Per il mio cuore, per il tuo cuore, per tutti i nostri cuori

Per il mio cuore, per il tuo cuore, per tutti i nostri cuori

ALT Onlus, Associazione per la lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari, ha aderito anche quest’anno alla Giornata Mondiale del Cuore, 2018 (#WorldHeartDay) in programma sabato 29 Settembre 2018. Un’occasione in più per incentivare noi stessi e le persone a cui vogliamo bene, ad avere maggiore cura della nostra salute, con scelte di vita sane e intelligenti. Un ritorno alla vita, come la storia di Laura tratta dal libro “Cuore di donna” di Lidia Rota Vender e Mario Pappagallo. “Era stato il diabete….. ma lei non lo sapeva.”

 

Laura: se fosse stata un uomo…

Non era per niente felice, Laura, da qualche anno: da quando suo marito, per rinascere a nuova vita, l’aveva piantata in asso, distruggendo la sua.
I primi mesi erano stati pieni di pianti, di rabbia e di dolore, di malinconia, di sensi di colpa, ma poi si era rimboccata le maniche e aveva deciso che ce l’avrebbe fatta da sola.
Sarebbe anche diventata nonna in primavera: la tenerezza di quella notizia le faceva sembrare tutto più bello, voleva essere viva!
Era venuta in ufficio presto, sfidando la neve, il lavoro doveva essere finito entro le dieci, il professore era molto esigente.
Una coltellata, improvvisa, in mezzo al petto, il respiro sparito, non riusciva a parlare… e poi il buio.
Il professore aveva sentito il tonfo, insieme al tonfo era sparito il rumore dei tasti, per questo si era affacciato alla porta: donna, giovane, non fuma, non può essere un Infarto. Vediamo se si riprende con un po’ d’acqua. Finalmente a qualcuno viene la brillante idea di chiamare un’ambulanza.
Infarto: senza nemmeno un piccolo preavviso.
Rimani per qualche giorno sul bordo del precipizio: di qui la vita, la gioia, i ragazzi; di là il buio, e per te, forse, il niente.

 

Nell’Unità coronarica non esistono il giorno e la notte, esiste il neon. Parlano poco i medici, scrivono molto, guardano il monitor, ogni tanto guardano anche te, ma ti toccano poco: hanno più confidenza con le macchine che con la pelle dei malati. Peccato. E poi si esce, si ritorna alla vita.
Un’aspirina tutti i giorni, a stomaco pieno, non è una cura complicata. Due volte la settimana in piscina a fare la ginnastica in acqua insieme ad altre “foche” come lei.
Per il resto camminate, magnifiche camminate, anche per andare in ufficio, scarpe piatte, vestiti comodi . Ci vuole mezz’ora.

 

Era stato il diabete: lei non lo sapeva, si era dimenticata che lo aveva avuto suo padre. E insieme al diabete, si era messo in disordine il sistema della coagulazione del sangue.
L’accoppiata diabete e sangue che coagula troppo aveva tappato con un trombo la sua coronaria: il liquido iniettato in Unità Coronarica aveva funzionato, una specie di idraulico liquido, aveva sciolto il trombo: una retina metallica piazzata al posto giusto per tener aperta la coronaria.
Infarto risolto, paura passata.
Terrore che succeda ancora: vale la pena di cambiare qualcosa.
Se lei fosse stata un uomo, con quei sintomi, il professore non avrebbe sbagliato la diagnosi: sarebbe andato a colpo sicuro. Ma una donna… non sbaglierà, la prossima volta.

Meno numeri, più cuore.

 

 

 

Reference

Cuore di donna, di Lidia Rota Vender e Mario Pappagallo, pubblicato da Sperling & Kupfer Editori, disponibile nella sede dell’ALT, Associazione per la lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari – Onlus (Via Lanzone, 27, 20123 Milano, MI) oppure online sul sito www.trombosi.org)

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