Un percorso diagnostico-terapeutico intensivo (PDTA o Day-Service) riduce le complicanze diabetiche

Un percorso diagnostico-terapeutico intensivo (PDTA o Day-Service) riduce le complicanze diabetiche

A cura della prof.ssa Maria Rita Montebelli*  e del dr. Andrea Sermonti**, Ufficio stampa SID

 

Uno studio presentato al 55° Congresso annuale dell’EASD, ha dimostrato che nelle persone con diabete, uno screening intensivo e ragionato (cioè con un percorso ben definito e organizzato) abbatte del 30 per cento (30%) le complicanze cardiovascolari (mortalità o ricoveri per infarto miocardico, ictus o scompenso cardiaco) e riduce di ben il 57 per cento (57%) i ricoveri per scompenso cardiaco.
Secondo i giovani ricercatori della SID, quando il percorso diagnostico è ben organizzato e patient-friendly quindi può contribuire a salvare la vita dei pazienti con diabete e nel contempo consentire il risparmio socio-economico di una serie di gravi complicanze come, e a volte meglio, di una terapia farmacologica.

 

 

Luci e ombre dello screening per le complicanze diabetiche

Lo screening per le complicanze croniche del diabete rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione cardiovascolare e viene fortemente raccomandato per la popolazione con diabete tipo 2. Tuttavia, nella pratica clinica la programmazione delle indagini e delle visite di screening varia spesso in base alle risorse disponibili sul territorio e all’organizzazione dei singoli centri di cura. A oggi non è noto se la variazione dell’intensità di queste valutazioni di screening possa avere un impatto sul rischio cardiovascolare del singolo paziente.

 

L’obiettivo dello studio

“Lo scopo del nostro studio – dichiara il dr. Mario Luca Morieri del Dipartimento di medicina dell’Università di Padova – era quello di valutare se una strategia di screening delle complicanze croniche del diabete (ossia ricerca di retinopatia, nefropatia, neuropatia e cardiopatia) eseguita in maniera ‘intensiva’ (percorso giornaliero dedicato, spesso noto come Day-Service) rispetto a una strategia ‘classica’ o standard (secondo i normali programmi di cura) avesse un impatto più favorevole sugli eventi cardiovascolari (come infarto miocardico, ictus e scompenso cardiaco)”.

 

La casistica e i metodi dello studio

Per raggiungere l’ obiettivo prefissato sono stati analizzati i dati raccolti su oltre 5 mila (5.000) soggetti seguiti tra il 2007 e il 2015 presso il Servizio di Diabetologia dell’UOC Malattie del Metabolismo dell’Università di Padova. Dopo l’applicazione di analisi statistiche adeguate e allo stato dell’arte, finalizzate a ridurre il più possibile l’effetto dei principali fattori confondenti, sono stati confrontati 357 soggetti esposti allo screening intensivo con 683 soggetti esposti allo screening standard, e aventi caratteristiche cliniche simili tra di loro.

 

I risultati dello studio

“Il nostro studio – commenta il dr. Morieri – ha evidenziato come i soggetti con diabete che avevano eseguito lo screening intensivo, avevano un rischio di eventi cardiovascolari (ossia mortalità o ricoveri per infarto miocardico, ictus o scompenso cardiaco) del 30 per cento inferiore (-30%) a quello dei soggetti che avevano seguito lo screening standard. In particolar modo, lo screening intensivo si associava a marcata riduzione, circa del 57 per cento (-57%), del rischio di essere ricoverati per scompenso cardiaco”.

“Il controllo dei fattori di rischio classici (esempio compenso glicemico e profilo lipidico) – continua il dr. Morieri –  è risultato sovrapponibile nei due gruppi, pertanto è ipotizzabile che lo screening intensivo abbia migliorato altri importanti aspetti della cura del diabete, come ad esempio aver indotto una migliore consapevolezza rispetto al proprio stato di salute. L’effetto di questa maggior consapevolezza, potrebbe aver migliorato aspetti quali lo stile di vita o l’aderenza terapeutica, tali da indurre una significativa riduzione del numero di ricoveri per infarto cardiaco, ictus o scompenso cardiaco”.

 

Lo screening delle complicanze del diabete è uno strumento essenziale per ottimizzare la diagnosi e la cura della malattia cardiovascolare nel diabete.

Questo studio ha evidenziato che lo screening intensivo delle complicanze croniche del diabete ha un effetto positivo sulla salute cardio-vascolare, in particolare riduce il rischio di ricovero per scompenso cardiaco.

Nella pratica clinica, sebbene siano necessari altri studi di conferma, si evince l’utilità di pianificare percorsi diagnostici-terapeutici assistenziali (PDTA) o Day-Service, per ridurre il peso della malattia cardiovascolare, soprattutto nel soggetto con diabete di tipo 2. Pianificare strategie di screening intensivo con esecuzione di test diagnostici nell’arco di una sola giornata, sembra portare dei benefici sulla salute cardiovascolare a lungo termine, rispetto all’applicazione di strategie di screening con esecuzione di visite dilazionate nel tempo. “Questo studio – commenta il prof. Angelo Avogaro, direttore Unità Operativa Malattie del Metabolismo, Dipartimento di Medicina, Università degli Studi di Padova – ha dimostrato l’importanza di avviare percorsi diagnostico-terapeutici (PDTA) per migliorare la gestione integrata del diabete tipo 2 e per ridurre il rischio di future complicanze cardiovascolari”.

 

 

Reference

Mario Luca Morieri1, Enrico Longato2, Marta Mazzuccato1, Barbara Di Camillo, Arianna Cocchiglia3, Lorenzo Gubian4, Giovanni Sparacino2, Angelo Avogaro1, Saula Vigili de Kreutzenberg1, Gian Paolo Fadini1 – Long-term cardiovascular outcomes after intensive versus standard screening of diabetic complications: a real-word observational study.

 

1 Dipartimento di Medicina, Università di Padova
2 Dipartimento di Ingegneria Informatica, Università di Padova
3 Arsenàl.IT Consortium, regione Veneto, Padova
4 Azienda Zero, Regione Veneto, Padova

 

 

*La dott.ssa Maria Rita Montebelli è medico specialista in endocrinologia al Dipartimento di Scienze gastroenterologiche, endocrino-metaboliche e nefro-urologiche del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma.
Si occupa da molti anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

 

**Il dr. Andrea Sermonti è giornalista, laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente Direttore di StudioNews, Bruxelles, Società di servizi stampa, specializzata nell’offerta di service giornalistici per i quotidiani e on line nonché nell’organizzazione di conferenze ed eventi media.

 

 

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