La fiamma si è riaccesa con una luce nuova, grazie al T’Ai Chi

T’Ai Chi, Qui Gong, Kung Fu, M.T.C. ecc. Tutte parti dello stesso poliedro in cui un solo denominatore le riunisce: il benessere.
Da parecchio tempo non raccontavo del T’Ai Chi Ch’Uan, non ne avevo voglia, ero chiuso in mondo piccolo ed esclusivo, fatto di tecnica, respiro, energia. E tanto silenzio.

 

Lo sguardo indulgente che ti scopre vulnerabile

A ben guardare ero come una candela spenta, senza forze, spietato nel considerarmi con una certa indulgenza. Un’indulgenza in cui tutto contraddiceva la mia ultima decina di anni di vita e tutto ciò perché sono andato in pensione dopo oltre 45 anni di lavoro!
E questo è un motivo che ti cambia dentro e fuori dannatamente tanto.
Talmente tanto che ti guardi attorno e scopri che tutto quello che hai fatto, pensato, considerato etc non esiste più, tutti i tuoi riferimenti, le certezze, i “punti di riferimento” insomma, sono saltati inesorabilmente.
Al punto che, anche la salute traballa (ognuno di noi è un caso a sé ovviamente…): la glicemia sale, il colesterolo meglio non dirlo, il sonno, la fame, i liquidi e fluidi dell’organismo, persino gli odori, gli equilibri sembrano essere stati compromessi da ogni possibile e immaginabile causa.
Insomma, tutto, proprio tutto, cospira contro di te e tu, spaesato, privo di ogni punto di riferimento ti scopri vulnerabile, senza energie. Solo.
Sovente abbiamo una gran bella voglia di parlare, narrare, salire in cattedra e dire “io sono, faccio, penso questo… quest’altro…” etc poi basta una virgola e le tue certezze, con uno schioccare di dita, d’incanto, chissà dove sono finite???
Ecco, questo mi è occorso negli ultimi tre mesi da quando ho salutato tutti e chiuso con la vita lavorativa.

 

Solo il T’Ai Chi Ch’Uan è rimasto ma …

anche lui, relegato in un angolo piccolo piccolo. Poi un miracolo forse.
Un miracolo come tanti ne accadono nel corso della vita di tutti.
Ma la vita è anche una sorta di occasione da prendere al volo, un carpe diem, che come si presenta ti saluta e se ne va.
Allora è proprio in simili frangenti che devi essere pronto, con il guizzo del serpente colpire e ritrarti. Proprio così, devi essere pronto e cogliere l’attimo.
Questa è stata una delle lezioni che il T’Ai Chi mi ha impartito e man mano che lo praticavo, che l’approfondivo e approfondisco mi ha permesso di scoprire nuove cose, aspetti minimali che non avevo osservato e, che nel corso della pratica (in palestra e al parco in totale solitudine), di uno studio dettato da semplici osservazioni estremamente piccole e impercettibili, mi ha portato a riconsiderare molti aspetti che in precedenza non consideravo affatto.
Uno tra i tanti e che fin dai primi momenti mi ha “toccato” è stata la maggior attenzione che ho acquisito negli eventi della vita quotidiana. Un esempio.
Sovente prima che intraprendessi quest’arte marziale, i miei riflessi sono sempre stati attivi come in ogni persona; con il trascorrere del tempo, delle lezioni e dell’esercizio (in particolare il Qi Gong ma anche la forma 108 di T’Ai Chi) mi sono accorto di come la mia naturale visione a 120° è aumentata anche a dove, naturalmente, non vedo; e quando capita che qualcosa accade in una zona cieca o buia oltre questi 120° lo percepisco anche senza vederlo: cade un oggetto, istintivamente la mia mano lo recupera al volo senza averlo visto. Ma questo non è che un esempio minimo e banale (forse). 

Altrettanto dicasi per la respirazione che con gli anni muta in peggio malgrado ci si alleni, si salgano le scale a piedi…
Appena cambi il modo di respirare e adotti la tecnica diaframmatica scopri di avere energia da vendere, aria fresca (blu) da far entrare e uscire (rossa) dal corpo…
Insomma, ti accorgi che la ginnastica preparatoria (Baduajin – Le otto pezze di broccato), il Qi Gong con i suoi esercizi sempre più complessi (ecco un interessante video di you tube della tecnica MEI HUA CH’UAN CHI PEN PA FA) e la Forma 108 del T’Ai Chi Ch’Uan ti hanno cambiato. Dolcemente.

Quando un fatto si determina, non resti impassibile ma ne osservi lo svolgimento con un’attenzione serena, il tuo coinvolgimento non è emotivo ma, al contrario, sei presente e, al tempo stesso, tranquillo.
Ogni evento ti colpisce ma tu non lo rifiuti opponendoti, al contrario ne assorbi l’energia e la commuti in energia a tuo vantaggio.
Nessun praticante di T’ai Chi Ch’Uan agirà mai lontano dai principi del combattere senza agire.

Ci sono tre concetti molto unici che ne descrivono l’azione di chi pratica quest’Arte Marziale, ma è quello dell’aderire all’avversario sia quando avanza o retrocede che a noi ha permesso di comprendere come il principio di azione – non azione sia energia. Ma è solo in alcuni libri “sacri” come l’Arte della guerra – Sun Tzu oppure nello splendido “Storia della Medicina Cinese – Dalle origini ai giorni nostri” di D. Hoizey, nelle pagine del TaoTe Ching, che molti aspetti della filosofia classica del T’Ai Chi, nella teoria dei cinque elementi, del eterno ruotare dello Ying e Yang trovano una spiegazione plausibile e che, noi occidentali potremmo – riflettendoci molto sopra, proprio molto – comprendere questa disciplina degna di essere un insieme volto a far conseguire un unico ed esclusivo risultato: star bene.
Si cambia sempre: a ogni istante noi non siamo più gli stessi, come lo Ying e lo Yang si alternano costantemente, anche la nostra natura cambia allo stesso modo.

L’Arte del T’Ai Chi Ch’Uan ci insegna proprio questo: la vita è cosparsa di una grande e immensa lezione di consapevolezza. Questo è il punto focale.
E questa disciplina, questa Arte Marziale, ci consegna le chiavi della nostra natura, di quello che siamo stati, siamo, saremo.
In un continuo mutare, giorno dopo giorno, fin quando l’energia fluirà da noi nel cosmo, consegnandoci all’eterno.

 

Nello Fusaro

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