Quando si parla di diabete di tipo 2, spesso l’attenzione è rivolta solo ai valori della glicemia. In realtà, questa malattia influisce su molti aspetti dell’organismo, compreso l’equilibrio dei batteri che vivono nel nostro corpo (microbiota). Recenti studi hanno evidenziato il coinvolgimento cruciale della disbiosi del microbiota intestinale nella patogenesi e nella progressione della nefropatia diabetica, mediata dall’asse intestino-rene.
Un nuovo studio clinico condotto dall’Università di Pisa ha dimostrato che una particolare terapia combinata (empaglifozin + linagliptin) per il diabete tipo 2 non solo migliora il controllo metabolico, ma contribuisce anche a riequilibrare il microbiota urinario, riducendo il rischio di infezioni delle vie urinarie, che è più elevato nei soggetti con diabete, in particolare anziani.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Diabetes/Metabolism Research and Reviews.
Cos’è il microbiota urinario e perché è importante
Fino a pochi anni fa si pensava che le urine fossero sterili. Oggi sappiamo che nella vescica e nelle vie urinarie vive una comunità di microrganismi, chiamata microbiota urinario o urobioma.
In condizioni di salute, questi batteri convivono in equilibrio e contribuiscono a proteggere l’apparato urinario.
Nel diabete di tipo 2, però, questo equilibrio può alterarsi (una condizione chiamata disbiosi), con un aumento di batteri potenzialmente dannosi e una maggiore predisposizione alle infezioni urinarie e genitali.
Lo studio: empagliflozin da solo o in combinazione?
I ricercatori hanno analizzato l’effetto di due farmaci molto usati nel diabete tipo 2:
- Empagliflozin, un inibitore SGLT2 (glifozina), noto per i suoi benefici su cuore e reni
- Linagliptin, un inibitore DPP-4 (dipeptidil peptidasi 4), che aiuta a controllare la glicemia.
Lo studio ha confrontato:
👉 pazienti in terapia con il solo empagliflozin
👉 pazienti in terapia combinata empagliflozin + linagliptin
I risultati hanno mostrato qualcosa di molto interessante.
I risultati principali dello studio
- Il trattamento con solo empagliflozin tendeva a peggiorare la disbiosi del microbiota urinario, aumentando la presenza di batteri potenzialmente patogeni.
- La terapia combinata empagliflozin + linagliptin, invece:
- riduceva i batteri dannosi
- favoriva un profilo microbiologico più equilibrato
- diminuiva il rischio potenziale di infezioni genito-urinarie
In pratica, l’associazione dei due farmaci sembrerebbe “proteggere” meglio le vie urinarie.
Perché questa scoperta è importante per chi ha il diabete
Gli inibitori SGLT2 come l’empagliflozin sono farmaci molto efficaci e sempre più prescritti perché:
✅ abbassano la glicemia
✅ proteggono cuore e reni
✅ riducono il rischio di complicanze cardiovascolari
Tuttavia, uno degli effetti collaterali più noti è l’aumento delle infezioni urinarie e genitali.
Questa nuova ricerca suggerisce che:
👉 associare un inibitore DPP-4 come linagliptin potrebbe ridurre questo rischio
👉 migliorando la tollerabilità della terapia
👉 e favorendo una migliore aderenza nel lungo periodo
Un aspetto fondamentale nella gestione del diabete tipo 2 di lunga data.
Un passo avanti verso terapie sempre più personalizzate
Lo studio è frutto della collaborazione tra i gruppi di ricerca guidati da Anna Solini, associata di Medicina Interna all’Università di Pisa nonché direttrice della Sezione dipartimentale di Medicina Interna a indirizzo metabolico dell’Aoup e da Emilia Ghelardi, associata di Microbiologia e Microbiologia Clinica all’Ateneo pisano nonché direttrice della Scuola di specializzazione in Microbiologia e Virologia.
Secondo le ricercatrici che hanno guidato lo studio, Anna Solini ed Emilia Ghelardi, questi risultati aprono nuove prospettive:
- non solo controllare la glicemia
- ma anche prendersi cura dell’equilibrio microbiologico
- prevenendo complicanze spesso fastidiose per i pazienti.
Ulteriori studi sul microbioma urinario (urobioma) sono in corso. In futuro, la scelta delle terapie antidiabetiche potrebbe tenere conto sempre di più anche del microbiota.
Cosa deve fare il paziente?
È importante ricordare che:
- le terapie non vanno mai modificate senza consultare il medico
- ogni paziente ha una situazione clinica diversa.
Questi risultati rafforzano però l’idea che le terapie combinate, quando appropriate, possano offrire benefici più ampi rispetto al solo controllo della glicemia.
NB: Se si soffre spesso di infezioni urinarie durante la terapia con SGLT2 inibitori, è utile parlarne con il diabetologo.
References
- Marco Calvigioni, Edoardo Biancalana, et al – Effect of SGLT2 Inhibitors + DPP-4 Inhibitors on Urine Microbiota in Type 2 Diabetes. Diabetes Metab Res Rev 2026 Jan;42(1):e70127
- Graells T, Lin YT, Ahmad S, Fall T, Ärnlöv J – The urinary microbiome in association with diabetes and diabetic kidney disease: A systematic review. PLoS One 2025 Jan 31;20(1):e0317960
- Jiang H, Wang X, Zhou W, Huang Z, Zhang W – Gut microbiota dysbiosis in diabetic nephropathy: mechanisms and therapeutic targeting via the gut-kidney axis. Front Endocrinol (Lausanne) 2025 Sep 18;16:1661037





