Malattie cardiovascolari: il rischio si valuta più accuratamente con l’HbA1c

L’emoglobina glicata (HbA1c) è un indicatore più accurato nel predire le malattie cardiovascolari rispetto al valore della glicemia a digiuno (FPG): lo sostengono i ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health di Baltimora, USA, dopo aver paragonato i due metodi misurando sia l’HbA1c che la glicemia a digiuno su 11.092 campioni di sangue provenienti da individui adulti che avevano partecipato allo studio Atherosclerosis Risk in Communities (ARIC) condotto tra il 1990 e il 1992.
I pazienti sono stati seguiti per un periodo di 14 anni, valutando l’incidenza nel gruppo di diabete, patologie cardiovascolari (infarto e malattia coronarica) e decessi.
I ricercatori hanno notato che livelli di HbA1c pari a 5.5–6.0%, 6.0–6.5%, e 6.5% o più aumentavano rispettivamente di 1.86, 4.48, e 16.47volte il rischio di diabete di tipo 2 e questi valori venivano confermati dalla previsione fatta utilizzando il valore del FPG.
Per quanto riguarda il le patologie cardiovascolare invece gli stessi valori di HbA1c predicevano un rischio diverso rispetto a rispetto all’utilizzo del FPG.
In particolare secondo i ricercatori l’emoglobina glicata è risultata un indicatore  migliore nello stabilire del rischio di incorrere in disturbi all’apparato cardiovascolare a lungo termine, in particolare per valori superiori al 6%.

 

 
Fonte: 4 marzo 2010, New England Journal of Medicine; 362: 800–811

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