Diabete, cure sempre più personalizzate: la sfida è renderle accessibili a tutti

Dall’intelligenza artificiale ai nuovi farmaci contro diabete e obesità, dallo screening precoce del diabete di tipo 1 alle terapie cellulari: al 31° Congresso Nazionale della SID.

In breve

  • Anticipare, personalizzare, democratizzare: sono le tre priorità d’azione del 31° Congresso Nazionale SID. Riconoscere precocemente i rischi, scegliere le terapie in base alle caratteristiche individuali e rendere le innovazioni accessibili a tutti sono le priorità per il futuro della diabetologia.
  • Non solo controllo della glicemia: i nuovi trattamenti puntano anche a proteggere cuore, reni e fegato, prevenire le complicanze e migliorare l’aspettativa e la qualità della vita.
  • Intelligenza artificiale: gli algoritmi possono contribuire a prevedere i rischi, interpretare i dati dei sensori glicemici e personalizzare le cure, ma devono essere sottoposti a rigorose verifiche di efficacia e sicurezza.
  • Obesità e diabete di tipo 2: la ricerca esplora nuovi farmaci, molecole che agiscono su più bersagli metabolici e strategie per preservare la massa muscolare e mantenere nel tempo i risultati raggiunti.
  • Diabete di tipo 1: lo screening degli autoanticorpi può identificare la malattia prima dei sintomi. Le terapie cellulari potrebbero consentire di ripristinare la produzione di insulina, ma restano ancora da affrontare importanti questioni di sicurezza, costi e accessibilità.
  • Innovazione per tutti: sensori, microinfusori, sistemi automatizzati e farmaci innovativi non sono sempre accessibili in modo omogeneo. Ridurre le differenze territoriali, economiche e organizzative è essenziale per evitare una diabetologia a due velocità.
Diabete, cure sempre più personalizzate: la sfida è renderle accessibili a tutti

Dall’intelligenza artificiale ai nuovi farmaci contro diabete e obesità, dallo screening precoce del diabete di tipo 1 alle terapie cellulari: al 31° Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID), in programma al Palacongressi di Rimini dal 28 al 31 ottobre 2026, il futuro della diabetologia si concentra su tre obiettivi: anticipare, personalizzare e democratizzare le cure. La presidente Raffaella Buzzetti richiama la necessità di trasformare i progressi scientifici in opportunità concrete per tutte le persone, superando le disuguaglianze nell’accesso alle innovazioni.

La diabetologia sta cambiando: dalla glicemia alla salute della persona

La cura del diabete sta attraversando una trasformazione profonda. Oggi, infatti, l’obiettivo non è più soltanto controllare la glicemia, ma intervenire precocemente, prevenire le complicanze e proteggere la salute complessiva della persona, con la prospettiva di vivere più a lungo e in migliori condizioni di salute.

È questo il filo conduttore del 31° Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID), in programma dal 28 al 31 ottobre al Palacongressi di Rimini, dal titolo: “Conciliare efficacia ed efficienza”. Il programma scientifico è stato coordinato dal professor Andrea Natali, con il contributo del coordinatore eletto professor Gian Paolo Fadini, e coinvolge ricercatori, clinici, esperti internazionali e rappresentanti delle istituzioni.

Al centro dei lavori ci sono le nuove possibilità offerte dalla ricerca: farmaci capaci di agire non soltanto sulla glicemia, ma anche sul rischio cardiovascolare e renale; trattamenti sempre più efficaci per l’obesità; strumenti di intelligenza artificiale per supportare le decisioni cliniche; screening per riconoscere il diabete di tipo 1 prima dell’esordio e terapie cellulari che potrebbero, in futuro, ripristinare la produzione di insulina.

Accanto alle opportunità scientifiche, emerge però una domanda fondamentale: come fare in modo che questi progressi raggiungano davvero tutte le persone che ne hanno bisogno?

La presidente SID, professoressa Raffaella Buzzetti, indica tre priorità d’azione: anticipare, personalizzare e democratizzare.
Anticipare significa riconoscere i rischi e intervenire prima che si producano danni irreversibili, possibilmente già nelle fasi che precedono la comparsa clinica della malattia.
Personalizzare vuol dire scegliere le terapie considerando le caratteristiche biologiche e cliniche della persona, le eventuali complicanze e i suoi bisogni. Democratizzare, infine, significa ridurre gli ostacoli territoriali, economici e organizzativi che ancora limitano l’accesso alle innovazioni.
Conciliare efficacia ed efficienza – filo conduttore del Congresso – significa quindi trasformare il progresso scientifico in una medicina di qualità e questa, a sua volta, in un’assistenza sanitaria appropriata, sostenibile ed equa su tutto il territorio italiano.

Intelligenza artificiale: nuove possibilità, ma servono prove di efficacia e sicurezza

L’intelligenza artificiale è uno dei temi di apertura del congresso. La sessione internazionale del 28 ottobre è dedicata alle opportunità e alle criticità dell’AI nella ricerca e nella cura del diabete e vede la partecipazione, tra gli altri, di Tadej Battelino, dell’Università di Lubiana, esperto di rilievo internazionale nel campo della diabetologia.
Le applicazioni potenziali sono numerose. Gli algoritmi possono analizzare i dati raccolti dai sensori glicemici, contribuire a prevedere gli episodi di ipoglicemia, supportare la ricerca di nuovi bersagli terapeutici e aiutare a identificare precocemente le persone maggiormente esposte al rischio di complicanze.
Questi strumenti potrebbero quindi migliorare la capacità di valutare il rischio e rendere le strategie terapeutiche più aderenti alle caratteristiche di ogni persona.

La loro efficacia, tuttavia, non può essere data per scontata: prima di introdurli nella pratica clinica occorrono studi rigorosi, verifiche indipendenti, valutazioni di sicurezza e prove della loro utilità nelle condizioni reali.

Come sottolinea Buzzetti, l’intelligenza artificiale può rappresentare un alleato del diabetologo, ma non sostituirne il giudizio clinico.

È compito della comunità scientifica distinguere le innovazioni realmente efficaci dalle promesse ancora da dimostrare e garantire che gli strumenti siano utilizzati in modo sicuro, trasparente ed equo, a vantaggio e protezione del paziente.

Il tema si inserisce anche nell’evoluzione degli Standards of Care 2026 dell’American Diabetes Association (ADA), che rafforzano l’importanza del monitoraggio continuo del glucosio e dei sistemi automatizzati di somministrazione dell’insulina. Perché queste tecnologie possano esprimere pienamente il loro potenziale, resta fondamentale un’adeguata formazione sia dei professionisti sanitari sia delle persone con diabete.

Obesità e diabete di tipo 2: non conta soltanto quanto peso si perde

La rivoluzione farmacologica basata sulle incretine ha ampliato significativamente le possibilità di trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2. Farmaci come semaglutide e tirzepatide hanno modificato l’approccio terapeutico, mentre la ricerca sta esplorando nuove molecole capaci di intervenire contemporaneamente su più bersagli metabolici.
Tra le direzioni di sviluppo ci sono i cosiddetti farmaci multi-agonisti, che possono coinvolgere anche i recettori del glucagone e dell’amilina, oltre alle vie già interessate dagli agonisti del GLP-1 e dai doppi agonisti GLP-1/GIP. Al congresso saranno approfondite anche le nuove formulazioni orali e le strategie farmacologiche per preservare la massa muscolare durante il dimagrimento.

Perdere peso non è sufficiente se i benefici non vengono mantenuti nel tempo o se la perdita coinvolge in misura eccessiva la massa magra.

Una sessione congiunta delle Società SID/SIE/SIO sarà dedicata proprio alla gestione delle persone dopo il calo ponderale, con un approfondimento sul rischio di recuperare i chili persi e sulle possibili strategie per limitarlo.
La valutazione del successo terapeutico deve quindi andare oltre il numero riportato sulla bilancia. Occorre considerare quanta massa grassa è stata persa, preservare per quanto possibile quella muscolare e verificare i benefici ottenuti sul metabolismo, sul cuore e sugli altri organi.

L’obiettivo non è soltanto dimagrire, ma guadagnare salute e mantenere nel tempo i risultati. Per questo la gestione dell’obesità è una componente centrale anche della diabetologia e richiede un approccio che consideri il rischio metabolico e cardiovascolare complessivo.

Diabete di tipo 1: riconoscere la malattia prima dei sintomi

Un’altra prospettiva importante riguarda la possibilità di individuare il diabete di tipo 1 prima che compaiano i sintomi.
Attraverso la ricerca di specifici autoanticorpi è possibile riconoscere bambini e adolescenti nei quali è già iniziato il processo autoimmune contro le cellule beta del pancreas, anche quando la glicemia è ancora normale.
In Italia, la legge 130 del 2023 ha aperto la strada a un programma nazionale di screening pediatrico per il diabete di tipo 1 e la celiachia. Il progetto D1Ce Screen, oggetto di una comunicazione scientifica al congresso, rappresenta un passaggio importante per raccogliere evidenze sull’applicazione dello screening nella popolazione italiana.
Il riconoscimento precoce permette di organizzare la sorveglianza specialistica e la presa in carico prima dell’esordio clinico. Uno degli obiettivi è ridurre il rischio che la malattia si manifesti con un’emergenza potenzialmente grave, come la chetoacidosi diabetica. In casi selezionati, inoltre, può essere possibile valutare strategie terapeutiche volte a ritardare la progressione della malattia.

Una sessione internazionale presieduta da Raffaella Buzzetti e Paolo Fiorina affronterà una questione centrale: siamo pronti per uno screening nazionale? Il confronto riguarderà le evidenze cliniche disponibili, i modelli organizzativi, la sostenibilità e l’equità di accesso.
Le raccomandazioni ADA 2026 riconoscono il valore dello screening presintomatico attraverso gli autoanticorpi, in particolare nelle persone con familiarità o con un rischio genetico elevato, insieme al successivo monitoraggio specialistico. Rimane invece da definire pienamente il rapporto costo-efficacia dei programmi rivolti all’intera popolazione.
La diagnosi precoce, infatti, può essere realmente utile soltanto se a un risultato positivo corrispondono percorsi chiari di consulenza, sorveglianza e assistenza.

Non basta identificare il rischio: bisogna garantire anche la presa in carico delle persone e delle loro famiglie.

Terapie cellulari: una prospettiva promettente, ma non ancora una cura per tutti

La ricerca sul diabete di tipo 1 sta esplorando anche la possibilità di ripristinare la produzione di insulina attraverso il trapianto di cellule produttrici dell’ormone ottenute da cellule staminali.
In prospettiva, questo approccio potrebbe modificare profondamente il trattamento della malattia, passando dalla sostituzione quotidiana dell’insulina al recupero di una secrezione insulinica da parte dell’organismo.
Tra i risultati che hanno alimentato l’interesse scientifico ci sono quelli di uno studio di fase 1-2 su zimislecel, pubblicati lo scorso anno sul New England Journal of Medicine. Tra i 12 partecipanti trattati con la dose piena e valutati a un anno, 10, pari all’83%, avevano raggiunto l’indipendenza dall’insulina esogena.

È un risultato incoraggiante, ma deve essere interpretato con prudenza: il numero dei partecipanti è molto limitato e il periodo di osservazione è ancora breve. Inoltre, il trattamento richiede una terapia immunosoppressiva, che comporta rischi importanti.
Al congresso, una sessione internazionale coordinata da Piero Marchetti e Lorenzo Piemonti approfondirà questi sviluppi, con gli interventi di Eelco de Koning, dell’Università di Leiden, e Hanne Scholz, dell’Oslo University Hospital.

Un ulteriore filone di ricerca riguarda le cellule geneticamente modificate per renderle meno vulnerabili all’attacco del sistema immunitario, uno degli ostacoli principali alla diffusione di queste terapie.
Nonostante i progressi, la cautela rimane indispensabile. La sicurezza a lungo termine, la necessità di immunosoppressione, i costi e la possibilità di rendere i trattamenti accessibili su larga scala sono questioni ancora aperte. 

Le terapie cellulari rappresentano una prospettiva di grande interesse, ma non esiste ancora una cura cellulare applicabile su larga scala a tutte le persone con diabete di tipo 1.

Proteggere cuore, reni e fegato: il nuovo obiettivo delle terapie

La trasformazione della diabetologia riguarda anche il modo in cui viene valutata l’efficacia delle cure.
Per molto tempo il controllo della glicemia, misurato anche attraverso l’emoglobina glicata, ha rappresentato uno dei principali parametri per valutare i risultati della terapia. Oggi l’attenzione si estende sempre più alla prevenzione degli eventi cardiovascolari, alla protezione della funzione renale e alla salute del fegato.

Le gliflozine e alcune terapie basate sulle incretine hanno ampliato le possibilità di intervento grazie alle evidenze sui benefici cardiovascolari e renali. Parallelamente, cresce l’attenzione per le malattie epatiche metaboliche, come la MASLD (malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica) e la MASH (steatoepatite associata a disfunzione metabolica).

Le Linee guida europee congiunte EASD/EASL/EASO del 2026 riflettono questa evoluzione e sottolineano l’importanza di scegliere le terapie considerando anche le condizioni cardiovascolari, renali ed epatiche, oltre agli obiettivi glicemici.

Al congresso saranno affrontati temi come la nefropatia di precisione, i nuovi biomarcatori, i farmaci nefroprotettivi, la prevenzione delle malattie cardiovascolari, la neuropatia e la retinopatia diabetica. Un’attenzione specifica sarà riservata alla MASLD e alla MASH, sempre più riconosciute come componenti rilevanti del rischio metabolico nelle persone con diabete.

Il cambiamento è sostanziale: il successo di una terapia non si misura soltanto attraverso il miglioramento dei valori glicemici, ma anche in base agli eventi cardiovascolari evitati, alla riduzione della progressione della malattia renale, alla prevenzione delle complicanze e agli anni di vita in buona salute guadagnati.

La scelta terapeutica deve quindi considerare il quadro clinico complessivo, le eventuali complicanze e le caratteristiche individuali. È questa la logica della medicina di precisione applicata alla diabetologia.

Innovazione per tutti: il rischio di una diabetologia a due velocità

La disponibilità di farmaci innovativi, sensori glicemici, microinfusori e sistemi automatizzati di somministrazione dell’insulina non garantisce automaticamente che tutte le persone possano beneficiarne nelle stesse condizioni.
Le differenze tra Regioni, le disomogeneità nei percorsi assistenziali, la disponibilità di personale formato e le difficoltà organizzative possono tradursi in opportunità di cura differenti in base al territorio di residenza e alle condizioni socioeconomiche.

È il rischio di una diabetologia a due velocità: alcune persone riescono ad accedere alle tecnologie più avanzate, mentre altre incontrano ostacoli che ne limitano l’utilizzo.

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità dei dispositivi o dei farmaci, ma anche la capacità del sistema sanitario di garantirne un impiego appropriato, attraverso professionisti adeguatamente formati, percorsi assistenziali strutturati e un’organizzazione capace di rispondere ai bisogni delle persone.
Questo tema sarà al centro anche della lettura Perugia Award, affidata ad Alanna Weisman, dell’Università di Toronto, dedicata alle strategie per colmare il divario tra la disponibilità delle tecnologie e il loro effettivo utilizzo negli adulti con diabete di tipo 1.

Un altro momento di confronto sarà la tavola rotonda FeSDI del 30 ottobre, dal titolo Ecosistemi della salute, ricerca e innovazione. Tra i partecipanti sono previsti Raffaella Buzzetti e Salvatore De Cosmo, presidente di AMD e FeSDI, per discutere le prospettive di una strategia nazionale 2026-2028 e il ruolo delle istituzioni nella gestione dell’innovazione.

L’innovazione non dovrebbe dipendere dal territorio in cui si vive, dal reddito o dalla capacità individuale di orientarsi nel sistema sanitario.

Per la SID, l’obiettivo è costruire modelli assistenziali capaci di coniugare appropriatezza, sostenibilità ed equità. Investire meglio non significa necessariamente spendere meno: significa destinare le risorse agli interventi che possono produrre i maggiori benefici per la salute. 

Ricerca indipendente e giovani ricercatori: costruire insieme il futuro della diabetologia

Accanto alle innovazioni terapeutiche e alle questioni organizzative, il Congresso di Rimini 2026 dedica ampio spazio alla ricerca indipendente, alla medicina di precisione, alla genetica e all’immunologia del diabete, ai nuovi biomarcatori e ai risultati originali dei giovani ricercatori.
Il programma comprende sessioni dedicate alla discussione critica delle evidenze scientifiche, confronti su questioni controverse e incontri con esperti italiani e internazionali. L’obiettivo è favorire il trasferimento delle conoscenze nella pratica clinica e sostenere una cultura scientifica capace di valutare con rigore le nuove opportunità terapeutiche.

Il 30 ottobre è inoltre prevista la lettura della presidente SID, Raffaella Buzzetti, dal titolo La SID: guidare il cambiamento, custodire i valori.

Il messaggio è che il progresso non può essere affidato soltanto allo sviluppo di nuove molecole o tecnologie. Servono ricerca indipendente, contributo delle nuove generazioni di scienziati, confronto internazionale e dialogo costante con le istituzioni.
Dietro ogni dato, algoritmo o trattamento c’è una persona con bisogni, aspettative e diritti di cura. La responsabilità della comunità scientifica è fare in modo che le innovazioni siano valutate correttamente e si traducano in opportunità concrete.

Anticipare, personalizzare, democratizzare: la sfida continua

Le prospettive discusse al 31° Congresso Nazionale SID mostrano una diabetologia sempre più orientata a intervenire precocemente, adattare le cure alle caratteristiche individuali e proteggere la salute nel lungo periodo.
L’intelligenza artificiale può contribuire a migliorare il monitoraggio e la valutazione dei rischi; i nuovi farmaci ampliano le possibilità di trattamento del diabete e dell’obesità; lo screening precoce offre nuove opportunità per il diabete di tipo 1; le terapie cellulari aprono scenari di ricerca che devono ancora superare importanti ostacoli.
Allo stesso tempo, la protezione di cuore, reni e fegato, la prevenzione delle complicanze e l’accesso equo alle cure diventano elementi essenziali per valutare il progresso della diabetologia.
Come sottolinea la presidente Raffaella Buzzetti, la vera misura dell’innovazione non è soltanto quanto lontano riesce ad arrivare la scienza, ma quante persone riesce a raggiungere.

È questa la sfida: fare in modo che i progressi della ricerca diventino benefici reali, senza lasciare indietro nessuno.

Domande frequenti

Quali sono le tre priorità d’azione per il futuro della diabetologia?

Sono anticipare, personalizzare e democratizzare. Anticipare significa riconoscere i rischi e intervenire precocemente; personalizzare vuol dire scegliere le terapie in base alle caratteristiche cliniche e ai bisogni della persona con diabete; democratizzare significa ridurre le barriere territoriali, economiche e organizzative che ostacolano l’accesso alle cure innovative.

In che modo stanno cambiando le cure per il diabete?

Le terapie non puntano più soltanto al controllo della glicemia. Oggi è indispensabile e possibile considerare anche la protezione di cuore, reni e fegato, la prevenzione delle complicanze e il miglioramento della qualità e dell’aspettativa di vita. La scelta del trattamento deve quindi tenere conto del quadro clinico complessivo e delle caratteristiche individuali della singola persona.

Quali sono le nuove prospettive farmacologiche per obesità e diabete di tipo 2?

Accanto ai farmaci basati sulle incretine, come semaglutide e tirzepatide, la ricerca studia nuove molecole che agiscono su più bersagli metabolici, formulazioni orali e strategie per preservare la massa muscolare. Un obiettivo importante è ottenere benefici duraturi, riducendo il rischio di recuperare il peso perso e migliorando la salute metabolica e cardiovascolare.

È possibile individuare il diabete di tipo 1 prima dei sintomi? Esiste già una cura cellulare?

La ricerca di specifici autoanticorpi può identificare il processo autoimmune prima dell’esordio clinico, consentendo di organizzare un monitoraggio specialistico e valutare, in casi selezionati, strategie per ritardare la progressione della malattia. Le terapie cellulari mirano invece a ripristinare la produzione di insulina, ma sono ancora in fase di sviluppo. Alcuni approcci richiedono una terapia immunosoppressiva e non sono ancora applicabili su larga scala.

Perché garantire a tutti l’accesso alle cure innovative è una sfida centrale?

Perché la disponibilità di nuovi farmaci e tecnologie non significa che tutte le persone possano utilizzarli nelle stesse condizioni. Le differenze territoriali, economiche e organizzative possono limitare l’accesso alle cure, così da determinare un’assistenza a macchia di leopardo sul territorio. Ridurre queste disuguaglianze richiede percorsi assistenziali appropriati, professionisti formati e una collaborazione tra comunità scientifica e istituzioni, affinché il progresso della ricerca si traduca in benefici concreti per tutti.

redazione diabete.com

Redazione Diabete.com

Redazione medico-scientifica di Diabete.com

La Redazione di Diabete.com cura il portale dal 2009, offrendo un’informazione scientifica chiara, aggiornata e rigorosa su diabete e temi correlati alla salute. Gli articoli approfondiscono i diversi aspetti della malattia, dalle complicanze alla prevenzione e alla gestione quotidiana, fino…

Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del medico curante. Come lavoriamo

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Diabete, cure sempre più personalizzate: la sfida è renderle accessibili a tutti

Redazione Diabete.com — Redazione medico-scientifica di Diabete.com · pubblicato 30 Ott 2026
Contenuto divulgativo non sottoposto a revisione scientifica formale.

Punti chiave

  • Anticipare, personalizzare, democratizzare: sono le tre priorità d’azione del 31° Congresso Nazionale SID. Riconoscere precocemente i rischi, scegliere le terapie in base alle caratteristiche individuali e rendere le innovazioni accessibili a tutti sono le priorità per il futuro della diabetologia.
  • Non solo controllo della glicemia: i nuovi trattamenti puntano anche a proteggere cuore, reni e fegato, prevenire le complicanze e migliorare l’aspettativa e la qualità della vita.
  • Intelligenza artificiale: gli algoritmi possono contribuire a prevedere i rischi, interpretare i dati dei sensori glicemici e personalizzare le cure, ma devono essere sottoposti a rigorose verifiche di efficacia e sicurezza.
  • Obesità e diabete di tipo 2: la ricerca esplora nuovi farmaci, molecole che agiscono su più bersagli metabolici e strategie per preservare la massa muscolare e mantenere nel tempo i risultati raggiunti.
  • Diabete di tipo 1: lo screening degli autoanticorpi può identificare la malattia prima dei sintomi. Le terapie cellulari potrebbero consentire di ripristinare la produzione di insulina, ma restano ancora da affrontare importanti questioni di sicurezza, costi e accessibilità.
  • Innovazione per tutti: sensori, microinfusori, sistemi automatizzati e farmaci innovativi non sono sempre accessibili in modo omogeneo. Ridurre le differenze territoriali, economiche e organizzative è essenziale per evitare una diabetologia a due velocità.

Termini trattati

Chetoacidosi diabetica · Emoglobina glicata (HbA1c) · Glicemia · Insulina · Ipoglicemia · Nefropatia diabetica · Neuropatia diabetica · Retinopatia diabetica

https://www.diabete.com/diabete-cure-personalizzate-accessibili-a-tutti/ · Generato il 30 Ott 2026