Attività fisica intensa: fino al 60% in meno di rischio di diabete di tipo 2 e altre malattie croniche

Attività fisica intensa: fino al 60% in meno di rischio di diabete di tipo 2 e altre malattie croniche

Non conta soltanto quanto ci si muove, ma anche con quale intensità. È questo il messaggio principale di un nuovo studio pubblicato a marzo 2026 sull’European Heart Journal, secondo cui inserire nella propria routine quotidiana anche brevi periodi di attività fisica vigorosa potrebbe contribuire a ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare numerose malattie croniche, tra cui il diabete di tipo 2.

L’intensità dell’allenamento può fare la differenza

Da anni le raccomandazioni internazionali sottolineano l’importanza di svolgere regolarmente attività fisica per mantenere un buono stato di salute. Tuttavia, i ricercatori hanno voluto approfondire un aspetto meno esplorato: capire se, oltre alla quantità totale di movimento svolta, anche l’intensità dell’esercizio possa influenzare il rischio di malattia.
I risultati indicano che le persone che dedicano una quota maggiore della propria attività fisica a esercizi vigorosi presentano una probabilità inferiore di sviluppare alcune delle principali patologie croniche che incidono sulla salute pubblica.

La casistica e i metodi dello studio

L’indagine ha coinvolto circa 96.000 adulti partecipanti alla UK Biobank, una delle più grandi banche dati utilizzate nella ricerca epidemiologica. I partecipanti, di età compresa tra 40 e 69 anni, hanno indossato accelerometri da polso per misurare in modo oggettivo il livello e l’intensità dell’attività fisica svolta.
I ricercatori hanno quindi confrontato il volume complessivo di movimento con la percentuale di attività classificata come vigorosa, valutando successivamente l’insorgenza di diverse patologie croniche e la mortalità per tutte le cause durante il periodo di follow-up.

Le otto malattie considerate

L’analisi si è concentrata su otto grandi categorie di malattie non trasmissibili:

  • malattie cardiovascolari;
  • fibrillazione atriale;
  • diabete mellito di tipo 2;
  • malattie infiammatorie immunomediate, come artrite reumatoide, lupus e psoriasi;
  • patologie epatiche;
  • malattie respiratorie croniche;
  • malattie renali croniche;
  • demenza.

Secondo gli autori, queste condizioni rappresentano una quota rilevante del carico globale di malattia e sono tra le principali cause di disabilità e mortalità.

Meno rischio di diabete e demenza

I benefici più evidenti sono stati osservati nei soggetti che dedicavano una quota maggiore della propria attività fisica a esercizi intensi.
Rispetto alle persone che non svolgevano alcuna attività vigorosa, i partecipanti con i livelli più elevati hanno mostrato riduzioni del rischio particolarmente marcate. Per alcune condizioni, come il diabete di tipo 2 e la demenza, la diminuzione del rischio ha raggiunto valori intorno al 60%.
Anche il rischio di mortalità complessiva è risultato significativamente inferiore nei soggetti più attivi dal punto di vista dell’intensità dell’esercizio.

Non servono ore di allenamento

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che i benefici sono emersi anche con quantità relativamente modeste di attività vigorosa.
Secondo i ricercatori, non è necessario dedicare molte ore allo sport per ottenere vantaggi per la salute. Brevi episodi di movimento intenso, distribuiti durante la settimana, possono contribuire a migliorare il profilo di rischio.

L’importante è raggiungere un livello di sforzo tale da aumentare sensibilmente frequenza cardiaca e respirazione.

Quali attività possono essere considerate vigorose

L’attività vigorosa non coincide necessariamente con allenamenti strutturati in palestra. Tra gli esempi indicati dagli esperti rientrano:

  • corsa;
  • ciclismo sostenuto;
  • nuoto;
  • allenamento con i pesi eseguito ad alta intensità;
  • danza energica;
  • salire rapidamente le scale;
  • camminata molto veloce in salita.

In generale, un’attività può essere definita vigorosa quando rende difficile sostenere una conversazione senza interrompersi per riprendere fiato.

Un messaggio importante anche per chi ha il diabete

Per le persone con diabete di tipo 2 o con fattori di rischio metabolici, i risultati confermano il ruolo centrale dell’esercizio fisico nella prevenzione delle complicanze.
L’attività fisica intensa, se praticata in sicurezza e in accordo con il proprio medico, può contribuire a migliorare il controllo glicemico, la sensibilità all’insulina, il peso corporeo e la salute cardiovascolare.

Gli autori sottolineano tuttavia che l’obiettivo non è sostituire l’attività moderata, ma integrare, quando possibile, momenti di maggiore intensità all’interno di uno stile di vita complessivamente attivo.

Le conclusioni

Lo studio suggerisce che l’intensità dell’esercizio rappresenta un fattore determinante nella prevenzione delle malattie croniche. A parità di movimento complessivo, svolgere una quota maggiore di attività vigorosa sembra offrire una protezione aggiuntiva nei confronti di numerose patologie, incluso il diabete di tipo 2.
Il messaggio pratico è semplice: oltre a muoversi regolarmente, può essere utile inserire nella propria routine quotidiana brevi momenti di attività che facciano aumentare il battito cardiaco e il ritmo della respirazione, compatibilmente con età, condizioni cliniche e livello di allenamento.

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