L’alimentazione ricca di grassi dei padri potrebbe indurre il diabete nei figli

Secondo uno studio dell’University of New South Wales di Sydney pubblicato su Nature, l’alimentazione sbagliata del padre potrebbe influenzare negativamente la salute dei futuri figli: gli uomini che desiderano diventare padri devono quindi seguire una dieta sana, analoga a quella delle future madri. Questa tesi deriva dall’esperimento condotto su ratti durante il quale le femmine sane sono state accoppiate con ratti alimentati solo con cibi ricchi di grassi; sono state poi esaminate le figlie: prima ancora della pubertà la concentrazione del loro glucosio raggiungeva concentrazioni doppie rispetto a quelle delle piccole nate da maschi alimentati con cibi sani. Inoltre, la produzione di insulina arrivava solo a valori pari alla metà di quelli normali.
La trasmissione del diabete ai figli e i disturbi del metabolismo deriverebbero dall’alimentazione ricca di grassi che altererebbe in modo rilevante il DNA dello sperma dei padri, questa la conclusione cui sono arrivati i ricercatori, nonostante l’esperimento sia stato condotto solo sulle piccole ratte femmine ma si ritiene logico che si arriverà alla stessa conclusione quando saranno esaminati anche i piccoli ratti maschi.
La dottoressa Margaret Morris ha dichiarato: «Se si dimostrasse che le conclusioni di questa ricerca sono valide anche per gli esseri umani, sarebbe una conferma della necessità che anche i futuri padri debbano mantenere una dieta sana per la salute dei futuri figli oltre che per la propria». Il dottor Iain Frame del Diabetes UK in un’intervista al Daily Mail ha detto: «Questa ricerca potrebbe costituire un importante contributo per il miglioramento delle condizioni di salute delle persone a rischio di diabete di tipo 2». L’Inghilterra, dove il diabete è una vera epidemia (sono due milioni le persone con diabete di tipo 2 che diventeranno il doppio entro il 2025) è fra i primi paesi al mondo per consumo di cibo-spazzatura, precedendo anche gli Stati Uniti.

 

 

 

Fonte: 21 ottobre, corriere.it

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