Impatto della pandemia da Covid-19 sulla chirurgia della tiroide: meno interventi, più mirati? - Diabete.com

Impatto della pandemia da Covid-19 sulla chirurgia della tiroide: meno interventi, più mirati?

A cura del Prof. Celestino Pio Lombardi, Presidente Società Italiana Unitaria di Endocrinochirurgia, SIUEC

 

Pandemia e chirurgia tiroidea: quale impatto?

L’attuale periodo di pandemia da Covid19, che dura da oltre un anno, ha influito in modo molto pesante su tutti i pazienti endocrini, e in particolare a quelli affetti da carcinoma della tiroide o da sospetta malattia neoplastica della tiroide riducendo di molto il ricorso ai programmi di prevenzione e ai controlli periodici sia per quanto riguarda le patologie tiroidee benigne, anche quelle dismetaboliche, sia per le patologie tiroidee maligne, con effetti di maggior gravità su queste ultime.

La convinzione che l’autoisolamento garantisse una maggiore protezione anche alla malattia, la grande paura di infettarsi, afferendo alle strutture sanitarie, sia ambulatoriali che ospedaliere, il contingentamento degli appuntamenti, in molti casi la chiusura delle strutture o la trasformazione in reparti Covid, ha causato – come nel caso del Centro di Chirurgia Endocrina ad alto volume che dirigo al Policlinico Gemelli -, un ritardo nella diagnosi e nei controlli e ha posticipato molti interventi chirurgici necessari, in particolare nei pazienti anziani.

Il ritardo nella diagnosi e l’aggravarsi della condizione oncologica o delle dimensioni della patologia nodulare tiroidea, può compromettere i risultati di cura e riduce inoltre la possibilità di andare incontro a una chirurgia mini invasiva e più conservativa con conseguenze disfunzionali post operatorie ed estetiche talvolta importanti, soprattutto in considerazione che le patologie tiroidee sono di gran lunga prevalenti nel sesso femminile, e comportano una più lunga assenza dalle occupazioni lavorative e sociali. Noi vogliamo evitare la chirurgia quando non necessaria, vogliamo evitare la chirurgia quando l’indicazione non è corretta ma vogliamo anche evitare interventi particolarmente aggressivi e questo è possibile solo con la diagnosi precoce. Da ormai vent’anni, operiamo con la chirurgia mininvasiva – e l’Italia ha il vanto di essere stata pioniera in questo – facciamo sì che si possa con una piccola incisione di  un paio di centimetri rimuovere un tumore anche maligno attraverso un’incisione estetica che non è solo un risultato estetico ma che è anche una riduzione delle complicanze, che significa anche una minore invasività globale che consente una più rapida ripresa dell’attività lavorativa, in pochi giorni, un ritorno più veloce alla vita sociale, compatibilmente con la pandemia ancora in corso.

La nuova sfida è quindi ‘recuperare il tempo perduto’, stimolare i nostri pazienti a riprendere i propri controlli, a ricominciare la prevenzione, intensificando l’attività dei centri di chirurgia endocrina con un ritorno progressivo alla normalità dell’assistenza e al rapporto fiduciario medico-paziente, indispensabile per il buon successo di qualsiasi terapia.

 

 

 

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