Impariamo a leggere le etichette alimentari

Impariamo a leggere le etichette alimentari

A cura del dr. Danilo Cariolo, Biologo Nutrizionista, Milano

 

Le nostre scelte alimentari condizionano la dieta e determinano non solo un certo modo di nutrirsi o una certa abitudine/tradizione ma possono condizionare la salute sul lungo periodo. Leggendo la letteratura scientifica disponibile, si può affermare che la prevenzione di malattie cardiovascolari, metaboliche come il diabete di tipo 2, ipertensione, sindrome metabolica, e cronico-degenerative in generale può passare anche da una maggiore conoscenza e consapevolezza alimentare, che può aumentare enormemente se si imparasse a leggere le etichette nutrizionali. Perché leggere le etichette può contribuire alla prevenzione delle malattie? Semplicemente perché è possibile fare scelte più sane e più corrette in termini di apporto ed equilibrio tra i nutrienti e nel lungo termine questo può fare la differenza.

 

Come leggere le etichette alimentari

I siti istituzionali del Ministero della Salute, dell’Unione Europea e delle Associazioni dei consumatori danno tante informazioni e alcuni vademecum su come leggere le etichette: è un argomento vasto e andrebbe approfondito con il maggior numero di informazioni possibile. Vediamo i punti chiave da conoscere per poter scegliere un prodotto più valido rispetto a uno meno valido.

 

  1. Nome commerciale: ci può conquistare ma è davvero importante non soffermarsi al solo nome commerciale del prodotto, allo slogan pubblicitario e alla raffigurazione riportata sulla confezione ma andare a leggere anche gli altri elementi riporta, molto più di sostanza.
  1. Ricchezza di informazioni: oltre alle informazioni di legge, il produttore – a sua discrezione – può inserire un numero maggiore di indicazioni. Solitamente questo è un segnale di chiarezza e trasparenza oltre che un modo per comunicare al consumatore un “plus” di qualità del prodotto rispetto alla concorrenza.
  1. Denominazione del prodotto: deve comprendere informazioni relative alle condizioni fisiche e alle caratteristiche del prodotto o al trattamento specifico che ha subito, per es. prodotto in polvere, liofilizzato, affumicato, etc
  1. Elenco degli ingredienti: tutti gli ingredienti devono essere elencati in ordine decrescente di peso (fanno eccezione i preparati a base di frutta o verdura mista). Facciamo un esempio pratico per capire meglio come usare queste informazioni. Se il prodotto è una crema di nocciole ma il primo (e quindi il più abbondante) ingrediente dell’elenco è lo zucchero, allora dobbiamo dedurre che la quantità di zucchero sarà sicuramente eccessiva considerato che addirittura supera la quantità della categoria merceologica stessa (crema di nocciole).
    Facciamo un altro esempio: se due biscotti sono molto simili ma sulla confezione, una indica prima l’olio extravergine d’oliva e dopo la margarina mentre l’altra li ha invertiti, allora sarà da preferire il primo perché ha una quantità minore di margarina, ricca di grassi saturi e potenzialmente più pericolosi per la salute (soprattutto se si consumano sempre gli stessi biscotti). Attenzione a non essere tratti in inganno però. Per capire la quantità totale di certi alimenti in quel prodotto non dovete solo verificare la posizione nell’elenco ma anche se ci sono altri ingredienti della stessa categoria. Nell’esempio di prima, i grassi totali saranno la somma di quelli dell’olio d’oliva e della margarina. Stessa cosa per gli zuccheri: se nell’elenco sono riportati diversi zuccheri come saccarosio, sciroppo di glucosio, fruttosio, etc vuol dire che gli zuccheri totali saranno dati dalla loro somma. E questo potrebbe far passare la categoria zuccheri come ingrediente più abbondante dell’elenco. Quindi attenzione: occorre sempre leggere in maniera critica e associando le informazioni dell’elenco ingredienti con quelle della tabella nutrizionale. Senza scoraggiarsi: è sicuramente più facile da fare che da descrivere.
  1. Additivi: sono inseriti nell’elenco ingredienti, solitamente in fondo ma vanno considerati per poter dare un giudizio complessivo sulla qualità dell’alimento. Rappresentano quelle sostanze usate come conservanti, coloranti, emulsionanti, antiossidanti, correttori di acidità, esaltatori di sapore, etc. Sono sostanze in genere indicate con il loro nome, per esempio, acido citrico (correttore di acidità), oppure con una sigla numerica preceduta dalla lettera E (E330 sempre per l’acido citrico); . Occorre dire che le sostanze che possono essere usate dall’industria alimentare sono state sottoposte a prove e approvazione dagli organi ufficiali delle Comunità Europea ma in linea generale possiamo affermare che minore è l’uso degli additivi e più naturale – e quindi preferibile – è l’alimento.
  1. Durata: è importante non confondere la data di scadenza con il Termine Minimo di Conservazione (TMC). La prima viene indicata con la dicitura “da consumarsi entro” mentre il secondo riporta la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”. Consumare l’alimento dopo la data di scadenza espone a rischio di intossicazione alimentare mentre consumarlo dopo il TMC non è pericoloso ma l’alimento può perdere sapore e consistenza.
  1. Tabella nutrizionale: non è ancora obbligatorio indicarla ma si trova nella maggior parte dei prodotti. Si trovano le informazioni sulla quantità di calorie, grassi, carboidrati totali e zuccheri semplici, proteine, sale, vitamine e qualsiasi altra informazione che il produttore voglia far sapere al consumatore. Per non trarre conclusioni sbagliate occorre leggere a quale porzione si riferiscono i valori della tabella. Solitamente sono riportati i valori per 100 g di prodotto ma per molti alimenti il produttore indica anche i valori per porzione di riferimento. Non bisogna soffermarsi solo sulle calorie ma anche sulla quantità di zuccheri presenti sul totale dei carboidrati o sui 100 g di prodotto. Per esempio, se un alimento contiene 35 g di zuccheri su 100 g vuol dire che per il 35% è fatto di zuccheri, quindi è sicuramente molto dolce e il suo consumo sarà da soppesare rispetto alle condizioni della persona e al suo stile di vita.
  1. Grassi saturi: un discorso analogo può essere fatto per i grassi saturi rispetto al totale o rispetto al totale dei grassi contenuti nell’alimento. Ricavare queste informazioni può essere utile a dare un giudizio complessivo sulla qualità dell’alimento o quanto meno permette di essere consapevoli di cosa si sta assumendo rispetto alla propria condizione. Un esempio può essere la differente tabella nutrizionale tra burro e olio extravergine d’oliva (evo). Il burro ha circa l’83% di grassi di cui quasi il 49% sono acidi grassi saturi mentre l’olio extravergine di oliva ha il 99.9% di grassi totali ma solo 14.5% sono grassi saturi. Analogamente è possibile fare il confronto tra diversi tipi di prodotti di una stessa categoria per poter scegliere in maniera più consapevole.
  1. Origine: indicazione del paese o della regione di origine. Tale informazione è obbligatoria per alcune categorie alimentari come per carne, frutta e verdura.
  1. Condizioni di conservazione e uso: alcuni alimenti devono essere conservati in un determinato modo per consentire il loro mantenimento nelle condizioni migliori. Perciò leggere sempre sulla confezione se ci sono indicazioni e consigli di questa natura. Facciamo alcuni esempi: un vasetto di marmellata può essere conservato a temperatura ambiente prima di aprirlo ma dopo l’apertura deve essere conservato in frigorifero. Oppure ci sono alimenti surgelati che si possono cucinare ancora congelati altri che prima della cottura devono essere scongelati.
  1. Indicazioni nutrizionali e sulla salute: negli ultimi anni sono riportate sulla confezione degli alimenti una serie di informazioni/slogan su una o più proprietà nutrizionali dell’alimento con un riferimento più o meno esplicitato di effetti sulla salute. Esempio “senza calorie”, “a basso contenuto di grassi”, “senza grassi”, “senza zuccheri”, “ricco di omega-3”, “fonte di fibre”, “fonte di calcio, il calcio è necessario per il mantenimento di ossa normali”, etc. Tali diciture permettono all’azienda di valorizzare il proprio prodotto e al consumatore di fare scelte più attente. Esiste un regolamento ben preciso che indica quando e come un produttore può indicare una certa dicitura. E’ sicuramente molto utile capire e leggere queste indicazioni nutrizionali e di salute ma occorre imparare ad evitare di essere tratti in inganno. La dicitura “senza zucchero”, per esempio, può trarre in inganno molte persone e magari anche molti diabetici perché di per sé non è garanzia di assenza di sostanze dolcificanti che possono comportarsi come lo zucchero o anche peggio. Occorre leggere gli ingredienti perché spesso i prodotti senza zucchero contengono amido di mais, sciroppo di glucosio, sciroppo di fruttosio, maltosio, ecc. Meglio può andare quando la dicitura è “senza zuccheri aggiunti”.

 

 

Fonti

Impariamo a leggere le etichette – Movimento Consumatori

– Leggi l’etichetta e scegli l’alimento giusto

– Etichettatura degli alimenti. Che cosa dobbiamo sapere.

– Come leggere un’etichetta. Commissione Europea – Salute e tutela dei consumatori

 

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