I primi 50 giorni sono volati… pedalando fino ai Balcani

A suon di ‘pieces of cake’ abbiamo spinto le biciclette fino alla Bulgaria! Sono scivolati sotto alle nostre ruote oltre 2600 km e 50 giorni di viaggio, ognuno rigorosamente diverso dal precedente, accomunati solo dall’entusiasmo per le scoperte fatte. Abbiamo varcato la soglia del primo fuso orario, siamo passati dall’alfabeto latino a quello cirillico e dalla riviera adriatica siamo arrivati alla costa del Mar Nero. Il tutto affidato alla spinta delle nostre teste e delle nostre gambe.

 

Calibrare bene le energie e ascoltare i nostri ritmi fisiologici

Oggi, dopo una tappa mattutina di 55 km, passiamo il pomeriggio chiusi in una stanza d’albergo con l’unica compagnia di condizionatore e vista su strada. Temiamo i 40° C esterni e abbiamo imparato sulla nostra pelle che il sole è la prima causa di affaticamento nelle nostre lunghe giornate.

Stiamo imparando, col viaggio, a tollerare che questo accada. Che certi posti ci scorrano a fianco senza potergli dedicare l’attenzione che forse meritano. L’ansia dell’esploratore ora sta lasciando posto a giornate che ascoltano i nostri ritmi fisiologici. La conoscenza del territorio avviene più sulla bicicletta che a spasso per le città: quando cominciano le periferie, noi iniziamo a scoprire la vera natura di un luogo, senza la possibilità di saltarne le parti noiose o ripetitive.

 

La glicemia è sotto controllo

L’andamento glicemico continua ad essere sotto controllo (ecco dove trovare i miei report settimanali: http://www.forapieceofcake.com/it/statistiche), anche se le nostre giornate si sono modificate, per adattarsi al clima sempre più caldo delle ultime settimane. Cerchiamo infatti di alzarci molto presto, attorno alle 6:30, e di arrivare a destinazione prima delle ore più calde della giornata. Le tappe quindi si sono accorciate – pedaliamo una media di 50 km al giorno – e ci concediamo parecchi pomeriggi in spiaggia!

 

I nostri pasti

Ho scoperto che la colazione a base di pane e nutella non mi dà picchi nella mezz’ora successiva, ma agisce solo quando siamo in sella alla bici e io sto già tirando giù la glicemia a suon di pedalate. Mangiamo un frutto o qualche biscotto a metà mattina, per la glicemia, ma anche per riposare un attimo le gambe!

for-a-piece-of-cake-agostoIl pranzo e la cena sono decisamente più vari: se in Bosnia il cevapcici (panino con dentro polpettine allungate di carne trita, cipolle e salsa kajmak) andava per la maggiore, in Serbia e Bulgaria alterniamo burek al formaggio (pasta sfoglia ripiena, arrotolata a spirale, allungata o quadrata a seconda del gusto locale), panini di supermercato, pollo in tutte le sue possibili forme, verdure grigliate (rigorosamente farcite con abbondante formaggio) e insalatone. Queste ultime in particolare per pranzo, quando non prevediamo di pedalare oltre al pomeriggio.
E’ capitato anche che, alloggiando in appartamento, ci cucinassimo un piatto di pasta. Ma evidentemente non abbastanza di frequente: una notte Riccardo mi ha svegliata mentre stavo caricando delle unità di insulina sul microinfusore perché sognavo di mangiare un piattone di spaghetti!

 

Temperature estive sui pedali e non solo

Dopo un giugno più fresco e piovoso del solito, l’estate è arrivata bruscamente a metà Serbia e la bicicletta, a differenza di tutti gli altri mezzi di trasporto, non conosce né aria condizionata né ombra! Il box termico per l’insulina, assicurato sul mio portapacchi (e paradossalmente sostegno per un piccolo pannello solare con cui carichiamo il cellulare), è sottoposto quotidianamente, tanto quanto noi, alle temperature esterne.

Ora facciamo ancora più attenzione alla conservazione dell’insulina e la prima domanda che rivolgiamo agli albergatori, quando cerchiamo un alloggio, riguarda grandezza e potenza del freezer. I moduli refrigeranti che compongono il nostro box termico solidificano a 4° C, ma non avendo mai la certezza che i frigoriferi li raggiungano, prediligiamo l’utilizzo dei freezer. D’altro canto questi sono spesso troppo piccoli per ospitare tutti e sei gli elementi e dobbiamo chiedere aiuto ai ristoranti vicini.

La mattina, prima di ricomporre il box, dobbiamo lasciare gli elementi a temperatura ambiente per una decina di minuti, fino a quando non raggiungono i 2° C, per scongiurare il congelamento dell’insulina.

Siamo poi diventati degli esperti costruttori di capannelli da spiaggia, dove riparare il box termico e le provviste d’acqua, mentre noi cerchiamo di cancellare l’imbarazzante abbronzatura da ciclista.

La sudorazione abbondante durante queste caldissime giornate sotto al sole, poi, non va troppo d’accordo con i cerotti di microinfusore e sensore, che applico rispettivamente nella pancia ogni tre giorni e nel braccio ogni sei. Ho con me cerotti extra e spesso sono costretta a rimpiazzare le estremità scollate nel braccio. La comodità di avere un monitoraggio costante della glicemia, però, è davvero impagabile con tutta l’attività fisica che facciamo quotidianamente.

Il microinfusore, che durante la pedalata tengo in un astuccio termico in vita, mi avvisa in caso di glucosio alto (o basso) e glucosio in rapido aumento (o discesa) e sospende autonomamente la basale se mi avvicino ad un’ipoglicemia. I valori del sensore sono in lieve ritardo rispetto alle misurazioni capillari, ma la tendenza della glicemia non sbaglia. Insomma, se io pedalo e lui tace so che la glicemia è giusta. Nelle pause, poi, controllo il grafico completo.

Un altro bravo ad accorgersi delle mie ipo è Riccardo. Se io, da ‘diabetica navigata’, trascuro segnali di ipo e iperglicemia per svogliatezza o negligenza, a lui invece non sfugge nulla: in base ai miei rallentamenti ingiustificati, alle sudate o alla sete scopre ogni curva delle mie glicemie.

Essere in due in questa avventura mi rende responsabile delle mie glicemie anche nei confronti di Riccardo, perché solo quando io sono a regime lui riesce a godersi le pedalate senza preoccuparsi della mia salute.

 

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Ricordi balcanici

Dopo la verdissima Bosnia ed Erzegovina è stata la volta della Serbia centro-meridionale. Questa ci ha colpiti per la vitalità delle sue cittadine: la gente ama spendere ore all’aria aperta e a bere due dita di caffè può impiegare un intero pomeriggio, tra una chiacchiera e l’altra. Le piazze, le fontane e i bar sono affollati a tutte le ore del giorno. L’ingresso e l’uscita dal paese, rispettivamente da Uzice e Preslap, ci regalano anche dei paesaggi montuosi indimenticabili, mentre il percorso che collega le altre città visitate è un p0′ anonimo e ripetitivo. Entriamo poi in Bulgaria, allietati dall’idea di raggiungere presto il mare. A Sofia facciamo il secondo, puntualissimo, rifornimento di presidi per microinfusore e sensore e poi pedaliamo dritti verso est, attraversando un’infinità di cittadine dai nomi più impronunciabili. Plovdiv, la seconda città della Bulgaria, si rivela una piacevolissima sosta, con architetture risalenti ai romani, agli ottomani e poi all’epoca del risveglio nazionale.

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Ma qualche giorno dopo arriviamo finalmente alla costa del Mar Nero e ci dimentichiamo di qualsiasi monumento o attrazione: niente ci attira di più della spiaggia e i chilometri giornalieri iniziano pian piano a scendere! Visitiamo scrupolosamente tutto il tratto di costa che va da Sozopol fino al confine con la Romania e scopriamo, oltre a zone tremendamente turistiche, anche angoli di mare magnifici e selvaggi. Le notti in tenda aumentano perché restiamo affascinati dai paesaggi del Mar Nero.

In Bulgaria riceviamo prove di ospitalità autentica e regali (alcuni che non tengono affatto conto del mezzo con cui viaggiamo: cocomeri, meloni, vasi di miele fatto in casa, …). Non ci scorderemo delle frittelle che una coppia di bulgari ci ha preparato per colazione, né della benedizione con ‘acqua di Dio’ (così l’han chiamata) prima di salutarli; tanto meno di tutte le volte che ci è stato offerto un ‘bicchierino celebrativo’ per strada.

Salutiamo la Bulgaria con un velo di dispiacere, ma anche tanta curiosità per quello che Romania, Moldavia e Ucraina (i fuori-programma, vista la deviazione conseguente ai recenti fatti turchi) ci potranno riservare.

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