Curcuma e diabete: quali benefici secondo gli ultimi studi?

Curcuma e diabete: quali benefici secondo gli ultimi studi?

La Curcuma longa è una pianta erbacea il cui rizoma è usato come spezia nella cucina tradizionale di molte zone dell’Asia e del Medio Oriente, soprattutto in India e Thailandia. La spezia più conosciuta a base di Curcuma è il Curry.

Secondo le tradizioni mediche di molti popoli vengono attribuite alla Curcuma proprietà benefiche e salutistiche; soprattutto la medicina ayurvedica parla da secoli di un ruolo positivo della Curcuma in una grande varietà di disturbi.
La medicina moderna con metodi sperimentali sta cercando di fare luce sui meccanismi d’azione delle sostanze contenute nella Curcuma per poter chiarire gli eventuali effetti benefici anche in presenza di patologie o in ambito preventivo.

Chiarendo subito che non siamo davanti a evidenze scientifiche che permettano di parlare di azioni “curative”, nel senso stretto del termine, possiamo però affermare che la scienza moderna sta evidenziando risultati a favore delle proprietà benefiche delle sostanze contenute nella Curcuma. In particolare per l’antiossidante chiamato Curcumina.

Le proprietà della Curcumina

La Curcumina è un pigmento bioattivo appartenente alla classe dei polifenoli – estratto dal rizoma della Curcuma longa nel 1815 – che conferisce il tipico colore giallo-arancio delle spezie e che è dotato di una potente azione antiossidante. Insieme agli altri polifenoli è sotto studio per verificarne gli effetti sulle cellule e il possibile ruolo in diverse patologie. In modelli animali e in studi sperimentali preclinici, l’estratto di curcumina ritarda lo sviluppo di diabete tipo 2, migliora le funzioni della beta-cellula e riduce l’insulino-resistenza. Nonostante i risultati molto incoraggianti, sono necessari studi su ampia scala, ben controllati per definire con precisione le dosi, l’efficacia e la sicurezza della curcumina per uso clinico nell’uomo.

Struttura molecolare della Curcumina

Della Curcumina si sono evidenziate con certezza proprietà anti-ossidanti, anti-infiammatorie ed epigenetiche, cioè la capacità di regolare certi meccanismi di modificazione del DNA e del suo metabolismo, spesso alla base di patologie degenerative e infiammatorie come i tumori. Essendo l’obesità e il diabete di tipo 2 malattie con una forte componente infiammatoria, gli studiosi hanno cercato di evidenziare effetti positivi e benefici anche in queste patologie.
Sono in studio anche potenziali benefici della Curcumina nel contrastare lo sviluppo di alcuni tumori (seno, polmone, sistema digestivo, sangue e sistema linfatico e altri tessuti). Sono sotto indagine anche i potenziali effetti antivirali evidenziati dalla Curcumina verso diversi virus di cui sembra ostacolare alcuni passaggi critici della replicazione.

Per quanto riguarda il diabete, un’azione messa in luce è quella di contrastare gli effetti tossici di alcuni grassi, per esempio l’acido palmitico, sulle cellule beta del pancreas. Il cronicizzarsi di questi effetti tossici nella vita di una persona potrebbe contribuire molto allo sviluppo e alla progressione del diabete di tipo 2 e ci sono segnali che la Curcumina possa contrastare certi effetti negativi.

Una condizione comune sia al diabete di tipo 1 che al diabete di tipo 2 è che l’iperglicemia porta a stati infiammatori cronici con l’attivazione di processi cronico-degenerativi. Anche in questo caso, la Curcumina e altri antiossidanti, come Esperidina e Rutina, svolgono un ruolo protettivo contro i processi infiammatori.

Uno studio italiano evidenzia come alcuni soggetti con obesità e con diabete mostrino miglioramenti significativi dei parametri di controllo della patologia dopo dieta corretta e somministrazione di 300 mg di Curcumina, rispetto a soggetti di controllo che seguivano solo la dieta corretta senza la Curcumina. Dai dati di questo studio sembrerebbe che la Curcumina renda possibile migliorare la risposta metabolica di soggetti con diabete ma i vantaggi più rilevanti si hanno con la dieta corretta; la Curcumina migliora la risposta solo di pochi punti percentuali rispetto a coloro che seguono solo la dieta.

Passare da questi studi a protocolli clinici utilizzati sui pazienti non è ancora possibile, anche considerando la scarsa biodisponibilità dimostrata dalla curcumina che rappresenta un grosso limite alla sua applicabilità clinica. Non si devono avere aspettative eccessive sulla Curcumina così come di nessun’altra sostanza e/o alimento di cui si testano in laboratorio degli effetti salutistici. Questi studi vanno inseriti a rinforzo dell’idea che uno stile di vita salutare e un’alimentazione equilibrata ricca di prodotti vegetali e integrali e con un consumo controllato di fonti proteiche e di grassi previene la comparsa di alcune malattie e/o contribuisce a gestire meglio la condizione di molte patologie cronico-degenerative del nostro tempo come obesità, diabete tipo 2, ipertensione, sindrome metabolica, tumori. In quest’ottica, le spezie in genere e non solo la Curcuma sono ricchi di sostanze antiossidanti e dovrebbero essere inserite abitualmente nei nostri condimenti per insaporire i piatti, andando a ridurre il consumo di condimenti a base di grassi animali e/o ricchi di sale.

La dose di riferimento

Già nel 2014, l’EFSA (European Food Safety Authority) aveva stabilito il quantitativo massimo giornaliero da non superare di 3 milligrammi per chilo di peso corporeo.
Di recente, l’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (BfR) ha sottolineato che tale quantità rischia di essere facilmente superata. Perché?

Come ben spiegato da Il Fatto Alimentare in un recente articolo: “Nella sua valutazione, l’Istituto sottolinea infatti che spesso la curcumina è contenuta in integratori o additivi misti, la cui composizione non è nota nel dettaglio. Inoltre, altrettanto di frequente, le polveri contengono, oltre alla radice, o rizoma, anche altre parti della pianta, soprattutto quando si tratta di prodotti venduti come naturali. È noto inoltre, e questo emerge come l’elemento più significativo, che la sua biodisponibilità, cioè la quantità effettivamente disponibile per l’organismo, aumenta significativamente se viene associata al principio attivo del pepe, la piperina. In tutti questi casi, la concentrazione effettivamente assorbita può essere diversa da quella teorica e, per questo, è possibile che si rischi di incorrere in effetti collaterali, segnala il BfR, soprattutto quando l’assunzione è regolare e prolungata nel tempo”. Sempre bene confrontarsi con un nutrizionista, in questi casi, per studiare un adeguato consumo di base.

A chi è sconsigliato il consumo di integratori a base di curcumina

Secondo quanto stabilito dal Ministero della Salute, il consumo abituale di integratori a base di curcumina è sconsigliato alle persone con alterazioni della funzione epato-biliare e a quelle con calcoli delle vie biliari. Il Ministero della Salute invita anche a consultare il medico prima di utilizzare questi integratori nel caso in cui si stiano assumendo dei farmaci.

References

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