Diabete e gravidanza: nuove tecnologie, farmaci e caldo estremo. Perché programmare è fondamentale
Diabete e gravidanza: la prevenzione comincia prima della gravidanza. È questo uno dei principi centrali delle nuove raccomandazioni internazionali dedicate alla gestione del diabete in età fertile.
In breve
- Programmare la gravidanza: prepararsi prima del concepimento aiuta a ottimizzare il controllo glicemico e a ridurre i rischi legati all’iperglicemia fin dalle prime fasi dello sviluppo embrionale.
- Nuove linee guida: OMS, ADA ed European Society of Endocrinology insieme all’Endocrine Society ribadiscono l’importanza di percorsi personalizzati, monitoraggio e assistenza specialistica.
- Pancreas artificiale: negli studi AiDAPT e CIRCUIT, i sistemi automatizzati di somministrazione dell’insulina hanno aumentato fino a circa tre ore al giorno il tempo trascorso nell’intervallo glicemico raccomandato.
- Farmaci incretinici: semaglutide e tirzepatide possono aiutare a migliorare il peso e il compenso metabolico prima della gravidanza, ma attualmente non sono raccomandati durante la gestazione.
- Caldo ed epigenetica: le temperature estreme prolungate potrebbero contribuire al rischio di diabete gestazionale; lo studio delle modificazioni epigenetiche potrebbe aiutare in futuro a individuare precocemente le donne più vulnerabili.
- Dopo il parto: il diabete gestazionale comporta un rischio aumentato di sviluppare diabete di tipo 2 negli anni successivi. Per questo sono fondamentali la curva da carico orale di glucosio e i controlli periodici.

Dal pancreas artificiale alle terapie incretiniche, fino agli effetti dei cambiamenti climatici: al 31°Congresso Nazionale SID di Rimini (28-31 ottobre 2026) le nuove prospettive per la salute di mamma e bambino. Ma la priorità resta costruire un percorso di cura personalizzato prima, durante e dopo la gravidanza.
Circa il 6-7% delle gravidanze in Italia è complicato da una forma di diabete, secondo i dati del Ministero della Salute.
Nel mondo, invece, il diabete interessa circa una gravidanza su sei, per un totale di circa 21 milioni di donne ogni anno, considerando sia il diabete già presente prima del concepimento sia quello gestazionale.
Oggi, però, parlare di diabete e gravidanza significa affrontare un panorama molto più ampio del solo controllo della glicemia. I progressi delle tecnologie per la gestione del diabete, le nuove terapie per l’obesità e il diabete di tipo 2, gli effetti delle ondate di calore e le conoscenze sui meccanismi biologici che influenzano il metabolismo stanno aprendo nuove prospettive per la salute materna e fetale.
A fare il punto sulle novità è la Società Italiana di Diabetologia (SID), in occasione del 31° Congresso Nazionale che si svolge per tradizione a Rimini (28-31 ottobre 2026). Tra i temi affrontati, la prof.ssa Elena Succurro, ordinario di Endocrinologia presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro e componente del Consiglio Direttivo SID, richiama l’attenzione su un aspetto fondamentale: secondo le stime internazionali, soltanto il 30-40% delle donne con diabete programma la gravidanza.
Un dato che sottolinea quanto sia importante arrivare al concepimento nelle migliori condizioni di salute possibili e poter contare su un’assistenza specialistica coordinata, che non si interrompa con il parto.
Diabete e gravidanza: perché è importante prepararsi prima del concepimento
La prevenzione comincia prima della gravidanza. È questo uno dei principi centrali delle nuove raccomandazioni internazionali dedicate alla gestione del diabete in età fertile.
Nel novembre 2025, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha pubblicato le sue prime linee guida globali sul diabete in gravidanza. Alla fine del 2025 anche l’American Diabetes Association (ADA) ha rafforzato le indicazioni a favore di un approccio che integri pianificazione preconcezionale, individuazione precoce delle alterazioni glicemiche, monitoraggio e scelta individualizzata delle terapie.
Le raccomandazioni ADA indicano come obiettivo ideale, prima della gravidanza, un’emoglobina glicata (HbA1c) inferiore al 6,5%, se raggiungibile in sicurezza. Durante la gestazione, l’obiettivo ideale è generalmente un’HbA1c inferiore al 6%; può essere necessario arrivare fino a meno del 7% per prevenire ipoglicemie significative.
Nel luglio 2025 sono state pubblicate anche le linee guida congiunte della European Society of Endocrinology (ESE) e dell’Endocrine Society, dedicate specificamente alle donne con diabete di tipo 1 o diabete di tipo 2 già presente prima della gravidanza.
Il documento sottolinea l’importanza di affrontare il desiderio di maternità con il diabetologo, in modo da organizzare per tempo la preparazione alla gravidanza e ottimizzare il controllo glicemico prima del concepimento. L’obiettivo è intervenire sui fattori modificabili e ridurre i rischi associati all’iperglicemia fin dalle prime fasi dello sviluppo embrionale.
La preparazione, tuttavia, non riguarda soltanto i valori della glicemia. Come ricorda la prof.ssa Succurro, significa anche aiutare la donna ad affrontare i profondi cambiamenti metabolici che accompagnano la gestazione.
Le tecnologie possono essere alleate preziose, ma devono essere accompagnate da formazione, educazione terapeutica e assistenza specialistica integrata. È quindi fondamentale costruire percorsi strutturati che coinvolgano diabetologo, ginecologo e team multidisciplinare, a partire dal periodo che precede il concepimento e fino al post-partum.
Per l’Italia, la sfida è tradurre le indicazioni delle linee guida in percorsi accessibili e omogenei in tutte le Regioni, così che ogni donna possa ricevere un’assistenza adeguata, indipendentemente dal luogo in cui vive.
Dopo il parto, il rischio di diabete non scompare
Il percorso di cura non termina con la nascita del bambino. Questo vale in particolare per le donne che hanno avuto il diabete gestazionale, una condizione che può risolversi dopo il parto dal punto di vista dei valori glicemici, ma che segnala un rischio metabolico da non trascurare.
Una donna su cinque tra quelle che hanno avuto il diabete gestazionale presenta un rischio aumentato di sviluppare diabete di tipo 2 entro dieci anni dal parto.
Per questo la diagnosi di diabete gestazionale dovrebbe diventare un’occasione per avviare un percorso di prevenzione a lungo termine, anche quando la glicemia torna normale dopo la gravidanza.
È fondamentale eseguire una curva da carico orale di glucosio (OGTT) a 4-12 settimane dal parto e proseguire successivamente con controlli periodici. Il follow-up permette di non perdere di vista la salute metabolica della donna e di individuare tempestivamente eventuali alterazioni.
Pancreas artificiale in gravidanza: fino a tre ore in più al giorno nell’intervallo glicemico raccomandato
Le tecnologie stanno trasformando la gestione del diabete di tipo 1 anche durante la gravidanza. In questa fase, infatti, mantenere la glicemia entro intervalli molto precisi può essere particolarmente impegnativo: il fabbisogno insulinico cambia rapidamente a causa delle modificazioni ormonali e gli obiettivi glicemici sono stringenti.
L’OMS raccomanda l’impiego del monitoraggio continuo del glucosio tramite sensore nelle donne in gravidanza con diabete di tipo 1, quando fattibile. Le linee guida ESE-Endocrine Society suggeriscono inoltre l’utilizzo di sistemi ibridi di somministrazione automatizzata dell’insulina, spesso chiamati pancreas artificiale, specificando che la scelta deve tenere conto dell’idoneità dello specifico dispositivo alla gravidanza e avvenire sotto la guida di un’équipe esperta.
I sistemi AID (Automated Insulin Delivery) integrano sensori per il monitoraggio del glucosio, microinfusori e algoritmi in grado di automatizzare parte della somministrazione insulinica. I risultati di diversi studi clinici mostrano benefici concreti.
Nello studio AiDAPT, questi sistemi hanno aumentato di circa due ore e mezza al giorno il tempo trascorso nell’intervallo glicemico raccomandato in gravidanza, compreso tra 63 e 140 mg/dL. Nello studio CIRCUIT, il vantaggio ha raggiunto circa tre ore al giorno. Lo studio CRISTAL ha documentato benefici soprattutto sul controllo glicemico notturno e sulla riduzione delle ipoglicemie.
Disporre di più tempo nell’intervallo glicemico raccomandato può rappresentare un aiuto importante nella gestione quotidiana del diabete in gravidanza. L’automazione offre nuove possibilità di personalizzare la terapia, ma non elimina la necessità di un monitoraggio attento e di un accompagnamento specialistico.
La prof.ssa Succurro ricorda che l’impiego di questi dispositivi richiede una scelta accurata: attualmente in Europa sono tre i sistemi AID indicati per l’utilizzo in gravidanza nelle donne con diabete di tipo 1. È importante utilizzarli sotto la guida di équipe esperte, idealmente già durante la fase preconcezionale.
Semaglutide e tirzepatide: alleate prima della gravidanza, ma non durante
Le terapie incretiniche, tra cui semaglutide e tirzepatide, hanno aperto nuove possibilità per la gestione del diabete di tipo 2 e dell’obesità. Il loro ruolo nella salute riproduttiva è però da valutare con attenzione, distinguendo il periodo che precede il concepimento dalla gravidanza vera e propria.
Un consenso internazionale pubblicato nel settembre 2026 sulla rivista The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health evidenzia le potenzialità di queste terapie nel migliorare il peso e il compenso metabolico prima del concepimento.
Una metanalisi che ha analizzato oltre 42.000 gravidanze esposte a questi farmaci non ha rilevato un aumento statisticamente significativo delle malformazioni congenite. Si trattava di donne che avevano assunto terapie incretiniche prima del concepimento e che, non sapendo ancora di essere incinte, avevano continuato ad assumerle nelle primissime fasi della gravidanza.
Il risultato è rassicurante in caso di esposizione accidentale, ma non dimostra che questi farmaci siano sicuri durante la gestazione e non modifica le attuali indicazioni sul loro impiego.
In caso di gravidanza programmata, al momento resta indicato sospendere semaglutide almeno due mesi prima del concepimento e tirzepatide almeno un mese prima.
Il documento pubblicato su The Lancet suggerisce che il trattamento con agonisti del recettore del GLP-1 prima della gravidanza possa favorire il raggiungimento di un’emoglobina glicata inferiore al 6,5% e una riduzione del peso corporeo superiore al 5-10%. Obiettivi che possono contribuire a migliorare le condizioni di salute della donna in vista del concepimento.
La Società Italiana di Diabetologia richiama però l’attenzione sulla necessità di una programmazione preconcezionale accurata e di una gestione specialistica personalizzata. Semaglutide, tirzepatide e gli altri agonisti recettoriali del GLP-1 non sono attualmente raccomandati durante la gravidanza, perché i dati sulla sicurezza materno-fetale sono ancora insufficienti, soprattutto in caso di esposizione prolungata oltre il primo trimestre.
Attenzione anche al periodo successivo alla nascita. Durante l’allattamento è necessaria particolare cautela: alcuni piccoli studi farmacocinetici hanno rilevato un trasferimento nel latte materno assente o molto basso per determinate molecole, ma non sono ancora disponibili dati sufficienti per stabilire con certezza la sicurezza per il lattante e gli eventuali effetti a lungo termine.
Caldo estremo e gravidanza: una nuova sfida per il metabolismo
I cambiamenti climatici possono influire anche sulla salute materno-fetale. Le ondate di calore rappresentano una minaccia crescente e un numero sempre maggiore di evidenze suggerisce un’associazione tra esposizione alle temperature elevate e alcune complicanze della gravidanza, tra cui il parto pretermine.
Alcuni studi osservazionali suggeriscono inoltre un possibile aumento del 28% del rischio di diabete gestazionale nelle donne esposte a temperature elevate, soprattutto in specifici periodi della gestazione.
Il rapporto causale non è ancora dimostrato, ma i risultati aprono nuove prospettive di ricerca sulla relazione tra caldo estremo e metabolismo del glucosio.
Secondo la prof.ssa Succurro, l’esposizione prolungata al caldo durante particolari finestre della gravidanza, soprattutto tra l’11ª e la 18ª settimana, potrebbe alterare la regolazione degli zuccheri nel sangue e aumentare l’insulino-resistenza.
Il caldo può rendere più complessa la gestione della glicemia anche nelle donne che hanno già il diabete, favorendo la disidratazione. Per questo diventano particolarmente importanti alcune misure di prevenzione:
- proteggersi dalle temperature estreme;
- prestare attenzione all’idratazione;
- mantenere uno stretto monitoraggio metabolico secondo le indicazioni del team curante.
Epigenetica: nuovi indizi per individuare chi è più vulnerabile al diabete gestazionale
La ricerca sta approfondendo anche il ruolo dell’epigenetica, un ambito che studia i meccanismi capaci di regolare l’attività dei geni senza modificarne la sequenza del DNA.
Durante la gravidanza, l’organismo materno deve adattarsi a una progressiva riduzione della sensibilità all’insulina.
Quando la produzione di insulina non riesce a compensare la maggiore richiesta, può comparire il diabete gestazionale. Accanto ai fattori di rischio già noti, gli studiosi stanno cercando di capire quanto i meccanismi epigenetici possano contribuire a queste alterazioni metaboliche.
Alcune modificazioni epigenetiche sono state osservate già prima della diagnosi di diabete gestazionale e potrebbero, in futuro, aiutare a individuare precocemente le donne più vulnerabili. Non è però ancora chiaro se siano una causa oppure una conseguenza delle alterazioni del metabolismo.
La ricerca sull’epigenetica potrebbe contribuire in futuro a una prevenzione sempre più personalizzata, ma al momento non esistono test epigenetici validati per lo screening clinico.
Per le donne, i consigli concreti restano quelli di prendersi cura della salute metabolica prima del concepimento, seguire un’alimentazione equilibrata, praticare un’attività fisica adeguata alla gravidanza e aderire agli screening raccomandati. Comprendere meglio il contributo dell’epigenetica potrà arricchire queste strategie, tenendo conto anche delle condizioni di vita di ciascuna donna.
Il messaggio della SID: accompagnare la donna prima, durante e dopo la gravidanza
A riassumere la direzione da seguire è la prof.ssa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia. La gravidanza nelle donne con diabete, sottolinea, deve essere preparata, accompagnata e seguita nel tempo.
Le innovazioni farmacologiche e tecnologiche offrono opportunità senza precedenti, ma il vero progresso consiste nel renderle accessibili attraverso percorsi integrati che coinvolgano diabetologi, ginecologi e medicina territoriale.
La SID richiama quindi l’attenzione sulla necessità di rendere omogenei i percorsi di screening e follow-up nelle diverse Regioni italiane. Per farlo, è importante promuovere sistemi di raccolta dei dati che consentano di misurare l’effettiva adesione ai controlli e di individuare eventuali disuguaglianze nell’accesso all’assistenza.
Proteggere la salute metabolica della madre significa investire anche nel futuro del bambino. Perché le nuove conoscenze e le tecnologie più avanzate possano tradursi in un reale beneficio, è necessario che ogni donna possa contare su un percorso di cura personalizzato, accessibile e continuativo.
Domande frequenti
Perché è importante programmare la gravidanza se si ha il diabete?
Programmare la gravidanza con il proprio diabetologo permette di ottimizzare il controllo glicemico prima del concepimento e di intervenire sui fattori di rischio modificabili. L’obiettivo è ridurre i rischi legati all’iperglicemia fin dalle prime fasi dello sviluppo embrionale e prepararsi ai cambiamenti metabolici della gestazione, con il supporto di un’équipe specialistica.
Il “pancreas artificiale” può essere utilizzato durante la gravidanza?
Alcuni sistemi ibridi di somministrazione automatizzata dell’insulina sono indicati per le donne in gravidanza con diabete di tipo 1. Gli studi AiDAPT e CIRCUIT hanno mostrato un aumento del tempo trascorso nell’intervallo glicemico raccomandato fino a circa tre ore al giorno, mentre CRISTAL ha documentato benefici soprattutto sul controllo notturno e sulla riduzione delle ipoglicemie. La scelta del dispositivo deve essere effettuata con un’équipe esperta, verificandone l’idoneità alla gravidanza.
Semaglutide e tirzepatide si possono assumere in gravidanza?
Attualmente semaglutide, tirzepatide e gli altri agonisti recettoriali del GLP-1 non sono raccomandati durante la gravidanza, perché i dati sulla sicurezza materno-fetale sono ancora insufficienti. Prima del concepimento possono contribuire al miglioramento del peso e del compenso metabolico, ma è necessaria una pianificazione con lo specialista. In caso di gravidanza programmata, le indicazioni riportate prevedono di sospendere semaglutide almeno due mesi prima e tirzepatide almeno un mese prima del concepimento. Anche durante l’allattamento è necessaria particolare cautela.
Se la glicemia torna normale dopo il diabete gestazionale, sono necessari altri controlli?
Sì. Anche quando la glicemia si normalizza dopo il parto, il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 negli anni successivi rimane aumentato. Secondo la professoressa Succurro, una donna su cinque tra quelle che hanno avuto il diabete gestazionale presenta un rischio aumentato entro dieci anni dal parto. È quindi fondamentale eseguire una curva da carico orale di glucosio a 4-12 settimane dal parto e proseguire con controlli periodici.
Il caldo estremo e l’epigenetica possono influenzare il rischio di diabete gestazionale?
Alcuni studi osservazionali suggeriscono un’associazione tra esposizione alle alte temperature e un aumento del rischio di diabete gestazionale, ma un rapporto causale non è ancora stato dimostrato. Anche le modificazioni epigenetiche potrebbero aiutare in futuro a individuare le donne più vulnerabili, perché alcune sono state osservate già prima della diagnosi. Al momento, tuttavia, non esistono test epigenetici validati per lo screening clinico. Restano importanti la cura della salute metabolica prima del concepimento, un’alimentazione equilibrata, l’attività fisica adeguata alla gravidanza e l’adesione agli screening raccomandati.




