In collaborazione con Bruno Farmaceutici
La carenza di ferro rappresenta una delle condizioni nutrizionali più diffuse a livello globale ed è la principale causa di anemia sideropenica (condizione in cui l’organismo non dispone di quantità sufficienti di ferro, con conseguente riduzione della produzione di emoglobina e della capacità del sangue di trasportare ossigeno ai tessuti).
Il ferro è un micronutriente essenziale per la vita, coinvolto nella sintesi dell’emoglobina, nel trasporto dell’ossigeno e nei processi di metabolismo energetico cellulare.
Inoltre, partecipa alla funzione enzimatica, alla risposta immunitaria e al mantenimento delle capacità cognitive. Una sua carenza può quindi determinare affaticamento, riduzione delle performance cognitive e maggiore sensibilità alle infezioni, che è già aumentata nella persona con diabete. L’anormale funzione del sistema immunitario può essere associata a carenza di ferro.
Nel contesto del diabete, lo stato marziale assume un ruolo particolarmente rilevante: la carenza di ferro può contribuire a peggiorare la qualità della vita e interferire con diversi aspetti della gestione clinica della malattia.
Perché il ferro è importante anche nel diabete
Il ferro è fondamentale per:
- la formazione dei globuli rossi e dell’emoglobina
- il metabolismo energetico cellulare
- la funzione cognitiva e immunitaria
Una sua carenza è associata a:
- anemia sideropenica
- stanchezza cronica
- riduzione delle performance cognitive
- alterazioni della risposta immunitaria
Nei pazienti con diabete, questi effetti possono amplificare la sintomatologia e contribuire a una riduzione complessiva dello stato di salute.
Diabete e metabolismo del ferro: un equilibrio complesso
Nel diabete, l’omeostasi del ferro (insieme dei meccanismi fisiologici di autoregolazione che mantengono costante la quantità di ferro all’interno dell’organismo umano) è spesso alterata da diversi meccanismi.
Uno dei principali regolatori è l’epcidina, ormone che controlla l’assorbimento e la distribuzione del ferro: in condizioni infiammatorie croniche, tipiche del diabete, i livelli di epcidina tendono ad aumentare, riducendo la disponibilità di ferro circolante. Questo può determinare una condizione di “carenza funzionale”, in cui il ferro è presente nell’organismo ma non adeguatamente utilizzabile.
L’assorbimento intestinale del ferro avviene attraverso meccanismi specifici:
- il ferro ferroso (Fe²⁺) è assorbito tramite il trasportatore DMT-1
- il ferro ferrico (Fe³⁺) deve essere ridotto per essere assorbito
In condizioni patologiche, questi meccanismi possono risultare meno efficienti.
Il ruolo del microbioma intestinale
Un aspetto sempre più rilevante, studiato negli ultimi anni, riguarda l’interazione tra ferro e microbiota intestinale (una volta nota come “flora batterica”, l’insieme di microrganismi – batteri, virus, funghi – che vivono nel nostro tratto gastrointestinale).
Le formulazioni tradizionali di ferro possono:
- generare radicali liberi (specie reattive dell’ossigeno o ROS), responsabili dello stress ossidativo che accelera l’invecchiamento cellulare
- danneggiare la mucosa intestinale
- alterare l’equilibrio del microbiota
Questi effetti possono determinare:
- riduzione dei batteri benefici (per es. i Lattobacilli)
- aumento di microrganismi patogeni come Escherichia coli.
Nel paziente con diabete, già caratterizzato da disbiosi, tali alterazioni possono avere un impatto clinico significativo.
Ferro nanoparticolato e tecnologia IHAT™: una nuova frontiera che replica la ferritina e tutela l’intestino
Negli ultimi anni, la ricerca nel campo dell’integrazione alimentare di ferro ha portato allo sviluppo di soluzioni innovative pensate per migliorare sia l’efficacia sia la tollerabilità. Tra queste si distingue la tecnologia IHAT™, una forma avanzata di ferro nanoparticolato progettata per imitare il comportamento della ferritina naturale, la proteina responsabile dello stoccaggio del ferro nel nostro organismo.
Una risposta ai limiti del ferro tradizionale
Le comuni formulazioni di ferro, spesso utilizzate per contrastare stati di carenza o anemia, possono causare effetti indesiderati a livello gastrointestinale, come nausea, dolore addominale o alterazioni dell’alvo. Questi effetti sono in gran parte legati alla presenza di ferro libero nel tratto intestinale, che può risultare irritante e poco controllato nel suo assorbimento.
La tecnologia IHAT™ (Iron Hydroxide Adipate Tartrate) nasce proprio con l’obiettivo di superare queste criticità, offrendo una forma di ferro più fisiologica e meglio tollerata.
Cos’è IHAT™ e come funziona
IHAT™ è costituito da particelle di ferro in forma nanoparticolata, progettate per replicare la struttura e il comportamento della ferritina alimentare. Questa caratteristica consente al ferro di essere assorbito attraverso un meccanismo più naturale e regolato dall’organismo.
A differenza del ferro ionico tradizionale, che viene rilasciato liberamente nel lume intestinale, IHAT™ viene assorbito dalle cellule intestinali attraverso processi simili a quelli utilizzati per la ferritina (endocitosi). In questo modo:
- si riduce la quantità di ferro libero nell’intestino
- si limita l’irritazione della mucosa intestinale
- si migliora la tollerabilità complessiva.
Assorbimento più controllato e fisiologico
Uno degli aspetti più rilevanti di questa tecnologia d’avanguardia è proprio la capacità di favorire un assorbimento regolato in base ai reali fabbisogni dell’organismo. Il ferro veicolato tramite IHAT™ viene infatti gestito in modo più simile a quello proveniente dagli alimenti, evitando picchi eccessivi e riducendo il rischio di sovraccarico.
Questo approccio consente di mantenere un equilibrio più stabile nei livelli di ferro, contribuendo a un’integrazione più sicura nel lungo periodo.
Benefici per l’intestino
La riduzione del ferro libero nel tratto gastrointestinale ha un impatto diretto anche sul microbiota intestinale. Il ferro non assorbito, infatti, può favorire la crescita di batteri potenzialmente dannosi.
Grazie alla sua modalità di assorbimento, IHAT™:
- limita l’interazione con la flora batterica intestinale
- contribuisce a preservare l’equilibrio del microbiota
- riduce il rischio di disturbi gastrointestinali.
Evidenze scientifiche e prospettive
Diversi studi scientifici hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di questa innovativa formulazione di ferro, evidenziando risultati benefici sia in termini di biodisponibilità sia di tollerabilità. In particolare, è stata osservata una buona capacità di migliorare lo stato marziale senza gli effetti collaterali tipici delle formulazioni tradizionali.
Queste caratteristiche rendono IHAT™ una soluzione interessante, in particolare per:
- soggetti con aumentata sensibilità intestinale
- persone che non tollerano il ferro convenzionale
- situazioni in cui è necessaria una integrazionen prolungata.
Una nuova generazione di integrazione del ferro
L’introduzione del ferro nanoparticolato basato su tecnologia IHAT™ rappresenta un’evoluzione significativa nel modo di integrare questo micronutriente essenziale. Riproducendo i meccanismi naturali di assorbimento e riducendo l’impatto sull’intestino, questa tecnologia consente l’utilizzo di un’alternativa più moderna e fisiologica rispetto alle formulazioni tradizionali di ferro, meno tollerate.
In un contesto in cui la tollerabilità e la sicurezza sono sempre più centrali nella scelta di un integratore alimentare, innovazioni come questa aprono nuove prospettive nella gestione della carenza di ferro.
Perché scegliere il ferro IHAT™: tutti i vantaggi della nuova tecnologia
Quando considerare l’integrazione di ferro: condizioni e benefici
Tra le principali condizioni documentate in letteratura in cui può essere utile valutare un’integrazione di ferro, si includono:
La scelta della formulazione più adatta dovrebbe sempre essere personalizzata in base al profilo clinico del paziente.
Conclusioni
La carenza di ferro è una condizione estremamente diffusa e ancora oggi spesso sotto-diagnosticata, le cui conseguenze vanno ben oltre la sola anemia sideropenica. Il ferro, infatti, svolge un ruolo chiave in numerosi processi fisiologici, influenzando il metabolismo energetico, la funzione cognitiva, la risposta immunitaria e, più in generale, la qualità della vita.
Nel paziente con diabete, le alterazioni dell’omeostasi marziale possono contribuire a un peggioramento dello stato generale e rendere più complessa la gestione clinica della malattia. Questo avviene anche in relazione ai delicati meccanismi regolatori che coinvolgono infiammazione cronica, epcidina e microbiota intestinale.
Allo stesso tempo, un’ampia evidenza scientifica dimostra come la carenza di ferro abbia un impatto clinicamente rilevante in numerosi altri contesti, tra cui la gravidanza, l’insufficienza renale cronica, lo scompenso cardiaco, le malattie infiammatorie croniche intestinali, le condizioni successive a chirurgia bariatrica e alcune sindromi neurologiche. In tutte queste condizioni, una diagnosi precoce e un intervento mirato possono contribuire in modo significativo al miglioramento degli outcome clinici e della qualità di vita dei pazienti.
In questo scenario, la disponibilità di formulazioni di ferro più fisiologiche e meglio tollerate a livello gastrointestinale, con un minore impatto sul microbiota, rappresenta un’evoluzione importante nell’approccio all’integrazione marziale, in particolare nei soggetti con comorbidità o stati infiammatori cronici, com’è spesso il paziente con diabete.
Resta comunque fondamentale ricordare che l’utilizzo di integratori deve avvenire sotto la supervisione del medico curante o dello specialista. Gli integratori alimentari, infatti, non sostituiscono una dieta varia ed equilibrata e devono essere assunti nel rispetto delle modalità e delle dosi consigliate.
References
- Awashra A, et al – Cardiovasc Toxicol. 2026 Jan 5;26(1):9
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41489845/ - Urbina J et al – Clin Obes 2026 Feb;16(1):e70070
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41549912/ - Fatema M Alzaabi, et al – Cureus 2025 Apr 17;17(4):e82413
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40385869/ - Huang B, et al – J Diabetes. 2025 Feb;17(2):e70060
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39968673/ - Mohammed M, et al – Cureus 2025 Sep 17;17(9):e92544
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12533679/ - Wang D, et al – Diabetes Care 2025 May 1;48(5):816-826
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40116818/ - Yadav DV, et al – J Diet Suppl. 2025;22(6):887-906
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40923398/ - Elisabet Coll, et al – Toxins (Basel) 2024 Nov 17;16(11):495
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39591250/ - Lakhal-Littleton S, Cleland JGF – Nat Rev Cardiol 2024 Jul;21(7):463-486
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38326440/
Official Journal of the European Union 2024/248
Commission Regulation (EU) 2024/248 of 16 January 2024 amending Annex II to Directive 2002/46/EC of the European Parliament and of the Council as regards iron hydroxide adipate tartrate used in the manufacture of food supplements.
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/PIN/?uri=oj:L_202400248 - Parham M, et al – Rev Recent Clin Trials. 2024;19(3):215-220
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38561621/ - Elsheikh E, et al – Cureus. 2023 Nov 25;15(11):e49414
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38149144/ - Gomez-Ramirez S, et al – Pharmaceuticals (Basel) 2023 Jun 6;16(6):847
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37375794/ - Lewis ED, et al – Front Nutr 2023 Oct 11:10:1230061
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37899826/ - Mohammed NI, et al – EClinicalMedicine 2023 Feb 9:56:101853
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36880049/ - Valvano M – Nutrients 2023 Aug 31;15(17):3824
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/37686856/ - Aydın B, et al – Prim Care Diabetes. 2022 Apr;16(2):312-317
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35000894/ - Benson AE, et al – Eur J Haematol. 2022 Dec;109(6):633-642
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36153674/ - Gasmi A, et al – Eur J Nutr. 2022 Feb;61(1):55-67
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34302218/ - Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 206/28, 08/08/2022
https://eur-lex.europa.eu/oj/daily-view/L-series/default.html?ojDate=18032026 - Bjørklund G, et al – Biomolecules. 2021 Apr 21;11(5):613
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33918997/ - EFSA Panel on Nutrition, et al – EFSA Journal 2021; 19(12): 6935
Safety of iron hydroxide adipate tartrate as a novel food pursuant to Regulation (EU) 2015/2283 and as a source of iron in the context of Directive 2002/46/EC
https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2021.6935 - Lewis ED, et al – Gates Open Res 2021; 3: 1510
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33655197/ - Manconi M, et al – Nat Rev Dis Primers. 2021 Nov 3;7(1):80
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/34732752/ - Georgieff MK – Am J Obstet Gynecol. 2020 Oct;223(4):516-524
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32184147/ - Medical Research Council 2020; study report SCC1422
https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.2903/j.efsa.2021.6935 - Pallavi Dubey, et al – Nutrients 2020 Jun 23;12(6):1864
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/32585827/ - Paolillo S, et al – Eur J Prev Cardiol. 2020 Dec;27(2_suppl):27-34
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33238738/ - Pereira DIA, et al – Gates Open Res 2018; 2: 48
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30569038/ - Sanchez M, et al – IUBMB Life 2017; 69(6): 382-388
https://iubmb.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/iub.1602 - Latunde-Dada GO, et al – J Agric Food Chem 2014 Nov 19;62(46):11222-7
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/25380143/ - Pereira DIA, et al – Nanomed Nanotech Biol Med 2014; 10: 1877-1886
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24983890/ - Powell JJ, et al – Nanomed Nanotech Biol Med 2014; 10: 1529-1538
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24394211/ - Pereira DIA, et al – PLoS One 2013 Nov 21;8(11):e81250
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24278403/ - Liu Q, et al – Curr Med Chem 2009;16(1):113-2
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19149565/ - IHAT Registration Dossier; data on file Nemysis
- IronDelta™ Foglietto illustrativo








