Non è solo una questione di “chili di troppo”. Nelle malattie reumatologiche il grasso può diventare un pericoloso alleato dell’infiammazione. È questo il messaggio che arriva dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) in occasione della World Obesity Day, che si celebra il 4 marzo di ogni anno.
Oggi fino al 50% dei pazienti con artrite reumatoide presenta sovrappeso od obesità; la percentuale sale al 60% nelle persone con artrite psoriasica.
«Di fronte a questi numeri è fondamentale ridefinire l’approccio terapeutico in reumatologia, tenendo conto della variabile peso che può “interagire” in diversi modi con le nostre malattie», afferma il Prof. Andrea Doria, Presidente SIR.
Il grasso come organo pro-infiammatorio
«L’eccesso di tessuto adiposo non rappresenta soltanto un carico aggiuntivo sulle articolazioni, ma può contribuire ad alimentare l’infiammazione e a ridurre la risposta alle terapie, influenzando il decorso di malattie croniche come artrite reumatoide e artrite psoriasica», prosegue Doria.
Il tessuto adiposo non è un semplice deposito energetico: è un organo metabolicamente attivo, capace di produrre mediatori pro-infiammatori che dialogano con il sistema immunitario.
In patologie dove l’infiammazione è il cuore del problema, questo dialogo può tradursi in una malattia più attiva e più difficile da controllare.
Il ponte con insulino-resistenza e rischio cardiometabolico
Il legame tra obesità e artrite reumatoide si inserisce in un quadro ancora più ampio. L’infiammazione cronica di basso grado tipica dell’eccesso ponderale è strettamente connessa all’insulino-resistenza, alla comparsa di diabete di tipo 2 e all’aumento del rischio cardiovascolare.
Si crea così un circolo vizioso:
- il tessuto adiposo alimenta l’infiammazione sistemica
- l’infiammazione peggiora la sensibilità all’insulina
- l’insulino-resistenza aumenta il rischio cardiometabolico
- il rischio cardiovascolare, già elevato nei pazienti con artrite reumatoide, cresce ulteriormente.
Chi convive con una malattia infiammatoria cronica e con obesità si trova quindi esposto a un doppio carico: articolare e metabolico.
Malattia più severa, risposta ai farmaci meno efficace
«Chi presenta una malattia reumatologica e ha anche un indice di massa corporea (BMI, dall’inglese Body Mass Index) elevato, in genere, va incontro a una condizione più severa e risponde meno efficacemente ai farmaci», spiega il Prof. Roberto Felice Caporali, Presidente eletto SIR.
«Oltre al ben noto effetto meccanico — cioè l’aumentato stress su articolazioni già compromesse — sta emergendo un altro aspetto, meno visibile ma altrettanto rilevante: l’impatto immunologico dell’eccesso di tessuto adiposo. Il problema non è soltanto “portarsi dietro” più chili, ma gestire un “ospite” capace di dialogare con il sistema immunitario, aggravando lo stato infiammatorio».
Questo può tradursi in una minore probabilità di raggiungere la remissione o una bassa attività di malattia, obiettivi centrali nella gestione dell’artrite reumatoide.
“Curare” il peso per curare l’infiammazione
«La gestione del paziente reumatologico con obesità deve prevedere un approccio bimodale: da un lato il controllo dell’infiammazione con le terapie specifiche, dall’altro un intervento strutturato sul peso corporeo», sottolinea Caporali.
«Una modifica dello stile di vita, con una dieta corretta e attività fisica adeguata, può migliorare la risposta ai farmaci e ridurre il carico infiammatorio. Perdere peso non può più essere solo un elemento accessorio; deve diventare un preciso obiettivo di salute».
La riduzione del peso, anche moderata, può quindi avere un impatto che va oltre le articolazioni, contribuendo a migliorare anche il profilo metabolico e cardiovascolare.
Nuovi farmaci anti-obesità: un possibile effetto anche sull’infiammazione
Sul fronte terapeutico si apre inoltre uno scenario interessante con i farmaci di nuova generazione contro l’obesità.
«Siamo ancora in una fase preliminare», precisa Caporali, «ma in alcuni studi l’associazione tra terapia biologica e farmaco antiobesità ha mostrato un controllo dell’attività di malattia più marcato rispetto alla sola terapia reumatologica. Questo fa ipotizzare un effetto non soltanto legato al dimagrimento, ma anche a una possibile azione diretta su alcuni meccanismi immunitari coinvolti nelle malattie infiammatorie croniche».
Serviranno studi più ampi e follow-up prolungati per confermare questi risultati. Per ora, la priorità resta duplice: controllare l’infiammazione e intervenire sul peso con strategie strutturate e personalizzate.
In occasione della World Obesity Day, il messaggio dei reumatologi è chiaro: nelle malattie infiammatorie croniche il peso corporeo non è un dettaglio. È parte integrante della malattia — e, sempre più, parte della cura.
References
- Comunicato stampa della SIR, Società Italiana di Reumatologia





