Alimenti ultraprocessati: aumentano il rischio di infarti e diabete

Alimenti ultraprocessati: aumentano il rischio di infarti e diabete

Il consumo abituale di UPF aumenta il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e mortalità, è quanto emerge dal convegno dell’Intergruppo Parlamentare per tradurre le evidenze scientifiche in politiche di prevenzione.
Anche solo 100 grammi al giorno di alimenti ultraprocessati aumentano il rischio di ipertensione e altre malattie cardiovascolari e fanno crescere del 2,5% la mortalità per tutte le cause.
Un aumento del 10% di UPF nella dieta è associato a un incremento del rischio di prediabete del 51%, mentre una riduzione del 10% riduce il rischio di diabete di tipo 2 del 14%.

Non solo junk food come patatine, snack, merendine e bevande zuccherate. Ogni giorno nei carrelli della spesa entra una categoria di prodotti che mette a rischio la nostra salute in modo silenzioso: gli alimenti ultraprocessati (UPF, dall’inglese Ultra-Processed Foods), anche detti ultra lavorati o ultra elaborati. Il prefisso ultra ne chiarisce il significato.

Si tratta di preparazioni industriali in cui le materie prime vengono scomposte e ricombinate, spesso ricche di additivi, coloranti, emulsionanti e stabilizzanti. In alcuni Paesi occidentali questi prodotti rappresentano fino al 50–60% dell’apporto calorico giornaliero.

Alimenti ultraprocessati e rischio cardiovascolare: cosa dice la scienza

Le più recenti evidenze scientifiche associano il consumo abituale di UPF a:

  • incremento del 15–20% della mortalità per tutte le cause
  • aumento del 12–18% del rischio di patologie cardiovascolari
  • maggiore incidenza di ipertensione e malattie cardiache

Anche consumi apparentemente modesti, pari a 100 grammi al giorno, risultano collegati a un aumento significativo di mortalità generale e rischio cardiovascolare. Al contrario, una riduzione del 10% del consumo di UPF è associata a una diminuzione del rischio di diabete di tipo 2 del 14%.

Il convegno: dalla classificazione NOVA alle politiche pubbliche

Per affrontare con rigore una delle principali sfide emergenti per la sanità pubblica, l’Intergruppo Parlamentare Stili di Vita e Riduzione del Rischio [1] ha promosso il convegno: “Alimenti ultraprocessati e salute. Dalla classificazione NOVA alle politiche pubbliche”.
L’evento si è svolto il 18 dicembre 2025 a Palazzo Grazioli, a Roma, e ha riunito alcuni tra i massimi esperti nazionali per discutere l’impatto degli UPF sulla salute pubblica globale.
L’obiettivo è l’elaborazione di un position paper in grado di orientare le politiche nazionali nei prossimi anni. Il documento fornirà raccomandazioni su: regolamentazione, etichettatura, educazione alimentare, ricerca e monitoraggio, affrontando l’impatto multidimensionale degli alimenti ultraprocessati su salute, economia, ambiente ed equità sociale.

La prevenzione è più efficace e meno costosa dell’intervento tardivo.

Prevenzione e sostenibilità del Sistema Sanitario

“È il momento di affrontare l’argomento prima che l’Italia raggiunga i livelli di consumo di altri Paesi, dove gli UPF dominano la dieta quotidiana. Le politiche di contenimento sono più urgenti proprio dove i consumi sono ancora sotto controllo e il modello di cibo pronto non è prevalente” sottolinea Simona Loizzo, Presidente dell’Intergruppo Stili di Vita e Riduzione del Rischio.
Il carico sui Sistemi Sanitari è destinato a crescere in modo esponenziale; in assenza di politiche preventive efficaci, le proiezioni indicano un incremento della spesa sanitaria del 15–25% entro il 2040.

Perché i cibi pronti costano meno degli ingredienti?

“L’idea del convegno nasce da una domanda: perché i cibi pronti costano meno dei singoli ingredienti se hanno alle spalle un processo industriale?” sottolinea Johann Rossi Mason, Direttrice dell’Osservatorio MOHRE [2].“La risposta è nella scarsa qualità delle materie prime: spesso non sono alimenti veri, ma surrogati”.
La lavorazione industriale elimina nutrienti essenziali e sapore, che vengono poi reintrodotti attraverso sostanze chimiche per conferire forma, gusto e lunga vita sugli scaffali (shelf-life).

Una recente ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Nutrition and Metabolism ha evidenziato che un aumento del 10% di UPF nella dieta incrementa il rischio di prediabete del 51% e altera la tolleranza al glucosio del 158% [2]. “All’informazione devono affiancarsi politiche sistemiche capaci di contenere la diffusione dei prodotti e arginare la creazione di un ambiente ‘obesogeno’ in cui è forte la pressione dei ‘determinanti commerciali delle malattie” conclude Johann Rossi Mason.

La situazione in Italia: dati e trend

In Italia, gli alimenti ultraprocessati rappresentano attualmente circa il 20% delle calorie giornaliere, una quota inferiore rispetto ad altri Paesi occidentali. Tuttavia, il trend è in costante crescita, con particolare preoccupazione per bambini e adolescenti.

Lo studio Moli-sani e le evidenze italiane

“Lo studio Moli-sani, condotto in Molise su oltre 24.000 soggetti, e attualmente in corso presso l’IRCCS Neuromed di Pozzilli (IS) conferma che anche nella popolazione mediterranea, tradizionalmente protetta da pattern alimentari più salutari, il consumo di UPF è associato agli stessi rischi documentati a livello internazionale”, spiega Marialaura Bonaccio, IRCCS Neuromed di Pozzilli.
L’esposizione a un modello alimentare ricco di alimenti ultralavorati degrada la qualità della dieta, riducendo l’assunzione di frutta, verdura, cereali integrali, fibre e grassi vegetali.

Gli studi collegano il consumo di UPF ad oltre 32 malattie croniche.

Additivi, NOVA e impatto sulla salute

Secondo la classificazione NOVA, gli alimenti ultraprocessati sono formulazioni industriali con cinque o più ingredienti, contenenti sostanze raramente utilizzate nella cucina domestica. Essi non rappresentano solo un problema di eccesso di zuccheri, grassi e sale, ma sono una fonte importante di additivi alimentari, come coloranti, conservanti, antiossidanti, anti-agglomeranti, esaltatori di sapidità ed edulcoranti il cui fine principale non è migliorare le proprietà nutrizionali degli alimenti ma piuttosto quello di esaltarne il sapore, l’aspetto e anche la durata.

Recenti studi pubblicati su British Medical Journal e The Lancet documentano associazioni con:

  • malattie cardiovascolari
  • tumori del colon-retto, mammella e pancreas
  • malattie neurodegenerative
  • declino cognitivo
  • disturbi mentali, inclusi depressione e ansia

Il convegno italiano si inserisce nel dibattito internazionale avviato dalla recente Lancet Series “Ultra-Processed Food and Human Health”, presentata al Royal College di Londra [3].

L’esperienza internazionale dimostra la fattibilità di interventi regolatori efficaci.

Verso una strategia nazionale

È tempo che anche l’Italia si doti di una strategia sistemica per proteggere la salute dei cittadini, in particolare delle fasce più vulnerabili, preservando al contempo la dieta mediterranea e la cucina italiana, recentemente riconosciuta Patrimonio Immateriale dell’Umanità UNESCO.

Il Convegno si è aperto con i saluti istituzionali di Simona Loizzo, Presidente dell’Intergruppo Stili di vita e Riduzione del Rischio, seguiti dalle relazioni di Duilio Carusi (Osservatorio Benessere e Resilienza), Massimo Ciccozzi (Campus Biomedico), Francesco Sofi (Ospedale di Careggi), Marialaura Bonaccio (Neuromed, Moli-sani study), Alessio Molfino (Università Sapienza) e Giuseppe Novelli (Genetica Medica, Tor Vergata) prima di passare alla tavola rotonda multidisciplinare a cui hanno partecipato Fabio Beatrice (Osservatorio MOHRE), Eleonora Evi (Parlamentare), Stefano De Lillo (Ordine dei Medici Roma), Francesco Luongo (Heated Community Hub), Enrico Prosperi (Soc. It. Educazione Terapeutica), Francesco Pozzi (IULM, Milano) e Daniela Galdi (Lifeness).

SCARICA IL PROGRAMMA DELL’EVENTO
“Alimenti ultraprocessati e salute”
Roma, Giovedì 18 dicembre 2025, ore 9.30

References

[1] Intergruppo Parlamentare Stili di Vita e Riduzione del Rischio
https://www.intergruppostilidivita.it/

[2] Osservatorio MOHRE: Salute, Medicina e Riduzione del Danno
https://mohre.it/

[3] Yiping Li, Elizabeth Costello, et Al – Ultra-processed food intake is associated with altered glucose homeostasis in young adults with a history of overweight or obesity: a longitudinal study. Nutr Metab (Lond) 2025 Nov 10;22(1):135

[4] The Lancet – SERIES Global Health
Ultra-Processed Foods and Human Health
https://www.thelancet.com/series-do/ultra-processed-food

Potrebbero interessarti