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Correzione e terapia del cheratocono

A cura degli Esperti di CAMO, Centro Ambrosiano Oftalmico**

 

Terapia del cheratocono: che cosa fare? Dipende dallo stadio in cui si presenta il cheratocono. Ogni stadio richiede una terapia “su misura” che verrà identificata dal chirurgo oculista, caso per caso. Da cosa dipende la scelta della terapia del cheratocono? Le variabili possono essere molte: nell’articolo facciamo una carrellata delle principali soluzioni, partendo da quelle meno invasive fino agli interventi chirurgici con un accenno al razionale e agli effetti di ognuno di essi.

 

È possibile rallentare la progressione del cheratocono?

Ad oggi, l’unica terapia che ha dimostrato una certa efficacia nel rallentare e in molti casi fermare l’evoluzione del cheratocono è il Cross linking corneale o CXL che induce un aumento della rigidità e della stabilità biomeccanica della cornea.
Il Cross linking corneale (CXL) è indicato praticamente sempre nei giovani e giovanissimi considerata la quasi ineluttabile tendenza a peggiorare e comunque ogni qualvolta si riscontrino segni di evoluzione. Sebbene la funzione del CXL sia quella di irrobustire la cornea e non di  correggere difetti refrattivi o modificare la vista, in diversi casi si è osservato un miglioramento visivo a distanza di tempo dal trattamento, in genere dopo qualche mese.
Il CXL è anche indicato in associazione a trattamenti conservativi come la PRK customizzata o l’impianto di anelli intrastromali.

 

Cheratocono: come si può migliorare la capacità visiva?

A seconda dello sfiancamento del tessuto, la curvatura irregolare della cornea che si verifica in presenza di cheratocono, provoca alterazioni dell’acuità e della qualità visiva fino a una sua compromissione quasi completa.
In casi molto rari, l’assottigliamento della cornea può essere così marcato da mettere a rischio l’integrità del globo oculare:  in tali casi, bisogna intervenire tempestivamente con un trapianto di cornea e lenti da occhiale. Solo in casi lievi, quando le curvature corneali siano ancora abbastanza ben conservate, è possibile che forniscano una buona correzione.

 

Le lenti a contatto possono essere utili nella terapia del cheratocono?

Le lenti a contatto o LAC (rigide ma anche semirigide o morbide) in molti casi permettono, se ben tollerate, di ottenere eccellenti risultati visivi. È spesso necessaria una certa dose di pazienza sia del contattologo che del paziente per trovare la giusta lente che fornisca un buon risultato visivo.

Un concetto che a volte genera confusione e aspettative errate è quello che la lente a contatto rigida sia in grado di contrastare lo sfiancamento e rallentare l’evoluzione del cheratocono. Purtroppo non è così: la lente a contatto è solo appoggiata sulla cornea e quindi non è in grado di “contenerla” ed evitare la progressione della malattia. Permette invece di correggere efficacemente il difetto rifrattivo irregolare tipico del cheratocono. Ciò viene ottenuto perché lo strato di lacrime che si viene a trovare tra cornea e lente a contatto “ammortizza” le irregolarità corneali e ciò consente di migliorare la qualità visiva; inoltre, la correzione ottica fornita dalla lente comporta un aumento dell’acuità visiva.

Quando il cheratocono è troppo avanzato, la lente a contatto può non essere tollerata e debbono essere prese in considerazione le possibilità chirurgiche, più o meno conservative, a seconda della gravità del quadro clinico.

 

Terapia del cheratocono: un’altra opzione è l’impianto degli anelli intrastromali, di cosa si tratta?

L’impianto degli anelli intrastromali (ICR dall’inglese Intra Corneal Rings) – in casi selezionati – consente di regolarizzare la curvatura centrale della cornea (l’assottigliamento del tessuto corneale non deve essere troppo marcato). La regolarizzazione di curvatura consente una più facile correzione con occhiale o lente a contatto e un miglioramento della capacità visiva.

Gli anelli intrastromali vengono impiantati con una procedura ambulatoriale minimamente invasiva nella quale non viene asportato tessuto corneale; l’intervento è anche potenzialmente reversibile.

 

Terapia del cheratocono: che ruolo può avere il trattamento con laser a eccimeri?

L’utilizzo di laser a eccimeri (PRK customizzata) può essere utile in casi di cheratocono stabile e in forma leggera; cioè senza eccessivo sfiancamento e senza troppo assottigliamento corneale. Un trattamento su misura o “customizzato” permette di ridurre le irregolarità di curvatura più marcate o anche di eliminare alcune opacità superficiali che a volte insorgono dopo uso prolungato di lenti a contatto. La PRK in tali casi deve essere quasi sempre accompagnata dal Cross Linking Corneale (CXL).

 

E l’impianto di lenti intraoculari (IOL) o cristallino artificiale?

Viene chiamata la tecnica del “Doppio” cristallino. In alcuni casi, soprattutto in presenza di stabilità del cheratocono e in pazienti non troppo giovani, un difetto rifrattivo molto elevato associato al cheratocono (miopia o astigmatismo) può essere corretto grazie alla tecnica di impianto di un cristallino artificiale aggiuntivo o “IOL fachica” (“Doppio” cristallino, appunto) in modo del tutto analogo a quanto viene effettuato in casi di miopia elevata, con o senza astigmatismo.

 

In quali casi si riserva la cheratoplastica?

Il trapianto di cornea o cheratoplastica può essere eseguito in casi di cheratocono in fase avanzata. Quando le condizioni anatomiche lo consentono, il chirurgo oculista cercherà di preservare gli strati più profondi della cornea e l’endotelio corneale eseguendo una cheratoplastica lamellare anteriore profonda (DALK). In alcuni casi, si può rendere necessario trapiantare la cornea in tutto il suo spessore eseguendo la cosiddetta chetoplastica perforante, un intervento più invasivo. Con entrambi i tipi di trapianto, si possono ottenere ottimi risultati nel recupero della capacità visiva.

 

 

 

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