Fegato grasso e diabete: 2 milioni di italiani potrebbero non saperlo. Perché riconoscerlo presto è fondamentale

Il fegato grasso non è soltanto una questione di peso o di transaminasi alte: è un indicatore della salute metabolica complessiva. Nelle persone con diabete, la MASLD deve quindi essere affrontata insieme al controllo della glicemia e alla prevenzione delle complicanze cardiovascolari e renali.

In breve

  • Fegato grasso e diabete sono strettamente collegati: la MASLD può interessare fino al 70% delle persone con diabete mellito, secondo quanto riportato dalla SID.
  • MASLD e MASH non sono sinonimi: la prima indica la malattia epatica caratterizzata da accumulo di grasso associato a disfunzione metabolica; la seconda è una forma in cui compaiono anche infiammazione e danno delle cellule del fegato.
  • La malattia può essere silenziosa: sentirsi bene o avere esami apparentemente rassicuranti non basta a escludere un problema epatico. È importante valutare anche il rischio di fibrosi.
  • La diagnosi non richiede sempre una biopsia: strumenti come il test FIB-4 e l’elastografia epatica aiutano a individuare le persone che necessitano di ulteriori accertamenti.
  • Stile di vita e cura del diabete vanno integrati: alimentazione mediterranea, attività fisica e gestione di glicemia, peso, pressione e lipidi fanno parte dello stesso percorso.
  • Arrivano nuove opzioni terapeutiche: resmetirom e semaglutide hanno ottenuto specifiche indicazioni europee per alcune forme di MASH, ma, secondo quanto dichiarato dalla Società Italiana di Diabetologia (SID), non sono ancora disponibili per i pazienti italiani nell’ambito di queste indicazioni.
Fegato grasso e diabete: 2 milioni di italiani potrebbero non saperlo

La MASLD può restare silenziosa per anni e, in alcune persone, evolvere in infiammazione, fibrosi e cirrosi. Al 31° Congresso Nazionale SID di Rimini (28-31 ottobre) si parla di diagnosi sempre più semplici e nuove terapie per intervenire prima che il danno epatico diventi avanzato.

Due milioni di italiani potrebbero convivere con una malattia del fegato senza saperlo. Non è necessariamente una conseguenza del consumo di alcol, né riguarda soltanto chi è in sovrappeso: il cosiddetto fegato grasso è strettamente legato alla salute metabolica e interessa da vicino le persone con diabete, soprattutto di tipo 2. Il problema è che l’accumulo di grasso può progredire silenziosamente, fino a provocare infiammazione, fibrosi, cirrosi e, nei casi più gravi, tumore del fegato. Per questo la diagnosi precoce e la valutazione del danno epatico sono tra le sfide affrontate al 31° Congresso Nazionale della Società Italiana di Diabetologia (SID), in corso a Rimini dal 28 al 31 ottobre 2026.

MASLD e MASH: che cosa significano questi nomi e perché riguardano chi ha il diabete

Il fegato grasso è una condizione conosciuta da tempo, ma negli ultimi anni sono cambiate le definizioni utilizzate per descriverla e si è approfondita la comprensione del suo legame con il metabolismo.
Dal 2023, il termine NAFLD (Non-Alcoholic Fatty Liver Disease), utilizzato in precedenza per indicare la malattia epatica grassa non alcolica, è stato sostituito da MASLD, acronimo di Metabolic Dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease, cioè malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica.

Il termine MASLD indica una condizione caratterizzata dall’accumulo di grasso nel fegato in presenza di almeno un fattore di rischio cardiometabolico. Tra questi rientrano il diabete di tipo 2, l’eccesso di peso, l’ipertensione arteriosa e le alterazioni dei lipidi nel sangue.

La MASLD comprende uno spettro di condizioni di diversa gravità. In alcune persone è presente una steatosi isolata, cioè un accumulo di grasso senza evidenti segni significativi di infiammazione o danno delle cellule epatiche. In altri casi, invece, la malattia può evolvere in una forma più complessa: la MASH, acronimo di Metabolic Dysfunction-Associated Steatohepatitis, ovvero steatoepatite associata a disfunzione metabolica. Il termine ha sostituito la precedente denominazione NASH.
Nella MASH, all’accumulo di grasso si associano infiammazione e danno delle cellule del fegato. Nel tempo può svilupparsi la fibrosi, cioè la formazione di tessuto cicatriziale che altera progressivamente la struttura dell’organo.

Fegato grasso

Se il processo progredisce, il fegato può perdere parte della sua funzionalità e la fibrosi epatica può arrivare allo stadio di cirrosi epatica. Tra le complicanze più gravi rientra anche l’epatocarcinoma, una forma di tumore epatico.

Non tutte le persone con MASLD svilupperanno una MASH o una cirrosi: il punto è riconoscere tempestivamente chi presenta un rischio maggiore di progressione.

Prof.ssa Amalia GastaldelliLa prof.ssa Amalia Gastaldelli, dirigente di ricerca dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e professore di medicina presso la Division of Diabetes della University of Texas Health Science Center at San Antonio, richiama l’attenzione proprio su questo aspetto: il fegato è un protagonista della malattia metabolica che non può più essere trascurato.
Il problema, infatti, può rimanere silenzioso per anni. L’assenza di sintomi non significa necessariamente che il fegato sia sano.

Il rapporto tra fegato e glicemia è a doppio senso

Il diabete di tipo 2 rappresenta un importante campanello d’allarme per la salute del fegato. Il metabolismo degli zuccheri e quello dei grassi sono strettamente collegati: la resistenza all’insulina può favorire l’accumulo di grasso epatico, mentre il danno metabolico che accompagna la malattia del fegato può rendere più difficile il controllo della glicemia.
Si crea così un rapporto bidirezionale, nel quale le alterazioni metaboliche possono alimentarsi reciprocamente.

Prof. Riccardo BonadonnaSecondo il prof. Riccardo Bonadonna, presidente eletto della SID, MASLD e MASH possono interessare fino al 70% delle persone con diabete mellito e rappresentano quindi una delle sfide quotidiane più rilevanti per i Servizi di Diabetologia.

Un dato che richiede anche un maggiore impegno organizzativo e risorse adeguate, comprese quelle strumentali, per garantire che questo bisogno di cura non rimanga insufficientemente soddisfatto. La Società Italiana di Diabetologia (SID) è impegnata a rafforzare la consapevolezza e le competenze dei diabetologi sulla MASLD/MASH, anche attraverso eventi formativi dedicati.

Diagnosi del fegato grasso: non basta individuare il grasso, bisogna capire se c’è fibrosi

La diagnosi precoce della MASLD è importante, ma oggi l’obiettivo è più preciso: non limitarsi a scoprire l’accumulo di grasso, ma valutare se la malattia sta provocando un danno al fegato e quanto è alto il rischio di progressione.

Per questo, soprattutto nelle persone con diabete di tipo 2 e altri fattori di rischio metabolico, sono importanti percorsi di valutazione mirati.
Uno degli strumenti utilizzabili è il test FIB-4, un indice che combina età, valori delle transaminasi epatiche e conta delle piastrine per stimare il rischio di fibrosi epatica. Può essere calcolato anche nell’ambulatorio del medico di famiglia, utilizzando dati generalmente disponibili attraverso gli esami del sangue.

Se il risultato suggerisce un rischio elevato, il medico può richiedere ulteriori accertamenti specialistici. Tra questi c’è l’elastografia epatica, eseguita con strumenti come il FibroScan, che misura la rigidità del fegato, un parametro correlato alla presenza di fibrosi.
In casi selezionati possono essere necessari approfondimenti ulteriori, fino alla biopsia epatica, oggi riservata soprattutto alle situazioni in cui gli altri accertamenti non consentono di chiarire adeguatamente il quadro.

La biopsia non è quindi indispensabile in ogni caso: spesso è possibile iniziare la valutazione con strumenti non invasivi e stabilire in modo progressivo chi necessita di esami più approfonditi.

L’obiettivo è individuare la malattia quando è ancora possibile intervenire per limitarne la progressione, senza aspettare che si manifestino complicanze gravi.

Alimentazione e attività fisica: parte integrante della cura

Per la gestione della MASLD, lo stile di vita rimane fondamentale. Ma non basta un generico consiglio di mangiare meglio e muoversi di più: le indicazioni devono essere concrete, sostenibili e adattate alle caratteristiche della persona, all’interno del percorso di cura del diabete.

L’alimentazione raccomandata è di tipo mediterraneo, con un buon apporto di verdura, frutta e fibre. È importante limitare i grassi saturi, gli zuccheri aggiunti – in particolare il fruttosio contenuto nelle bevande zuccherate – e gli alimenti ultraprocessati, riducendo anche il consumo di carne rossa.

L’attività fisica regolare contribuisce a migliorare la salute metabolica e quella del fegato. Se è presente un eccesso di peso, la sua riduzione può essere utile, ma conta anche come cambia la composizione corporea.

L’obiettivo non è semplicemente perdere chili: è ridurre la massa grassa, soprattutto quella addominale, cercando di preservare la massa muscolare.

La gestione della MASLD richiede quindi una visione integrata. Glicemia, peso corporeo, pressione arteriosa, lipidi e salute del fegato non sono problemi separati, ma parti di uno stesso quadro metabolico.

Nuovi farmaci contro la MASH: che cosa cambia con resmetirom e semaglutide

Una delle novità più rilevanti riguarda la possibilità di intervenire direttamente sulla malattia epatica in alcuni pazienti con MASH e fibrosi significativa. Fino a oggi, l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla gestione dei fattori di rischio metabolico e sullo stile di vita. Le nuove terapie ampliano le possibilità di trattamento per specifiche categorie di pazienti.
I recenti aggiornamenti delle linee guida congiunte delle società europee di diabetologia (EASD), epatologia (EASL) e obesità (EASO), ai quali ha contribuito anche la prof.ssa Gastaldelli, prendono in considerazione queste nuove opzioni.

Resmetirom: un farmaco mirato al metabolismo del fegato

Il resmetirom è stato autorizzato nell’Unione Europea nell’agosto 2025 per il trattamento degli adulti con MASH non cirrotica e fibrosi epatica di grado moderato o avanzato, cioè agli stadi F2-F3. Deve essere utilizzato insieme all’alimentazione e all’attività fisica indicate nel percorso terapeutico personalizzato.

Il farmaco agisce sul recettore beta degli ormoni tiroidei presente nel fegato, chiamato THR-β. In questo modo favorisce il metabolismo dei grassi e contribuisce a ridurre l’infiammazione e la fibrosi.
Nel principale studio clinico presentato al Congresso SID 2026, dopo 12 mesi la risoluzione della MASH senza peggioramento della fibrosi è stata osservata nel 26-30% dei pazienti trattati, a seconda della dose, contro il 10% dei pazienti che avevano assunto placebo.

Un miglioramento della fibrosi senza peggioramento della MASH è stato rilevato nel 27-29% dei pazienti trattati, contro il 17% del gruppo placebo.
Questi risultati rappresentano un passo importante nelle possibilità di trattamento, ma non significano che il farmaco sia indicato per tutte le persone con fegato grasso.

Semaglutide: nuove prospettive anche per il fegato

La semaglutide appartiene alla famiglia degli agonisti del recettore GLP-1 ed è già utilizzata nel trattamento del diabete e dell’obesità. Nel 2026 ha ottenuto una specifica indicazione europea per la MASH con fibrosi significativa.
Il suo interesse risiede anche negli effetti sul peso e sul metabolismo, elementi centrali nella gestione delle persone con questa malattia epatica.

La scelta di una terapia dipende dallo stadio della malattia, dalle condizioni cliniche della persona e dalle indicazioni autorizzate: non tutti coloro che hanno il fegato grasso devono assumere questi farmaci.

C’è inoltre una distinzione importante da conoscere: l’autorizzazione europea di un medicinale non comporta automaticamente la sua disponibilità e rimborsabilità in Italia. Ad oggi, al momento del 31° Congresso Nazionale SID, ottobre 2026, resmetirom e semaglutide non sono ancora disponibili per i pazienti italiani nell’ambito di queste specifiche indicazioni per la MASH. La speranza espressa dagli esperti è che l’accesso possa arrivare rapidamente.

La sfida è intervenire prima della cirrosi

Per la diabetologia, il passo successivo è trasformare le nuove conoscenze e le possibilità terapeutiche in percorsi di cura concreti.
Questo significa cercare attivamente le persone a rischio, valutare la presenza e il grado di fibrosi epatica e coinvolgere gli specialisti di epatologia quando necessario. Non bisogna aspettare che compaiano sintomi o che gli esami del fegato risultino chiaramente alterati per prendere in considerazione la salute epatica.

Il fegato grasso non è soltanto una questione di peso o di transaminasi alte: è un indicatore della salute metabolica complessiva.

Nelle persone con diabete, la MASLD deve quindi essere affrontata insieme al controllo della glicemia e alla prevenzione delle complicanze cardiovascolari e renali.

Individuare la malattia prima che il danno diventi avanzato può cambiare il percorso clinico. Oggi, rispetto a pochi anni fa, alla possibilità di riconoscere più facilmente la fibrosi epatica si aggiungono nuove opzioni farmacologiche per alcuni dei pazienti più a rischio.

Resta però una sfida organizzativa importante. Come sottolinea il prof. Riccardo Bonadonna, l’elevata diffusione della MASLD/MASH richiede che i Servizi di Diabetologia possano contare su risorse, strumenti e competenze adeguate. La SID intende continuare a promuovere la formazione e la consapevolezza della comunità diabetologica su questa patologia.

Riconoscere il rischio in tempo, valutare il danno epatico e costruire un percorso di cura personalizzato: è così che si può cercare di prevenire l’evoluzione verso le complicanze epatiche più gravi.

Domande frequenti

Che cosa sono MASLD e MASH? Sono la stessa malattia?

La MASLD è la malattia epatica caratterizzata da accumulo di grasso nel fegato in presenza di fattori di rischio metabolici, come diabete di tipo 2, obesità, ipertensione o alterazioni dei lipidi. La MASH è una forma più complessa, nella quale al grasso si associano infiammazione e danno delle cellule epatiche. Nel tempo può comparire fibrosi epatica e, nei casi più avanzati, cirrosi epatica.

Perché chi ha il diabete di tipo 2 deve prestare attenzione alla salute del fegato?

Il metabolismo del fegato e quello degli zuccheri sono strettamente collegati. La resistenza all’insulina può favorire l’accumulo di grasso epatico e il danno metabolico può, a sua volta, rendere più difficile il controllo della glicemia. La MASLD può interessare fino al 70% delle persone con diabete mellito, secondo quanto riportato dalla SID. Per questo è importante valutare anche la salute del fegato nel percorso di cura.

Come si può diagnosticare la fibrosi epatica? Serve una biopsia?

Non sempre è necessaria una biopsia. La valutazione può iniziare con il test FIB-4, che combina età, transaminasi e piastrine per stimare il rischio di fibrosi epatica. Se il risultato lo richiede, il medico può prescrivere ulteriori accertamenti, come l’elastografia epatica con FibroScan. La biopsia è riservata a casi selezionati, quando gli altri strumenti non sono sufficienti a chiarire la diagnosi.

Che cosa si può fare per proteggere il fegato in presenza di MASLD?

Lo stile di vita è una parte fondamentale della cura. È consigliabile un’alimentazione di tipo mediterraneo, ricca di verdura, frutta e fibre, limitando grassi saturi, zuccheri aggiunti, bevande zuccherate e alimenti ultra-processati. È importante anche ridurre il consumo di carne rossa, praticare attività fisica regolare e, se necessario, ridurre l’eccesso di peso. La gestione deve considerare insieme glicemia, pressione, lipidi, peso e salute epatica.

Resmetirom e semaglutide possono essere utilizzati da chiunque abbia il fegato grasso?

No. Sono farmaci con specifiche indicazioni per alcune forme di MASH e fibrosi epatica significativa. La loro prescrizione dipende dallo stadio della malattia e dalle condizioni cliniche della persona. L’autorizzazione europea, inoltre, non coincide automaticamente con la disponibilità e la rimborsabilità in Italia. Al momento del congresso (ottobre 2026) questi farmaci non sono ancora disponibili per i pazienti italiani per le specifiche indicazioni relative alla MASH.

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Fegato grasso e diabete: 2 milioni di italiani potrebbero non saperlo. Perché riconoscerlo presto è fondamentale

Redazione Diabete.com — Redazione medico-scientifica di Diabete.com · pubblicato 30 Ott 2026
Contenuto divulgativo non sottoposto a revisione scientifica formale.

Punti chiave

  • Fegato grasso e diabete sono strettamente collegati: la MASLD può interessare fino al 70% delle persone con diabete mellito, secondo quanto riportato dalla SID.
  • MASLD e MASH non sono sinonimi: la prima indica la malattia epatica caratterizzata da accumulo di grasso associato a disfunzione metabolica; la seconda è una forma in cui compaiono anche infiammazione e danno delle cellule del fegato.
  • La malattia può essere silenziosa: sentirsi bene o avere esami apparentemente rassicuranti non basta a escludere un problema epatico. È importante valutare anche il rischio di fibrosi.
  • La diagnosi non richiede sempre una biopsia: strumenti come il test FIB-4 e l’elastografia epatica aiutano a individuare le persone che necessitano di ulteriori accertamenti.
  • Stile di vita e cura del diabete vanno integrati: alimentazione mediterranea, attività fisica e gestione di glicemia, peso, pressione e lipidi fanno parte dello stesso percorso.
  • Arrivano nuove opzioni terapeutiche: resmetirom e semaglutide hanno ottenuto specifiche indicazioni europee per alcune forme di MASH, ma, secondo quanto dichiarato dalla Società Italiana di Diabetologia (SID), non sono ancora disponibili per i pazienti italiani nell’ambito di queste indicazioni.

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