Occhio alla glicemia se… “non avete più lacrime”

L’occhio secco o sindrome dell’occhio secco (“cherato-congiuntivite secca” in termini medici) non è un semplice fastidio, ma una vera e propria patologia del film lacrimale, che va trattata precocemente, altrimenti si rischiano lesioni corneali che possono compromettere la vista. Il diabete mellito è stato identificato come fattore di rischio per l’occhio secco in molti studi.

 

I numeri della sindrome dell’occhio secco

Il 20% dei pazienti che si recano dall’oculista e circa 1 anziano su 3 lamentano sintomi riconducibili alla sindrome dell’occhio secco, ormai riconosciuta come vera e propria patologia.
La sindrome dell’occhio secco è caratterizzata da una ridotta produzione di lacrime, da una loro alterazione qualitativa e/o da un’aumentata evaporazione delle stesse. Fattori ambientali, comportamentali, ma anche l’aumento della vita media e l’incremento di alcune patologie croniche, come il diabete, sono alla base del progressivo aumento di questa patologia negli ultimi decenni.

A determinare la sindrome dell’occhio secco, oggi in aumento con i primi casi riscontrati già in età pediatrica, è anche la qualità dell’ambiente in cui viviamo. Recenti studi, infatti, attestano la corrispondenza tra maggiori livelli di inquinamento da polveri sottili PM10 e PM2,5 (che agiscono sull’occhio come talco, seccandolo) e recrudescenza dei disturbi oculari.

 

Una condizione correlata anche all’età

“Quello dell’occhio secco è anche un fenomeno ‘age-related’” – ha sottolineato Paolo Nucci, Direttore della Clinica Oculistica Universitaria dell’Ospedale San Giuseppe, in occasione della Giornata Mondiale dedicata alla Vista, che si celebra l’ 11 ottobre di ogni anno. “Dopo i 50 anni è fisiologico un ricambio meno frequente del film lacrimale e una minore idratazione oculare. Con il progressivo invecchiamento della popolazione, il problema è quindi più ricorrente. Anche l’impiego massiccio dei device, che ci impongono una visione ravvicinata e un maggior consumo di lacrime, ha un ruolo nella diffusione della sindrome dell’occhio secco. Sul processo di invecchiamento non possiamo intervenire, in merito a smartphone e altri schermi si possono dare limitazioni di buon senso, ma una crociata contro questa tecnologia, che ormai fa parte della nostra vita, sarebbe anacronistica” ha continuato Nucci.

 

Quali sono i sintomi

Un intenso fastidio indotto dalla luce, la sensazione di avere un corpo estraneo nell’occhio e di vedere attraverso un parabrezza appannato sono i principali campanelli d’allarme di questa condizione, caratterizzata dal deteriorarsi del film lacrimale che ricopre la superficie dell’occhio.
L’alterazione del film lacrimale determina diversi disturbi oculari, ecco i campanelli d’allarme a cui fare attenzione:

 

  •  prurito
  •  bruciore
  •  fotofobia (intenso fastidio indotto dalla luce)
  •  sensazione di corpo estraneo o sabbia nell’occhio
  •  difficoltà ad aprire gli occhi al risveglio.

I sintomi sono aggravati dagli sforzi visivi prolungati, come la lettura, il lavoro al computer, la guida o guardare a lungo la televisione.

 

Che cosa si può fare per arginare il problema?

“Curare il nostro stato di salute generale – afferma l’esperto – sottoporsi agli opportuni controlli dall’oculista (per chi ha il diabete, almeno una volta all’anno), avere un’alimentazione povera di zuccheri sono utili suggerimenti che ciascuno di noi dovrebbe seguire. Ma è fondamentale che si intervenga anche sull’ambiente in cui viviamo, cercando soluzioni concrete per ridurre l’inquinamento da polveri sottili. La ricerca scientifica nel frattempo va avanti verso lo sviluppo di nuovi farmaci capaci di ricostituire il film lacrimale. A questo proposito la nostra struttura è impegnata in diversi studi. In merito alle terapie, occorre ricordare ai pazienti di non affidarsi al fai da te, ma di rivolgersi sempre a un oculista, il quale sarà in grado di individuare il farmaco più adatto a ricostruire il proprio specifico film lacrimale, oggi riconosciuto ormai come vero e proprio organo”.

 

Per ridurre l’inquinamento da polveri sottili, il dr. Nucci, ha rivolto un appello al Sindaco di Milano Giuseppe Sala, all’Assessore Mobilità e Ambiente Marco Granelli, così come ai loro omologhi nelle altre principali città italiane: “Alcuni accorgimenti ragionevoli e di semplice esecuzione permetterebbero di migliorare la qualità dell’aria, a beneficio non solo di polmoni e bronchi, ma anche degli occhi: ad esempio, bloccare l’accesso al centro storico a mezzi molto inquinanti come i bus turistici, che spesso sostano con il motore acceso, producendo grandi quantità di polveri sottili. Un’altra soluzione facilmente attuabile potrebbe essere il lavaggio frequente delle arterie più trafficate della città, soprattutto nei periodi di piogge scarse. Gli pneumatici, infatti, transitando sull’asfalto, non solo rilasciano a loro volta una patina di materiale inquinante, ma risollevano anche le polveri già presenti nell’aria e sedimentate al suolo”.

 

 

References

– Liu C, Liang K, Jiang Z, Tao L – Sex hormone therapy’s effect on dry eye syndrome in postmenopausal women: A meta-analysis of randomized controlled trials. Medicine (Baltimore) 2018 Oct;97(40):e12572

– Bikbova G, Oshitari T, et al – Diabetic corneal neuropathy: clinical perspectivesClin Ophthalmol 2018 May 25;12:981-987

– Nucci P, Sacchi M, Pichi F, Allegri P, Serafino M, Dello Strologo M, De Cillà S, Villani E – “Pediatric Conjunctivitis and Air Pollution Exposure: A Prospective Observational Study”, Seminars in Ophthalmology 2017;32(4):407-411

– Ljubimov AV – Diabetic complications in the corneaVision Res 2017 Oct;139:138-152

– Zhang X, Zhao L, et al – Dry Eye Syndrome in Patients with Diabetes Mellitus: Prevalence, Etiology, and Clinical CharacteristicsJ Ophthalmol 2016;2016:8201053

– Tumosa N – Eye disease and the older diabeticClin Geriatr Med 2008 Aug;24(3):515-27

– Baudouin C – A new approach for better comprehension of diseases of the ocular surface. J Fr Ophtalmol 2007 Mar;30(3):239-46

– Palmowski AM1, Ruprecht KW – The cornea and systemic diseases. Curr Opin Ophthalmol 1995 Aug;6(4):17-20

 

 

 

Potrebbero interessarti