Camminare fa bene e fa risparmiare

Al XXXI Congresso Nazionale della Società Italiana di Endocrinologia è stato presentato uno studio del Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Perugia coordinato dal professor Perpaolo De Feo; lo scopo era di valutare quanto la terapia del diabete mellito di tipo 2 e i relativi costi socio-sanitari possano essere influenzati da diversi livelli di attività fisica e di dispendio energetico. 179 pazienti affetti da diabete di tipo 2 sono stati studiati per due anni dopo essere stati suddivisi in sei gruppi uguali per età, sesso, durata del diabete e parametri della sindrome metabolica ma con diverso dispendio energetico (calcolato in METs-ora, unità di misura che si ottiene moltiplicando l’intensità della spesa energetica per la sua durata).
Il gruppo di ‘sedentari’ dopo due anni aveva invariati i parametri osservati, cioè pressione, circonferenza vita, glicemia ecc., con 393 euro di aumento  della spesa sanitaria annua pro capite. Il gruppo che aveva svolto attività leggera aveva registrato solo una lieve diminuzione della pressione. Erano invece migliorati molto i parametri dei quattro gruppi che avevano svolto attività con dispendio energetico medio-alto (come bicicletta, aerobica, nuoto, vogatore, danze latino-americane) ed erano anche diminuite le loro spese sanitarie.
È stato calcolato che i pazienti con diabete di tipo 2 che avevano camminato tutti i giorni per 4-5 chilometri hanno visto scendere la loro pressione arteriosa di 10 mmHg, la circonferenza addominale di 4,5 cm, il peso di 3 kg, la glicemia del 20% e i grassi nel sangue del 30%, con conseguente diminuzione del 15% del rischio di infarto e del 2,2% del rischio coronarico a 10 anni.
Come ha spiegato il professor De Feo: «Aumentare la propria attività fisica a 10 METs-ora/settimana (che equivale a camminare per due km al giorno o andare in bicicletta sei giorni su sette) consente il miglioramento di diversi parametri della sindrome metabolica e un importante risparmio economico; sicuramente però, arrivare a un dispendio energetico di 25-35 METs-ora/settimana comporta maggiori benefici sia di salute che di spesa complessiva».

 

 
Fonte: 6 maggio 2010, italiasalute.it

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