Lo screening per il diabete in gravidanza

Lo screening per il diabete in gravidanza

Quando è raccomandato? Lo abbiamo chiesto al dr. Luca Montesi, Responsabile dell’Ambulatorio di Diabetologia presso la SSD Malattie del Metabolismo e Dietetica Clinica dell’Ospedale S.Orsola Malpighi di Bologna.

 

Perché si manifesta il diabete gestazionale?

Il diabete gestazionale è una condizione specifica della gravidanza, nel corso della quale vi è il rilascio di ormoni di origine placentare che determinano un’aumentata resistenza dei tessuti all’azione dell’ insulina (insulino-resistenza), una condizione in sé ‘fisiologica’, finalizzata al migliore utilizzo dei nutrienti necessari alla crescita fetale e che si verifica soprattutto nella seconda metà della gestazione. Tuttavia, quando questa ‘resistenza’ all’insulina, soprattutto se potenziata dall’eccesso di peso, causa principale dell’insulino-resistenza al di fuori dello stato gravidico, non è sufficientemente compensata dalla secrezione di insulina, la glicemia tende ad elevarsi fino – in qualche caso – a sfociare nel diabete gestazionale.

 

Quando è raccomandato lo screening per il diabete in gravidanza?

Come riportato dagli Standard italiani di cura del diabete mellito, SID-AMD 2014, la valutazione iniziale di una donna in gravidanza deve prevedere lo screening per due possibili aspetti:

1) Diabete manifesto (e fino ad allora misconosciuto): lo screening e l’eventuale diagnosi devono essere effettuate alla prima visita con la valutazione della glicemia a digiuno e dell’emoglobina glicata. La diagnosi viene posta in presenza di:

  • glicemia a digiuno ≥126 mg/dl,
  • glicemia random** ≥200 mg/dl o HbA1c ≥48 mmol/mol (≥6,5%),

riconfermate in un secondo prelievo ematico. In tal caso è necessario avviare un monitoraggio metabolico intensivo, come raccomandato per il diabete preesistente alla gravidanza (o diabete pre-gestazionale).
** Per glicemia plasmatica random si intende controllata in qualunque momento della giornata, non necessariamente a digiuno.

 

2) Diabete gestazionale: lo screening e l’ eventuale diagnosi vengono offerti alle donne con specifici fattori di rischio e sono effettuati tramite curva da carico di glucosio a 75 grammi di glucosio da eseguirsi:

– a 16-18 settimane di età gestazionale, in presenza di ALMENO UNO tra i seguenti fattori di rischio:

  • obesità (BMI ≥30 kg/m2);
  • pregresso diabete gestazionale;
  • glicemia a digiuno 100-125 mg/dl, all’inizio della gravidanza o in passato

In caso di esito negativo la curva da carico andrà ripetuta alla 24-28ma settimana.

 

– a 24-28 settimane di età gestazionale, in presenza di ALMENO UNO tra i seguenti fattori di rischio:

  • familiarità positiva per diabete in familiari di primo grado;
  • pregresso diabete gestazionale (anche se con screening normale alla 16-18
  • settimana);
  • macrosomia fetale in gravidanze precedenti;
  • sovrappeso o obesità (BMI ≥25 kg/m2);
  • età ≥35 anni;
  • etnie a elevato rischio (Asia meridionale, Medio Oriente, Caraibi).

 

La curva da carico di glucosio risulta positiva per diabete gestazionale in caso di riscontro di un valore di glicemia plasmatica superiore ai seguenti limiti:

  • a digiuno ≥92 mg/dl
  • dopo 1 ora ≥180 mg/dl
  • dopo 2 ore ≥153mg/dl

 

Qual è miglior approccio terapeutico in caso di diabete gestazionale?

Il controllo dell’alimentazione, seguendo la dieta personalizzata elaborata con il proprio medico e uno stile di vita attivo, volti alla corretta gestione del peso in gravidanza, soprattutto se in presenza di eccesso ponderale pre-gravidico, sono naturalmente il primo presidio terapeutico sia nel diabete preesistente alla gravidanza che nel diabete gestazionale; se nonostante tale approccio, le glicemie a digiuno e/o post-prandiali si mantengono nella maggior parte delle rilevazioni superiori ai target previsti (glicemia a digiuno < 95 mg/dl; glicemia a 1 ora dal pasto < 140 mg/dl, glicemia a 2 ore dal pasto < 120 mg/dl) occorre considerare la terapia farmacologica, che in gravidanza è rappresentata unicamente dall’insulina (a lunga e/o rapida durata d’azione, a seconda delle necessità di controllo della glicemia), non essendo disponibili dati sufficienti sulla sicurezza per il feto con l’utilizzo degli ipoglicemizzanti orali.

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