Riconoscere l’ipoglicemia

Riconoscere l’ipoglicemia oggi si può grazie ai nuovi microinfusori con sensori per il Monitoraggio Continuo del Glucosio.

L’ipoglicemia [bassi livelli di glucosio nel sangue, inferiori a 70 milligrammi per decilitro (mg/dl) oppure 3.9 millimoli per litro (mmol/l)] è una delle condizioni più preoccupanti per chi soffre di diabete, sia di tipo 1 (soprattutto se il diabete è particolarmente instabile) sia di tipo 2 (in particolare quando si passa dalla terapia con farmaci ipoglicemizzanti orali a quella con insulina o quando si è già in terapia insulinica e si salta un pasto o si mangia in modo irregolare). Quando si riduce l’afflusso di zucchero (glucosio), il cervello da segni di sofferenza. Per questo il controllo glicemico è fondamentale: abituarsi a misurare i livelli di glicemia con regolarità può aiutare a riconoscere e a evitare per tempo un episodio di ipoglicemia.

L’ipoglicemia può essere un disturbo transitorio, causato da eccessivi livelli di insulina, da un aumento eccessivo ed inconsueto di esercizio fisico (nello sport come nel lavoro), da un pasto saltato o una dieta troppo ristretta, dall’assunzione di alcuni farmaci o da una disfunzione del sistema endocrino. Un abuso di alcool può facilitare o aggravare una crisi ipoglicemica. L’ipoglicemia se non trattata adeguatamente può diventare una condizione seria che minaccia la vita del diabetico.

 

Un ostacolo all’aderenza alla terapia

Numerosi studi europei hanno evidenziato che la preoccupazione per l’ipoglicemia rappresenta uno dei maggiori ostacoli o fattori limitanti (soprattutto nei soggetti trattati con insulina) all’aderenza al trattamento e alla gestione della glicemia. In particolare per le donne diabetiche, il timore dell’ipoglicemia rappresenta un importante fardello psicologico che rende spesso più difficile raggiungere e mantenere valori normali di glicemia. Talvolta l’ipoglicemia viene anche considerata – erroneamente – un’esperienza privata che raramente viene discussa con il personale sanitario o con il proprio medico. Queste problematiche influenzano non solo il soggetto diabetico ma possono riflettersi anche sulla qualità della vita dell’intero nucleo familiare, in particolare per i genitori di bambini, anche molto piccoli, con diabete di tipo 1.

 

Un approccio più sereno grazie alla microinfusione più moderna

Oggi esistono dei sistemi che consentono di convivere con più serenità e meno apprensione l’insorgere di una crisi ipoglicemica. Di recente infatti sono stati messi a punto dei microinfusori che erogano la terapia insulinica e che posseggono un sensore per il glucosio capace di tenere sott’occhio costantemente i suoi livelli nel tessuto sottocutaneo. In questo modo si ottiene un Monitoraggio Continuo del Glucosio (CGM). In pratica questi microinfusori sono in grado di misurare la glicemia numerose volte (ogni 5 minuti) in una giornata, segnalando quando i livelli personali di glicemia stanno scendendo troppo. In questo modo, si hai il tempo di bloccare la somministrazione di ulteriore insulina ed evitare che insorga una crisi ipoglicemica. Impostando il valore di glicemia oltre il quale non si deve scendere, il computer del microinfusore è anche in grado di bloccare la microinfusione di insulina in modo autonomo. Questi nuovi strumenti sono quindi particolarmente utili di notte, durante il sonno, nei bambini che non riescono a riconoscere facilmente i sintomi dell’ipoglicemia, nei casi in cui il diabete sia ancora poco controllato e in tutte le situazioni in cui non sia semplice accorgersi dell’arrivo di un episodio ipoglicemico.

 

La microinfusione con l’auto-monitoraggio continuo del glucosio non risolve il problema
ma aiuta sicuramente a gestire meglio il diabete, garantendo
una maggiore serenità e una migliore qualità di vita giornaliera.

 

 

Bibliografia

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