Diabete: autostima e autoefficacia

Diabete: autostima e autoefficacia

A cura della Dr.ssa Rossella Bossa, medico psicoterapeuta, Milano

La preoccupazione di tante persone affette da diabete è quella di non poter condurre una vita piena e di essere costretti a rinunce importanti. Questa convinzione riduce notevolmente l’autostima innescando un circolo vizioso che comporta secondariamente una rinuncia reale a quei progetti e a quelle attività che danno significato e gusto alla propria vita.

Il diabete implica un impegno costante per mantenere un compenso glicometabolico ottimale e prevenire le complicanze, ma non impedisce di vivere appieno la propria vita, per lo meno non in modo diretto. In realtà non è la malattia che “tira il freno a mano”, ma la percezione di sé come persone imperfette, inadeguate, che spesso accompagna una problematica accettazione della diagnosi. In un mondo spietato, dove sembra non esserci posto per ciò che è disfunzione o difficoltà, mantenere un buon livello di autostima è difficile per tutti, soprattutto per chi deve convivere con una malattia cronica.

Cos’è l’autostima?

L’autostima è la valutazione che ogni individuo fa di se stesso, nei diversi ambiti. E’ sostanzialmente il giudizio che ci diamo, come genitori o figli, come professionisti o studenti, come sportivi, amici o partner. Ognuno di noi attribuisce un’importanza diversa a questi aspetti, perché ogni essere umano è irripetibile e unico, e costruisce secondo criteri personali quel sistema di valori e di priorità che sono la bussola della propria esistenza. Nello sviluppo dell’autostima sono fondamentali le esperienze passate, ma soprattutto come queste sono state giudicate, da noi stessi e dagli altri.

Nel processo di formazione dell’autostima, che inizia già nei primi anni di vita, si crea inevitabilmente un gap tra il nostro sé ideale e il nostro sé reale, che genera emozioni e stati d’animo diversi, a seconda della prospettiva:

  • Tra come siamo e come vorremmo essere: prevale uno stato d’animo di insoddisfazione e demotivazione.
  • Tra come siamo e come crediamo di dover essere: prevale uno stato d’animo caratterizzato da senso di colpa e tendenza all’autodenigrazione.
  • Tra come siamo e come crediamo che gli altri ci vorrebbero: prevale uno stato d’animo di inadeguatezza.

Quando si riceve diagnosi di una patologia cronica come il diabete, l’autostima subisce un evidente contraccolpo, soprattutto nella fase iniziale. Il gap tra sé ideale e sé reale aumenta, e con esso le emozioni negative, anche per questo è difficile accettare la malattia. Si è portati, erroneamente, a credere di non poter essere più dei bravi genitori, studenti, professionisti o sportivi…In questo modo lasciamo che sia la malattia a prendere il timone della nostra vita, con un inevitabile impatto negativo sulle nostre aspirazioni e quindi indirettamente sulla qualità di vita e sul tono dell’umore.

La conseguenza di una bassa autostima è che si tende ad evitare di assumersi la responsabilità del proprio agire, delegando agli altri decisioni e scelte. La ricerca del consenso altrui diventa prioritaria rispetto agli obiettivi che vogliamo raggiungere.

Se le cure mediche e l’osservanza dei controlli migliora la sopravvivenza, recuperare l’autostima è importante per ridare il giusto valore a se stessi, ritrovare una progettualità e condurre una vita di significato.

Insieme all’autostima, un altro elemento, ad essa correlato, contribuisce alla realizzazione di un buon concetto di sé: l’autoefficacia.

Cos’è l’autoefficacia?

L’autoefficacia, un costrutto elaborato dallo psicologo A. Bandura (2000), è la credenza che ogni persona ha rispetto alla propria capacità di ottenere gli effetti desiderati con la propria azione. Risponde alla domanda: “sono capace, possiedo le abilità per affrontare una determinata situazione?” Non si tratta quindi della generica fiducia in sé stessi, né di una misura diretta delle proprie competenze, ma piuttosto di quanto siamo convinti/consapevoli di possedere le abilità necessarie per svolgere con successo un determinato compito.

I livelli di autoefficacia influenzano le prestazioni in ambito scolastico, sociale, nella gestione della salute. Le persone con bassi livelli di autoefficacia hanno basse aspirazioni, sono portate ad evitare di impegnarsi in attività che ritengono “non alla propria portata”, si arrendono facilmente davanti alle difficoltà, che affrontano con maggiori livelli di stress. Preferiscono delegare ad altri le decisioni importanti. Sono più facilmente soggette a depressione e cali dell’autostima in seguito a un fallimento.

Nel caso dei diabetici, questo concetto riconduce inevitabilmente all’importanza dell’autonomia nella gestione del controllo glicemico. Assumersi la responsabilità della gestione della propria salute è un ottimo allenamento per mantenere elevata la stima di sé e la fiducia nelle proprie capacità. E’ importante adottare questo comportamento quanto prima, per sviluppare una fiduciosa progettualità nel futuro.

References

– M. Giannantonio – Mi vado bene? autostima e assertività. Ed. Erickson, 2009

– A. Bandura – Autoefficacia. Teoria e applicazioni. Ed. Erickson, 2000

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