Ipertensione arteriosa: arterie sotto pressione

Ipertensione arteriosa: arterie sotto pressione

 

Con il termine di ipertensione arteriosa si intende la persistenza cronica di valori di pressione arteriosa superiori a quelli ritenuti normali (140/90 mmHg PA max/min).

 

Quando si parla di ipertensione arteriosa?

Secondo le più recenti Linee Guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e della Società Internazionale dell’Ipertensione (ISH), i limiti di normalità della pressione arteriosa per l’adulto sono rappresentati da una pressione massima (sistolica) che non superi i 140 mm Hg e una pressione minima (diastolica) inferiore ai 90 mm Hg. Più alta è la pressione, maggiore è il rischio di malattie cardiovascolari. Una persona con valori di pressione massima di 120 mm Hg (considerati assolutamente normali) ha comunque un rischio cardiovascolare leggermente superiore rispetto a chi presenti una pressione sistolica di 110 mm Hg.

 

Classificazione dell’ipertensione suggerita dall’OMS/ISH, basata sui livelli della pressione arteriosa nei soggetti adulti di età uguale o superiore a 18 anni.

Categoria

PRESSIONE ARTERIOSA (PA) MISURATA IN MM HG**

Sistolica Diastolica
Ottimale < 120 < 80
Normale < 130 < 85
Normale – alta 130 – 139 85 – 89
Ipertensione di Grado 1 borderline 140 – 149 90 – 94
Ipertensione di Grado 1 lieve 150 – 159 95 – 99
Ipertensione di Grado 2 moderata 160 – 179 100 – 109
Ipertensione di Grado 3 grave ≥180 ≥110
Ipertensione sistolica isolata borderline 140 – 149 < 90
Ipertensione sistolica isolata ≥150 < 90

N.B.: Quando la pressione sistolica e diastolica di un paziente rientrano in categorie differenti la classificazione va fatta in base alla categoria maggiore. (** mm Hg = millimetri di mercurio)

 

La diagnosi di ipertensione arteriosa può essere posta solo dal medico

Di fronte a una persona con valori di pressione elevati, il medico dovrà cercare la possibile causa e affrontare i seguenti problemi:

  • stabilire la reale esistenza di elevati valori pressori, cioè se la persona è realmente ipertesa oppure no;
  • icercare le possibili cause correggibili (quelle che riguardano lo stile di vita, per esempio: fumo, dieta, consumo di alcolici, sedentarietà etc);
  • valutare l’entità delle lesioni dei principali organi bersaglio (cuore, rene, cervello, occhio) determinate dall’ipertensione;
  • valutare il rischio cardiovascolare complessivo della persona con ipertensione (carta del rischio cardiovascolare).

 

Che cosa si intende per ipertensione primaria o secondaria?

Solo in una modesta percentuale (5%) di casi di pressione alta è possibile identificare una causa organica precisa in grado di provocare l’ipertensione. In questi casi si parla di ipertensione secondaria, per esempio a: restringimento congenito dell’aorta (il tronco arterioso da cui si ramificano tutti le altre arterie); alcune malattie del rene o delle arterie che vanno al rene; affezioni delle ghiandole surrenali che possono dar luogo alla sindrome di Cushing, all’iperaldosteronismo o al feocromocitoma (tumore delle ghiandole surrenali) e altri.

Nel 95% dei casi, in realtà, l’origine rimane sconosciuta: in questi casi si parla di ipertensione primaria (chiamata anche ipertensione essenziale o idiopatica).


Le conseguenze dell’ipertensione arteriosa

principali organi bersagio dell' pressione arteriosa

 

A lungo andare, valori pressori elevati danneggiano il cuore, il cervello, i reni, l’occhio, organi che in caso di diabete sono già a maggior rischio di complicanze diabetiche.

 

Il cuore tende a ingrossarsi per vincere l’aumento delle resistenze delle pareti arteriose e anche le coronarie (le arterie che irrorano e nutrono il cuore stesso) possono venire danneggiate, aumentando il rischio di infarto e cardiopatie.

 

Lo stesso può verificarsi con i vasi che irrorano il cervello aumentando il rischio di ictus.

 

A livello renale, si può verificare un’insufficienza fino al punto da richiedere una dialisi.

 

L’ipertensione può danneggiare anche la retina favorendo la comparsa di retinopatia, il cui rischio è già più alto nel soggetto diabetico.

 

E’ evidente, quindi, quanto sia importante curare l’ipertensione arteriosa fin dai primi segnali di valori pressori più alti del normale e in modo continuativo nonostante il suo decorso sia spesso del tutto asintomatico.


Fonti
– Società Italiana dell’Ipertensione arteriosa »
Heart failure matters. Practical information for patients, families and caregivers »

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