Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva

A cura di Ciro Pignatiello, psicologo

Dopo avere capito l’importanza dell’intelligenza emotiva è lecito chiedersi come genitori: possiamo imparare a svilupparla?
John Gottman, autore del volume “Intelligenza emotiva per un figlio” , basandosi sui risultati di ricerche scientifiche condotte per decine di anni su centinaia di famiglie, ha identificato vari tipi di genitori, a seconda del loro comportamento rispetto alle emozioni dei figli e ne ha studiato gli effetti sulla crescita emotiva di bambini e ragazzi. Ed è proprio con una citazione di Gottman che il dottor Pignatiello ci aiuta ancora una volta a capire come poter sviluppare al meglio la nostra intelligenza emotiva anche nelle situazioni più difficili, come quella di un figlio con diabete di tipo 1. Ma sono riflessioni valide per tutti.

Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva

Ciro Pignatiello, psicologo, “Insight out…. per andare oltre”, AGD Novara, Trecate, 9 aprile 2016

L’amore da solo non è sufficiente

È quanto afferma John Gottman nel suo volume “Intelligenza emotiva per un figlio” frutto di anni di studi e ricerche scientifiche condotte su centinaia di famiglie e continua: “Genitori attenti, affettuosi, assidui, spesso hanno nei confronti delle proprie emozioni e di quelle dei figli atteggiamenti che interferiscono con la capacità di comunicare con i figli quando questi ultimi sono tristi o spaventati o in collera.

Partendo da questa importante affermazione di base, il dr. Pignatello nella sua presentazione a Trecate nel corso di un evento organizzato da AGD Italia Novara, ha evidenziato diversi, interessanti, spunti di riflessione.

Incanalare l’affettività

Nel processo educativo è utile incanalare l’affetto in alcune competenze di base che i genitori mettono in campo interagendo con i figli, soprattutto quando le emozioni diventano molto intense e possono essere più difficili da gestire bene.
Grazie alla conduzione di alcuni studi longitudinali (che prevedono, cioè, ripetute osservazioni sugli stessi soggetti, in un prestabilito periodo di tempo) si è evidenziato che alcuni genitori “allenatori emotivi”, quando i loro figli si trovavano in situazioni emotivamente critiche, facevano cinque cose molto semplici:

ALLENAMENTO EMOTIVO

  1. diventare consapevole dell’emozione del figlio/a;
  2. riconoscere in quell’emozione un’opportunità di intimità, di dialogo e di insegnamento;
  3. ascoltare con empatia, offrire un contenitore per convalidare i sentimenti del figlio/a (“quando si offre un contenitore si offre un significato: è come prendere un litro d’acqua, se lo verso sul tavolo l’acqua perde totalmente il suo significato; se lo verso in una bottiglia acquista subito un significato, una forma, una densità, si “concretizza”….”
  4. aiutare il figlio/a a trovare le parole per identificare le emozioni che sta provando, definirle e imparare a dar loro un significato (“che cosa distingue la rabbia dalla tristezza, la rabbia dalla paura etc…”)
  5. porre dei limiti, mentre si esplorano le strategie per risolvere il problema in questione (“insegniamo ai nostri figli che cosa bisogna fare ma mettiamo anche dei paletti lasciando a loro la possibilità di trovare la soluzione stando entro i limiti posti da noi …”

Gli studi hanno evidenziato che i bambini/ragazzi che avevano genitori che li “allenavano” emotivamente percorrevano una traiettoria di sviluppo completamente diversa rispetto ai figli di altri genitori “non allenatori emotivi” e in particolare:

  • maggiore capacità di regolazione emotiva (sia a livello cognitivo che fisiologico);
  • minor esposizione alle malattie infettive;
  • maggiore concentrazione;
  • maggiori capacità di relazionarsi con gli altri e di comprendere gli altri;
  • miglior rendimento scolastico;

in sostanza erano dotati di un bagaglio più ricco di risorse, in grado di consentir loro di affrontare meglio le emozioni, anche e soprattutto le emozioni negative, sapendole interpretare ed elaborare, perché è proprio questa capacità che ci fornisce maggiore serenità per poter crescere in modo equilibrato ed in grado di affrontare al meglio le difficoltà della vita.

La chiave è la comunicazione

“L’allenamento emotivo ci fornisce uno schema basato sulla comunicazione emozionale” afferma Gottman “Quando i genitori offrono empatia ai loro figli e li aiutano ad affrontare sentimenti negativi come la collera, la tristezza, la paura, gettano tra sé e loro un ponte di lealtà e attaccamento.”

Saper accettare le emozioni negative come un fatto della vita,
senza opporsi né ignorarle ma facendole occasione di condivisione e di educazione.

 

Le barriere alla comunicazione

Se ci riflettete sopra, le barriere psicologiche alla capacità di instaurare un dialogo e di comunicare con gli altri ed in particolare con i propri figli efficacemente possono essere diverse, per esempio:

  • ordini (istruzioni e comandi autoritari e non assertivi) (“l’autoritarismo è sinonimo di dispotismo e non di autorevolezza, non favorisce il dialogo ma una reazione di paura nel figlio…”);
  • minacce (ammonimenti e promesse); (“la minaccia funziona in quel momento ma subito dopo non ha più senso…”)
  • prediche (le famose paternali o maternali); “nei bambini piccoli non servono a nulla, creano disagio e confusione, meglio dare pochi messaggi chiari e in quelli più grandi, dopo aver detto la nostra, dobbiamo lasciar loro la possibilità di parlare, e dobbiamo ascoltarli, se vogliamo instaurare un dialogo che per definizione è “un ponte con due sponde” in cui a turno si parla e ci si ascolta.”
  • critiche e giudizi (con tonicità ansiosa, insulti, etichette); dire “tu sei sbagliato” è diverso dal dire “stai facendo una scelta sbagliata”;
  • minimizzazione (consolare); non dare peso o valore a quello che il bambino o il ragazzo fa, al tempo che ci mette per esempio per fare i compiti (ognuno ha i suoi tempi e la propria percezione delle difficoltà);
  • ironia (cambiare argomento). L’ironia è una bella arma ma bisogna essere capaci di usarla per non ferire l’altro.

I facilitatori della comunicazione

Fortunatamente, come persone adulte e come genitori, disponiamo di alcune risorse che, se coltivate, funzionano come “facilitatori della comunicazione”, eccone alcuni:

  • linguaggio costruttivo (parlare per obiettivi attraverso la motivazione);
  • ascolto attivo (è facoltà di chi vuole approfondire l’argomento e risalire alla vera causa dei problemi, è partecipativo ma anche più invasivo);
  • assenza di giudizio (per fornire critiche costruttive e farle senza ferire);
  • ascolto passivo (essere silenziosi e mostrare empatia, “è l’atteggiamento migliore di fronte a una persona che si vuole raccontare, come può essere un bambino o un adolescente”.

La chiave per essere genitori di successo non si trova in teorie complesse, in regole familiari elaborate o in contorte formule comportamentali. Essa si trova nei sentimenti più profondi di amore e di affetto per i figli e si dimostra semplicemente attraverso l’empatia e la comprensione. Una buona educazione dei figli comincia dal cuore dei genitori, e poi continua, momento per momento, nello stare vicini ai figli quando la tensione emotiva cresce, quando essi sono tristi, arrabbiati o spaventati. Essere una presenza solida, non con le proprie paure ma in una posizione di ascolto, di accoglienza, senza giudicare, senza essere su un piedistallo. L’essenza dell’essere genitori consiste nell’esserci in un modo particolare, quando esserci conta davvero.”

Guarda la gallery di alcune slide della presentazione “Insight out …. per andare oltre” del dr. Ciro Pignatiello in occasione dell’incontro organizzato da AGD Novara a Trecate, il 9 aprile 2016 presso l’ Auditorium Don Bosco.

Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva
Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva
Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva
Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva Diabete tipo 1 ed emozioni: come “allenare” l’intelligenza emotiva

Alcuni riferimenti per chi volesse approfondire l’argomento dell’intelligenza emotiva:

– Intelligenza Emotiva per un Figlio
Una guida per i genitori
John Gottman, Joan Declaire
BUR Parenting Ed, 2015
Disponibile su Amazon e in libreria

– Intelligenza sociale ed emotiva
Nell’educazione e nel lavoro
D Goleman, G Lo Iacono
Erickson Ed, 2014
Disponibile su Amazon e in libreria

– Intelligenza emotiva
Daniel Goleman
Best BUR, 2011
Disponibile su Amazon e in libreria

– Sviluppa la tua intelligenza emotiva
Carmela Lo Presti
Verde Chiaro Ed, 2011
Disponibile su Amazon e in libreria

Potrebbero interessarti