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L’Amazzonia

La foresta amazzonica è sempre stato un luogo che sognavo di poter visitare almeno una volta nella vita. Durante la pianificazione del mio viaggio intorno al mondo senza aerei avevo piazzato la cosiddetta “bandierina”, proprio lì, nel centro del Brasile. Dal punto di vista del diabete, tuttavia, sembrava poter creare non pochi problemi.

 

La gestione del diabete tipo 1 nella Foresta: prepararsi bene è fondamentale …

Innanzitutto il caldo umido, presente durante tutto l’anno. La dispersione di liquidi e di sali minerali è l’aspetto forse più problematico di tutta la zona. Nella realtà, il clima che ho trovato non si discostava troppo da un classico agosto in pianura padana, la mia zona d’origine. Ho quindi bevuto tanta acqua e tanti succhi freschi di frutta tropicale: guava, ananas, maracuya, mango, papaya e il tipico açai. L’açai, in particolare, è un frutto che si trova solo in questa zona del mondo e il suo succo ricorda molto quello del mirtillo. Apparentemente anche le proprietà nutrizionali sono simili, ma il gusto è diverso. L’unico accorgimento in questo caso fu di avvisare la famiglia indigena presso cui ero ospitato di non aggiungere zucchero. In Brasile, come nel resto dell’America Latina, lo zucchero viene aggiunto ovunque e in grossa quantità.

L’altro aspetto da non sottovalutare è stata la gestione dell’insulina poiché per raggiungere Manaus, la città principale dell’Amazzonia e lo sbocco per la giungla, ho dovuto viaggiare per 12 giorni. Autostop, lunghe tratte in bus e addirittura cinque giorni in barca a risalire il Rio Madeira.

L’accortezza è stata di comprare ghiaccio e riporlo nella mia borsa termica durante i viaggi in bus, mentre per i giorni in barca è bastato parlare con il capitano per poter riporre l’insulina nelle celle frigorifere. Essendo alla stregua di congelatori di notte la riponevo fuori affinché non congelasse. Sicuramente ad aiutarmi tanto è stato il portoghese imparato a São Paulo, diversamente in questi luoghi remoti la comunicazione sarebbe stata difficile.

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… ma anche comunicare con le guide e i compagni di viaggio

Una volta arrivato a Manaus, ho contattato alcune guide locali per effettuare un tour nella foresta amazzonica di cinque giorni. Con me avevo l’essenziale e avevo lasciato la scorta di insulina nel frigorifero dell’ostello in attesa del mio ritorno.

Anche in questo caso, è stato importante parlare con le guide e spiegargli chiaramente il problema e come eventualmente intervenire. Una di loro ha talmente colto il messaggio che un giorno, durante una camminata nella foresta, mi ha visto un po’ più pallido del solito. Mi si avvicina e mi chiede se andava tutto bene e allora… io controllo la glicemia. In effetti, stava scendendo rapidamente senza tuttavia essere ancora un ipoglicemia. Avevo con me tutte le scorte di zucchero necessarie, ma la guida si allontana alcuni minuti, dicendoci di aspettarlo. Ritorna con una liana di un metro circa: la corteccia verde e marrone mentre la parte interna rossa. Mi dice di portarla alla bocca e inclinarla. Dalla liana incomincia a uscire un liquido trasparente dolciastro: si trattava di acqua e zucchero naturale, della giungla. Il sapore non tradiva, effettivamente dopo pochi minuti la glicemia si è prima stabilizzata, per poi risalire.

Ciò che più importa quindi, oltre ad una cosciente autogestione, è informare adeguatamente chi ci sta intorno, i compagni di avventura e ancora di più le guide quando presenti.

Non sarebbe successo nulla in questo caso poiché avevo con me zucchero sufficiente, tuttavia in un trekking di 8 ore nella giungla, terminare lo zucchero dopo solo un paio d’ore, non era l’opzione più raccomandabile.

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Natura incontaminata e ottima cucina locale

Durante il periodo trascorso nella giungla, ho potuto effettuare lunghe camminate e piacevoli nuotate nel fiume, nonostante la presenza di anaconda, caimani e piranha. Tuttavia la guida mi ha rassicurato che nella zona questi animali non erano presenti, quindi tant’è, mi sono buttato!
All’inizio la sensazione era piuttosto strana perché le acque sono molto scure, praticamente nere a causa del magnesio e dei detriti della foresta. Col passare del tempo mi sono poi abituato e al massimo ho potuto incontrare alcuni delfini rosa.

Oltre alle camminate e alle nuotate ho potuto godere di una ottima cucina locale, molto sana, a base di riso, carne, pesce e tantissima frutta.
La dieta, unita ai frequenti controlli, e al movimento ha fatto il resto, permettendomi una curva glicemica praticamente piatta e quindi una delle migliori settimane del mio giro del mondo.

Ora è tempo di andare verso nord, con un’ulteriore viaggio lunghissimo in barca: cinque giorni da Manaus a Belem prima di iniziare a scendere la costa fino a Rio de Janeiro. Ma questa è già un’altra avventura.

 

 

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Per chi volesse donare a Human Traction. Anche una piccola offerta può fare la differenza per loro, soprattutto dopo il dramma del Nepal. Alcune realtà fotografate da Claudio nel suo viaggio non esistono più. L’indirizzo per tutte le informazioni è il seguente: www.humantraction.org

 

 


Per saperne di più vedi i video

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Tutte le foto riportate sono scattate e gentilmente concesse da Claudio Pelizzeni durante il suo viaggio senza aerei.

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