Intervenire su pressione sanguigna e glicemia può ridurre il rischio albuminuria in diabetici di tipo 2

I risultati di un recente studio condotto presso la Hanover Medical School in Germania sembrano dimostrare l’esistenza di una correlazione tra escrezione urinaria di albumina, pressione sanguigna e controllo glicemico in pazienti con diabete di tipo 2 con un livello di albuminuria nella norma.
Queste nuove informazioni fanno pensare che l’albuminuria sia quindi una variabile continua correlata a un fattore potenzialmente modificabile intervenendo terapeuticamente. Alla luce di questi risultati i ricercatori sono perciò ottimisti circa la possibilità di curare chi presenta alte concentrazioni di albumina nell’organismo, fattore normalmente associato a un alto rischio renale e cardiovascolare.
Sul campione analizzato, composto da 4449 individui diabetici di età compresa tra i 18 e i 75 anni, la correlazione più forte individuata è stata quella tra pressione sistolica e livello di albumina, e tra questa e il livello di emoglobina glicata.
Sono state inoltre individuate ulteriori correlazioni tra il livello di albumina e alcune categorie variabili quali la presenza di sindrome metabolica, essere di sesso femminile e essere sottoposto a terapie antiipertensive.
I ricercatori hanno pertanto concluso che, nonostante queste correlazioni non dimostrino l’esistenza di causalità tra la presenza di alcuni fattori e l’albuminuria, si può comunque sperare di intervenire a livello terapeutico per ridurre l’incidenza dei fattori sopraelencati e ridurre di conseguenza la probabilità che l’albumina superi i livelli normali.

 

 

 
Fonte: 6 novembre 2009, Diabetologia; Advance online publication

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