di un metro. Forse perché era così più grossa del resto del pescato, o forse perché è un animale che fa parte delle storie della nostra infanzia, siamo rimasti lì incantati a sperare che i pescatori la liberassero. E così è stato, magari grazie anche ai nostri occhi di stranieri indiscreti.

Da allora la raccolta delle reti è diventato l’appuntamento fisso delle nostre serate emiratine, magari con due shake in mano, i gustosi frullati di frutta esotica, ghiaccio e gelato, che ci rinfrescavano dalla calura soffocante. Pur specificando che non ci volessi ulteriore zucchero erano delle belle scosse per la mia glicemia!

 

Oman, una natura sorprendente

L’ingresso in Oman non ci ha costretti ad abbandonare queste abitudini, anzi ci ha reso a tutti gli effetti shake-dipendenti.

Pedalando lungo la costa omanita, abbiamo attraversato una serie infinita di minuscoli villaggi in cui il tempo sembrava essersi fermato a diverse decine di anni fa. Le giornate dei pescatori scorrevano serene tra la barca e le grigliate di pesce in spiaggia; le mogli, in chador coloratissimi, badavano ai bambini riparate all’ombra degli alberi. Pedalare qui ci ha regalato momenti di assoluto relax e spensieratezza.

Poi abbiamo raggiunto Muscat, coi suoi stradoni a sei corsie, sopraelevate e incroci impossibili. La città è impeccabilmente pulita, gli edifici moderni e lussuosi, il mare limpido. Ci siamo fermati qua qualche giorno per sbrigare le faccende legate al visto indiano e poi insieme ai miei genitori abbiamo visitato in macchina il nord-est del paese. La dolina di Bimmah, la spiaggia bianchissima di Fins e quella di Ras al-Jinz costellata di formazioni rocciose e granchi, il wadi Shab – un canyon dai colori incredibili-, le tartarughe che depongono le uova a Ras al Had e lo snorkeling hanno piacevolmente riempito le nostre giornate, senza farci sentire la nostalgia del sellino.

 

L’unica a lamentarsi è stata la glicemia, che ha risentito molto della mia inattività in questi giorni. Nonostante aumentassi notevolmente le dosi di insulina ai pasti, non riuscivo ad evitare l’iperglicemia, come se il mio metabolismo fosse assuefatto all’esercizio fisico. Devo però confessare che a Ras al Hadd abbiamo ritrovato la cucina italiana presso Casa Oman, struttura gestita da un ragazzo delle nostre parti, e allora non mi sono saputa trattenere dopo mesi di sofferenze alimentari. Ho abusato della pasta a cena, delle patate al forno, del pane fatto in casa e di tutti i sapori familiari che tanto mi mancavano. Dopo tre giorni siamo tornati a Muscat per ritirare il visto indiano e anche la glicemia è tornata ad essere più stabile.

Passaporti in regola e biglietti aerei alla mano siamo pronti per l’India. Ora si apre il gate e le nostre teste, annebbiate dal sonno, iniziano a fantasticare su quali nuove avventure ci aspettano oltre il Mare Arabico.

 

 

Tutte le foto sono di proprietà di Riccardo Rocchi, fotografo, For a piece of cake©. Il loro utilizzo è subordinato ad una sua approvazione scritta.

 

Per altre informazioni sull’itinerario e sul diario del diabete, fare riferimento al sito For a piece of cake, da Cesena a Singapore forapieceofcake.com/en e alla pagina specifica delle statistiche (forapieceofcake.com/it/statistiche) ove vengono riportati i dati del viaggio e del diabete: dati di percorso, dati energia, e i dati sull’andamento glicemico.

 

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