Nasce il Gruppo Donna, presentate le Linee Guida per il diabete gestazionale

Più attenzione al mondo femminile, sia tra i pazienti sia tra i medici: sembra essere questo il messaggio lanciato al V Congresso Nazionale Centro Studi e Ricerche della Fondazione AMD (Associazione Medici Diabetologi) tenutosi a Firenze. In occasione dell’evento è stato presentato infatti il “Gruppo Donna AMD”: donne diabetologhe per donne con diabete e, sul fronte clinico, sono state pubblicate le nuove Linee Guida sul diabete gestazionale. 

In Italia le donne affette da diabete sono ormai quasi 2 milioni, poco meno della metà rispetto al totale. Eppure, secondo i recenti dati riportati sugli Annali AMD, queste risultano leggermente svantaggiate rispetto agli uomini. Se si guarda infatti all’I ndice Q, un parametro di valutazione sia dell’efficienza sia dell’efficacia delle cure, esso arriva a 24,6 punti per gli uomini contro i 23,8 punti per le donne 

“Un indice Q inferiore a 15 si associa a un eccesso di rischio di complicanze della malattia di circa l’80 per cento, mentre un punteggio fra 15 e 25 si associa ad un rischio più alto del 20 per cento; l’optimum è un indice Q da 25 a 40”, spiega Valeria Manicardi, membro del Direttivo AMD e uno dei fondatori del Gruppo Donna. “Esiste anche un problema di disagio sociale e culturale, poiché già tradizionalmente la donna si cura di meno, ha una soglia del dolore più elevata e tende a sottostimare la propria malattia in favore delle cure per i famigliari; inoltre non dobbiamo dimenticare che cresce il numero di assistite provenienti da Paesi in cui il diabete è un problema maggiore che da noi e nei quali il solo fatto di essere donna è già di per sé una bella sfida”. 

“In breve, vorremmo sottolineare come il modello organizzativo e l’assistenza che i Centri diabetologici italiani prestano sono di assoluto livello, ma evidentemente anche nel diabete esiste un lieve gap in sfavore della donna”, ha aggiunto Mariarosaria Cristofaro, Coordinatrice del gruppo. “Un altro obiettivo che ci poniamo è scientifico: vogliamo vedere se, come accade nelle malattie cardiovascolari, anche in quelle metaboliche come il diabete, esistono differenze nel come la malattia si manifesta tra uomo e donna. E vogliamo anche sollecitare il mondo dell’industria a promuovere studi scientifici nei quali i farmaci non siano testati solo o prevalentemente sugli uomini. È evidente a tutti che dal punto di vista della fisiologia, e quindi anche della risposta a un farmaco, uomini e donne siano molto diversi”… »

 

 

 

Fonte: 23 novembre, medicioggi.springer.com

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