Nefropatia diabetica: un controllo multifattoriale riduce il rischio

Il raggiungimento degli obiettivi prefissati con le linee guida proposte dall’American Diabetes Association (ADA) potrebbe prevenire o addirittura eliminare nei pazienti con diabete di tipo 2 l’insorgenza di nefropatia diabetica, una patologia che è riconosciuta come la causa principale della malattia renale a stadio terminale.
Nello specifico i risultati auspicati dall’ADA riguardano l’emoglobina glicata, che dovrebbe essere inferiore al 7%, la pressione sistolica e diastolica inferiore a 130/80 mmHg, colesterolo LDL inferiore a 100 mg/dl, trigliceridi inferiori a 150 mg/dl e colesterolo HDL superiore a 40 mg/dl per gli uomini e a 50 mg/dl per le donne.
In uno studio condotto presso il Kaohsiung Medical University Hospital di Taiwan sono stati selezionati 1290 pazienti diabetici di circa 62 anni, con livelli di albumina normali, i quali sono stati sottoposti a cure intensive per il raggiungimento dei valori raccomandati nelle linee guida dell’ADA. Durante il periodo di ricerca, durato 4 anni e mezzo, si è verificata un’insorgenza di microalbuminuria, precursore della nefropatia diabetica, in 211 pazienti. I ricercatori hanno inoltre notato che meno obiettivi riuscivano a raggiungere i pazienti, più aumentava la probabilità di sviluppare la microalbuminuria. Questa correlazione è risultata significativa solo nei confronti di pressione sistolica, colesterolo HDL ed emoglobina glicata.
Gli esperti, sulla base di questi risultati, suggeriscono un controllo multifattoriale che comprenda tutti i target prefissati dall’ADA per ridurre l’incidenza di nefropatia diabetica nei soggetti con diabete di tipo 2 e normoalbuminuria.

 

 
Fonte: 3 febbraio 2010, Archives of Internal Medicine

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