Chi svilupperà il diabete di tipo 1? Dall’insulina “ossidata” un nuovo esame del sangue per scoprirlo

Chi svilupperà il diabete di tipo 1? Dall’insulina “ossidata” un nuovo esame del sangue per scoprirlo

Uno studio internazionale presentato al 54° EASD di Berlino (1-5 ottobre 2018) che raccoglie i massimi esperti nell’area diabetologica, ha scoperto che l’insulina ‘arrugginita’ dai radicali liberi prodotti nel corso dell’infiammazione viene riconosciuta come una sostanza estranea dal sistema immunitario che comincia così a distruggere le cellule beta pancreatiche produttrici di insulina. Allo studio hanno partecipato ricercatori dell’Università Campus Biomedico di Roma, della Queen Mary University di Londra e dell’Università di Linköping (Svezia).
I ricercatori hanno quindi dimostrato che la misurazione di questi anticorpi contro l’insulina “ossidata” (oxPTM-INS-Ab) rappresenta un test molto accurato nel determinare se un paziente svilupperà un diabete tipo 1 e potrebbe dunque essere utilizzato nella pratica clinica come nuovo biomarcatore che si va ad aggiungere a quelli già attualmente utilizzati (anticorpi beta-cellulari: GADA, IA-2A, IAA).
Qualora studi futuri dovessero confermare il ruolo dell’insulina ossidata nella genesi del diabete di tipo 1 sarebbe ipotizzabile considerarla un possibile target terapeutico.

 

Diabete di tipo 1 (DT1): una patologia autoimmune

In corso di DT1, il sistema immunitario riconosce come estranee le cellule del pancreas che producono insulina, creando infiammazione e distruggendole determinando così il deficit assoluto di questo ormone. In precedenti studi, è stato dimostrato che sostanze tossiche come i radicali dell’ossigeno (radicali liberi) rilasciate durante l’infiammazione possono legarsi all’insulina, modificarne la struttura e renderla dissimile dalla insulina normalmente prodotta, innescando così una risposta contro queste forme ‘modificate’ di insulina.

Infatti, la maggior parte (oltre l’80 per cento) dei pazienti con diabete tipo 1 presenta anticorpi circolanti contro insulina ‘ossidata’; tali anticorpi sono già presenti anche vari anni prima dello sviluppo del diabete. Pertanto, gli studiosi hanno valutato se gli anticorpi anti ‘insulina-ossidata’ (oxPTM-INS-Ab) possano fungere da biomarcatore per individuare precocemente e in modo accurato il diabete tipo 1. L’obiettivo dello studio è stato valutare se la presenza di anticorpi circolanti anti insulina ossidata possa migliorare la possibilità di prevedere la comparsa del diabete tipo 1, rispetto ai biomarcatori ‘standard’ attualmente disponibili per la diagnosi della malattia (i cosiddetti anticorpi beta-cellulari: GADA, IA-2A, IAA).

 

Lo studio è stato condotto in collaborazione tra i laboratori del prof. Paolo Pozzilli (Università Campus Bio-Medico di Roma), della prof.ssa Ahuva Nissim (Queen Mary, University of London); sono stati utilizzati i campioni di siero raccolti dal prof. Johnny Ludvigsson (Linköping University, Svezia) nell’ambito dello studio ‘All Babies in Southeast Sweden’ (ABIS)”, che ha messo a disposizione i dati sull’incidenza del diabete tipo 1 relativi a 17 mila bambini svedesi seguiti dalla nascita per circa 20 anni. Abbiamo quindi misurato gli anticorpi anti-insulina ossidata nel siero di un sottogruppo di bambini appartenenti allo studio svedese ABIS prima della diagnosi del diabete tipo 1.  I risultati dello studio dimostrano che gli anticorpi anti insulina-ossidata (oxPTM-INS-Ab) sono altamente sensibili e specifici nel predire lo sviluppo futuro di diabete tipo 1 e che presentano un potere predittivo superiore a quello di altri biomarcatori standard comunemente utilizzati nella diagnosi del diabete tipo 1, nella fattispecie gli autoanticorpi anti insulina (IAA) che riconoscono la forma naturale (non modificata) di insulina. L’utilizzo del dosaggio per oxPTM-INS-Ab al posto degli IAA e in combinazione agli altri due biomarcatori standard (GADA e IA-2A) permette di individuare la totalità (100 per cento) dei bambini destinati a sviluppare il diabete tipo 1, rispetto all’84 per cento ottenibile con i soli biomarcatori standard.

 

Dalla ricerca alla pratica clinica

Le ricadute pratiche di questo studio sono da punto di vista diagnostico un nuovo esame del sangue pratico e accurato per la diagnosi e l’identificazione precoce dei soggetti che svilupperanno in futuro il diabete tipo 1. Sul versante della terapia invece l’insulina ossidata potrebbe avere un ruolo nello sviluppo del diabete tipo 1 e pertanto potrebbe rappresentare un target terapeutico per la prevenzione della malattia.

In conclusione, i biomarcatori attualmente disponibili non permettono di identificare in modo sufficientemente accurato i soggetti che svilupperanno in futuro il diabete tipo 1. Questo studio dimostra che la misurazione degli anticorpi anti insulina ossidata (oxPTM-INS-Ab) facilita l’identificazione precoce di questi soggetti, identificando la totalità dei futuri diabetici se misurato in combinazione con gli altri biomarcatori. Il suo potere diagnostico è superiore a quello degli anticorpi anti insulina non ossidata.

“Questo studio – commenta il dr. Rocky Strollo, endocrinologo e ricercatore presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma – dà sostegno alla nostra ipotesi secondo cui modificazioni ossidative dell’insulina sono coinvolte nello sviluppo del diabete tipo 1. Il passo successivo è capire se l’insulina ossidata sia causa primaria della malattia e definire i fattori che determinano l’ossidazione dell’insulina, al fine di sviluppare una terapia preventiva”.

 

 

References

Strollo R, Vinci C, Napoli N, et Al – Antibodies to oxidised insulin improve prediction of type 1 diabetes in children with positive standard islet-autoantibodiesOral Presentation # 209, EASD, Berlino, 1-5 ottobre 2018

 

Potrebbero interessarti