Leonardo Varroni, 9.125 chilometri in bicicletta per celebrare la vita, anche con il diabete di tipo 1
Da Spilamberto a Capo Nord: oltre quattro mesi in viaggio, 16 Paesi e quasi 10.000 Km pedalati. Un'impresa nata da un numero – 9.125 – quello delle iniezioni di insulina effettuate in cinque anni, e diventata una straordinaria avventura in bicicletta.
In breve
- Chi è: Leonardo Varroni, 27 anni, di Spilamberto (Modena), convive con il diabete tipo 1 dal 2021, diagnosticato durante una vacanza in Grecia.
- L'idea: trasformare le circa 9.125 iniezioni di insulina effettuate in cinque anni in altrettanti chilometri da percorrere in bicicletta.
- Il viaggio: partito il 28 giugno 2026 da Spilamberto, ha raggiunto Capo Nord, pedalato fino ad Atene (dove tutto era iniziato) e poi è tornato a casa, dopo oltre quattro mesi di avventura.
- La sfida: affrontare migliaia di chilometri gestendo ogni giorno insulina, glicemia, sensore e imprevisti legati all'attività fisica.
- Il messaggio: non rinunciare alle proprie passioni dopo una diagnosi di diabete tipo 1 e usare anche lo sport e il racconto della propria esperienza per far conoscere meglio questa malattia.

Per Leo, il risultato più importante non è finire sui giornali, ma fare in modo che si parli di diabete tipo 1.
Una diagnosi che cambia la vita
Leonardo Varroni, per tutti Leo, ha 27 anni e vive a Spilamberto, in provincia di Modena. La sua storia con il diabete tipo 1, malattia autoimmune, inizia in modo drammatico il 18 agosto 2021, durante una vacanza in Grecia, sull’isola di Kos. È lì che compaiono i primi sintomi, ma la situazione precipita rapidamente: Leo sviluppa una grave chetoacidosi diabetica, una complicanza acuta che può mettere seriamente a rischio la vita.
Rientrato in Italia, viene ricoverato a Modena. Le sue condizioni sono critiche e i medici gli fanno capire quanto sia stato fortunato a salvarsi.
Da quel momento la quotidianità cambia. Il diabete tipo 1 significa imparare a gestire ogni giorno la glicemia, l’insulina, l’alimentazione, l’attività fisica e gli imprevisti. Significa anche acquisire nuove competenze e trovare un equilibrio che non è sempre semplice, soprattutto quando si ama viaggiare e vivere esperienze fuori dall’ordinario.
Ma Leo non ha intenzione di rinunciare a ciò che lo appassiona: viaggiare, fare sport, esplorare il mondo.
9.125 iniezioni, 9.125 chilometri: l’idea del viaggio
A un certo punto Leo fa un calcolo: in cinque anni di terapia ha effettuato, secondo la sua stima, circa cinque iniezioni di insulina al giorno. In totale, 9.125 iniezioni.
Da qui nasce un’idea tanto semplice quanto ambiziosa: percorrere in bicicletta un chilometro per ogni iniezione. Nasce così il progetto #9125km, raccontato anche attraverso l’hashtag #9125kminbici.
La partenza è fissata per il 28 giugno 2026, da Spilamberto. La prima grande meta è Capo Nord, in Norvegia, il punto più settentrionale del continente europeo. Da lì Leo decide di proseguire verso sud, fino ad Atene.
Non è una scelta casuale. La Grecia è il luogo in cui tutto è cominciato, dove sono comparsi i primi sintomi e dove la sua vita ha preso una direzione nuova. Raggiungere Atene significa tornare simbolicamente al punto di partenza della sua storia con il diabete, chiudere un cerchio e dare un significato ancora più profondo al viaggio.
Da Atene, però, non è ancora finita: Leo continua a pedalare per tornare a casa, a Spilamberto.
Una bicicletta, pochissima esperienza e tanta determinazione
C’è un particolare che rende l’impresa ancora più sorprendente: Leo non era un ciclista esperto. Anzi, prima di partire non aveva praticamente esperienza di viaggi in bicicletta.
Come hanno raccontato i genitori, Laura e Saverio, la bici è arrivata soltanto una ventina di giorni prima della partenza. Il tempo di fare qualche prova, prendere un po’ di confidenza con il mezzo e prepararsi a un’avventura che lo avrebbe portato ad attraversare l’Europa.
Leo non aveva mai cambiato una camera d’aria. Eppure, durante il viaggio, arriva anche la prima foratura: un imprevisto che diventa un’altra occasione per imparare e cavarsela da solo.
Il padre Saverio, nel raccontare l’impresa del figlio, non nasconde la sorpresa e l’orgoglio. Perché partire per un viaggio così lungo, con pochissima esperienza sulle due ruote, richiede certamente preparazione, ma anche una buona dose di coraggio e quella determinazione che a Leo non manca.
Il diabete in viaggio: organizzazione, glicemia e imprevisti
Un viaggio di oltre quattro mesi in bicicletta è impegnativo per chiunque. Per una persona con diabete tipo 1 comporta anche un’organizzazione quotidiana attenta della terapia e del monitoraggio della glicemia.
Leo deve gestire l’insulina, il sensore, le variazioni della glicemia e gli effetti dell’attività fisica prolungata. Lo sport, infatti, può influenzare i livelli di glucosio in modo diverso a seconda dell’intensità e della durata dello sforzo, dell’alimentazione e di molti altri fattori. Le glicemie possono scendere, ma anche salire, e occorre imparare a riconoscere e affrontare queste situazioni.
Già prima della partenza Leo aveva raccontato quanto fosse importante trovare un equilibrio: fare sport con il diabete tipo 1 è possibile, ma non sempre semplice. L’attività fisica può diventare una grande alleata nella gestione della malattia, a patto di imparare a conoscerne gli effetti e di organizzarsi.
«Durante il viaggio, la gestione del diabete accompagna ogni giornata: non un ostacolo da accantonare per vivere l’avventura, ma una presenza costante da tenere in considerazione, insieme al bagaglio e alla bicicletta» sottolinea Leo.
La Norvegia, la fatica e la bellezza di sentirsi vivi
Tra le tappe del viaggio, la Norvegia e i suoi paesaggi occupano un posto speciale. Raggiungere Capo Nord rappresenta uno dei momenti più significativi dell’impresa: chilometri di strada, fatica, condizioni ambientali da affrontare e panorami che ripagano dello sforzo.
Naturalmente non è stato tutto facile. In un viaggio così lungo ci sono momenti di entusiasmo e altri in cui la stanchezza prende il sopravvento. Ci sono giornate in cui viene da chiedersi chi glielo abbia fatto fare, imprevisti da risolvere e situazioni in cui bisogna trovare la forza di ripartire.
Ma ci sono anche la soddisfazione di superare un limite, la meraviglia dei luoghi attraversati e la consapevolezza di essere riuscito a fare qualcosa che, fino a poco tempo prima, sembrava quasi impossibile.
Leo ha raccontato di non aver mai pensato di riuscire a completare il percorso in così poco tempo. Un’avventura che lo ha messo alla prova fisicamente e – soprattutto – mentalmente, ma che gli ha restituito anche un’esperienza umana difficile da dimenticare.
Solo in bicicletta, ma mai davvero solo
Leo ha pedalato da solo, ma il viaggio è stato accompagnato da una rete di persone che lo hanno sostenuto lungo il percorso. La famiglia, gli amici e soprattutto la community di persone con diabete tipo 1 che lo ha seguito attraverso i social hanno avuto un ruolo importante.
«Io in realtà non sono mai da solo», ha raccontato, sottolineando quanto il calore e la vicinanza delle persone siano stati una presenza costante. «Il calore più grande, in realtà, mi arriva dalla community».
È anche grazie a questo sostegno che un’impresa individuale si è trasformata in un’esperienza condivisa. Leo stesso, parlando del traguardo, ha voluto correggere il racconto al singolare: «Io ho sempre detto che ce l’ho fatta, ma ce l’abbiamo fatta in realtà, ce l’abbiamo fatta insieme».
«La cosa più importante è che si parli di diabete tipo 1»
C’è però un aspetto che Leo tiene a chiarire, soprattutto dopo l’attenzione mediatica ricevuta al suo ritorno. La soddisfazione di finire sui giornali c’è, naturalmente, ma non è questo il risultato più importante del viaggio.
In una storia pubblicata su Instagram ha scritto:
«Regaz, è bello finire sui giornali certo ma quello che conta DAVVERO per me è che si parli di DIABETE TIPO 1. Fare luce su questa malattia alla fine è la cosa più importante. Se riesco a farlo facendo quello che mi piace (viaggiare / sport) allora sono la persona più felice del mondo».
È forse questa la chiave per comprendere fino in fondo il senso del progetto #9125km. Leo non ha scelto di raccontare la propria esperienza per celebrare un’impresa sportiva fine a se stessa, ma per trasformarla in un’occasione di sensibilizzazione. Far vedere che una diagnosi di diabete tipo 1 non cancella necessariamente i progetti, le passioni e il desiderio di mettersi alla prova.
Non significa ignorare le difficoltà o sottovalutare la gestione della malattia. Significa, piuttosto, imparare a conviverci, trovare il proprio equilibrio e non lasciare che il diabete diventi l’unica cosa capace di definire una persona.
Il suo messaggio è rivolto soprattutto a chi ha ricevuto una diagnosi e magari teme che da quel momento alcune esperienze non siano più possibili: con consapevolezza, preparazione e il supporto necessario, si possono continuare a coltivare le proprie passioni e costruire nuovi progetti.
Il ritorno a casa: una nuova passione e tanta strada ancora davanti
Oltre 9.125 chilometri, più di quattro mesi in bicicletta, paesaggi straordinari, fatica, imprevisti e incontri. Leo è tornato a casa con una nuova passione, gambe decisamente più allenate e soprattutto la consapevolezza di aver superato un limite che, prima di partire, forse nemmeno lui sapeva di poter raggiungere.
Ma il traguardo più importante non è stato Capo Nord, né Atene. È aver trasformato la propria storia in un messaggio capace di arrivare lontano: il diabete tipo 1 richiede attenzione, impegno e consapevolezza, ma non deve cancellare sogni, desideri e progetti.
A chi ha appena ricevuto una diagnosi di diabete tipo 1, a chi sta ancora cercando il proprio equilibrio, a chi teme di dover rinunciare a qualcosa, Leo lascia una testimonianza concreta: si può continuare a esplorare, fare sport, mettersi alla prova e inseguire ciò che rende felici.
E forse è proprio questo il senso più bello di #9125km: non aver pedalato per dimostrare che il diabete non esiste, ma per ricordare che esiste una vita piena da vivere, anche con il diabete tipo 1. E vale la pena continuare a pedalare per raggiungerla.
💙 GRAZIE, LEO! 🚴




