Diabete in Italia: 3,8 milioni di persone coinvolte. Perché proteggere cuore e reni è parte della cura
In Italia il diabete riguarda il 6,4% della popolazione e la sua diffusione è aumentata del 23% in vent’anni, considerando l’invecchiamento della popolazione.
In breve
- 3,8 milioni di persone: è il numero di italiani che dichiarano di avere il diabete, pari al 6,4% della popolazione.
- Diffusione in crescita: in vent’anni la prevalenza è aumentata del 52% in termini assoluti e del 23% considerando l’invecchiamento della popolazione.
- Possibili casi non diagnosticati: oltre un milione di persone potrebbe avere il diabete senza saperlo, secondo le stime riportate nel Report.
- Cuore e reni sotto controllo: la cura non riguarda soltanto la glicemia, ma anche la prevenzione delle complicanze cardiovascolari e renali.
- Un percorso su misura: controlli, terapie e obiettivi devono essere concordati con il team curante e adattati alle esigenze individuali.
- Accesso alle cure: liste d’attesa e difficoltà organizzative sono tra gli ostacoli più segnalati dai pazienti.

In Italia il diabete riguarda il 6,4% della popolazione e la sua diffusione è aumentata del 23% in vent’anni, considerando l’invecchiamento della popolazione. L’atteso Report 2026 della Fondazione IBDO richiama l’attenzione sulla diagnosi precoce, sulla prevenzione delle complicanze e su una gestione della malattia sempre più personalizzata.
Il diabete è una malattia cronica che coinvolge un numero crescente di persone in Italia. E affrontarlo oggi significa andare oltre il controllo della glicemia: è importante prevenire le complicanze, proteggere la salute cardiovascolare e renale e costruire un percorso di cura adatto alle esigenze di ciascuno.
È quanto emerge dall’Italian Diabetes Barometer Report 2026 della IBDO Foundation, che raccoglie dati sulla diffusione del diabete nel nostro Paese e approfondisce alcune delle principali sfide per la prevenzione e l’assistenza di questa patologia e delle sue complicanze.
Diabete in aumento: i numeri in Italia
Secondo il Barometer Report di IBDO, nel 2025 le persone che dichiarano di avere il diabete in Italia sono circa 3,8 milioni: il 6,4% della popolazione complessiva e il 7,5% degli adulti. Oltre il 90% dei casi riguarda il diabete di tipo 2.
La crescita è evidente anche osservando l’andamento degli ultimi vent’anni. La prevalenza è passata dal 4,2% nel 2005 al 5,4% nel 2015, fino al 6,4% nel 2025.
L’aumento del diabete è pari al 52% in termini assoluti e al 23% tenendo conto dell’invecchiamento della popolazione.
C’è poi un dato che merita attenzione: secondo le stime riportate nel documento, oltre un milione di persone potrebbe convivere con il diabete senza aver ricevuto una diagnosi. Si tratta di una stima, non del numero di casi accertati, e richiama l’importanza di riconoscere la malattia e individuare tempestivamente le persone che ne sono affette.
La diagnosi precoce è un passaggio importante per iniziare un percorso di cura e ridurre il rischio che la malattia e le sue complicanze vengano riconosciute soltanto quando sono già presenti problemi di salute.
Diabete e cuore: perché il rischio cardiovascolare conta
Il diabete non riguarda soltanto la glicemia. La salute cardiovascolare è una componente fondamentale della gestione della malattia, perché il rischio di complicanze deve essere valutato e affrontato nel suo insieme, sin dalla prima diagnosi.
I dati riportati nel documento mostrano che il 15,2% delle persone con diabete seguite nei centri diabetologici presenta una storia di malattia cardiovascolare. Inoltre, più di una persona con diabete su due riferisce di avere la pressione arteriosa alta.
La gestione del diabete comprende anche la valutazione della pressione arteriosa, dei lipidi nel sangue, del peso corporeo e degli altri fattori che possono contribuire al rischio cardiovascolare.
Per chi convive con il diabete, questo significa affrontare con il proprio team curante tutti gli aspetti rilevanti per la salute, concordando controlli e obiettivi in base alla situazione individuale.
Proteggere i reni: la prevenzione comincia prima dei sintomi
Anche la salute dei reni è una componente importante della cura del diabete. La malattia renale cronica può infatti rendere più complessa la gestione della persona e, se progredisce, compromettere in modo significativo la funzione renale.
L’Italian Barometer Diabetes Report 2026 richiama la necessità di individuare precocemente eventuali segnali di danno renale, attraverso il monitoraggio della funzione dei reni e dell’albuminuria, cioè la presenza di albumina nelle urine.
Gli Standards of Care in Diabetes 2026 dell’American Diabetes Association sottolineano inoltre il ruolo delle strategie terapeutiche che, nelle persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica, hanno dimostrato benefici nel ridurre la progressione del danno renale e il rischio cardiovascolare.
Le opzioni terapeutiche devono essere valutate dal medico in relazione alle condizioni cliniche della persona.
Non bisogna aspettare che compaiano problemi evidenti per occuparsi della salute dei reni: i controlli periodici sono parte integrante del percorso di cura.
Una cura sempre più personalizzata e condivisa
La diabetologia contemporanea si sta orientando verso un modello di cura che considera insieme rischio metabolico, cardiovascolare e renale. Non esiste, però, un percorso identico per tutti: le scelte devono tenere conto delle caratteristiche cliniche, delle altre eventuali patologie, delle preferenze e delle condizioni di vita della persona.
Il Report richiama in particolare gli Standards of Care in Diabetes 2026 dell’American Diabetes Association, che valorizzano una gestione integrata, personalizzata e centrata sulla persona.
In questa prospettiva, la terapia non consiste soltanto nella prescrizione di farmaci o nell’indicazione di obiettivi glicemici. Comprende anche la condivisione delle decisioni, la comprensione delle indicazioni ricevute e la possibilità concreta di seguirle nella quotidianità.
Il coordinamento tra diabetologo, medico di medicina generale e altri specialisti è importante soprattutto quando sono presenti più condizioni croniche. Una comunicazione più efficace tra i professionisti può contribuire a ridurre la frammentazione dell’assistenza e a rendere più chiari i passaggi del percorso di cura.
Le differenze territoriali e sociali contano
La diffusione del diabete continua a non essere uniforme sul territorio nazionale. Tra le persone di almeno 45 anni, la prevalenza media riportata è del 10,3%, ma raggiunge il 12,9% nel Sud, rispetto all’8,7% nel Nord e al 9,7% nel Centro.
Il Report evidenzia anche differenze legate al livello di istruzione. Nella fascia tra 45 e 64 anni, il diabete riguarda il 5,9% delle persone con un livello di istruzione più basso, contro il 3,7% di chi ha almeno un diploma. Tra le persone di 65 anni e oltre, le percentuali sono rispettivamente del 21,8% e del 15,8%.
Corretta informazione, diagnosi tempestiva e continuità assistenziale sono elementi importanti perché le opportunità di cura non dipendano dal luogo in cui si vive o dalle risorse disponibili.
Le difficoltà di accesso alle cure
A incidere sulla gestione del diabete non sono soltanto gli aspetti clinici. Il Barometer Diabetes Monitor 2026 individua tra le principali barriere segnalate dai pazienti i lunghi tempi di attesa e le difficoltà organizzative.
Le liste d’attesa sono indicate dal 48% degli intervistati, mentre il 43% segnala problemi organizzativi. Seguono la presenza di più patologie e l’assunzione di numerosi farmaci (39%), i costi indiretti (34%) e le difficoltà di comunicazione (32%).

Alla presentazione dell’Italian Barometer Diabetes Report 2026, Isabella Avantifiori, Consigliera Nazionale di FAND – Associazione Italiana Diabetici, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di garantire a tutti pari opportunità di cura, prevenzione e accesso all’innovazione.
Le priorità individuate da FAND:
- Ridurre i divari regionali nell’accesso a farmaci e tecnologie
- Rafforzare la prevenzione precoce e la presa in carico integrata
- Valorizzare l’educazione terapeutica e il ruolo delle associazioni
- Misurare l’impatto reale delle politiche sanitarie sui pazienti
«I dati devono indicare dove intervenire e le istituzioni devono tradurli in azioni concrete. La salute è un diritto: la cura non può dipendere dalla Regione in cui si vive o dalla propria condizione sociale.»
FAND continua a battersi per un sistema sanitario più equo, umano e accessibile.
Un percorso di cura deve essere non soltanto clinicamente efficace, ma anche concretamente accessibile e sostenibile per chi deve seguirlo nel tempo.
Vivere con il diabete: proteggere la salute nel tempo
I dati dell’Italian Diabetes Barometer Report 2026 descrivono una sfida importante per la salute pubblica, ma indicano anche una direzione per la gestione quotidiana della malattia.
Controllare la glicemia rimane fondamentale, ma non è l’unico obiettivo. Prevenire le complicanze, monitorare la salute cardiovascolare e renale, seguire una terapia adeguata e mantenere un rapporto continuativo con i professionisti sanitari sono aspetti che contribuiscono alla cura nel lungo periodo.
Per le persone con diabete, il messaggio è quello di partecipare attivamente al proprio percorso, concordando con il team curante controlli e obiettivi individualizzati. Per il sistema sanitario, la sfida è garantire percorsi integrati, comprensibili e accessibili.
Una buona gestione del diabete non si misura soltanto attraverso un valore glicemico: conta anche la possibilità di prevenire le complicanze e tutelare la salute e la qualità della vita nel tempo.
Fonti citate dall’Italian Diabetes Barometer Report 2026
- Ministero della Salute. Relazione al Parlamento sul diabete, aggiornamenti disponibili 2024-2026.
- Dati sulla prevalenza del diabete e sulle differenze territoriali e sociali, 2025.
- Annali AMD 2024. Indicatori di qualità dell’assistenza diabetologica in Italia.
- Istituto Superiore di Sanità. Sorveglianza PASSI, dati su diabete e fattori di rischio.
- Corsaro L., Vaccaro G. Diabetes Monitor 2026.
- American Diabetes Association. Standards of Care in Diabetes—2026. Diabetes Care, 49(Suppl. 1), 2026.
Domande frequenti
Quante persone hanno il diabete in Italia?
Secondo l’Italian Diabetes Barometer Report 2026, nel 2025 circa 3,8 milioni di persone dichiaravano di avere il diabete: il 6,4% della popolazione complessiva e il 7,5% degli adulti. Oltre il 90% dei casi riguarda il diabete di tipo 2.
È possibile avere il diabete senza saperlo?
Sì. Il Report stima che oltre un milione di persone potrebbe convivere con il diabete senza aver ricevuto una diagnosi. Si tratta di una stima: proprio per questo è importante che il riconoscimento della malattia e gli eventuali controlli siano valutati in base alla situazione individuale.
Perché chi ha il diabete deve controllare anche cuore e pressione?
Perché il diabete è associato a un rischio cardiovascolare che deve essere valutato insieme agli altri fattori di rischio. Il controllo della pressione arteriosa e dei lipidi nel sangue, oltre alla gestione della glicemia, contribuisce a una presa in carico più completa.
Quali controlli sono importanti per proteggere i reni?
Il percorso può comprendere il monitoraggio della funzione renale e la ricerca dell’albumina nelle urine (microalbulinuria), un indicatore utile per individuare precocemente un possibile danno renale. Frequenza e tipo di controlli vanno concordati con il medico in base alle condizioni della persona.
La terapia del diabete è uguale per tutti?
No. La gestione deve tenere conto del tipo di diabete, delle condizioni cliniche, delle eventuali altre patologie e delle esigenze quotidiane della persona. Le decisioni terapeutiche e gli obiettivi di cura vanno condivisi con i professionisti sanitari.




