Diabete di tipo 2

Anziani? Non solo

La resistenza dell’insulina

Nel diabete di tipo 2, il problema principale non è la scarsità o la mancanza di insulina (che spesso è addirittura prodotta in elevate quantità) come avviene, invece, nel diabete di tipo 1, ma un fenomeno chiamato resistenza insulinica.

 

Di che cosa si tratta?

La resistenza dell’ormone consiste nell’incapacità da parte delle cellule dell’organismo di utilizzare l’insulina. Affinché quest’ultima funzioni, infatti, sono necessari i recettori (una sorta di “toppa” in cui la “chiave” insulina possa entrare) sulla superficie delle cellule.

 

Perché si verifica?

Nei soggetti affetti da diabete tipo 2 si osserva una riduzione  del numero dei recettori per l’insulina. Come conseguenza di questa incapacità di utilizzare l’insulina, il glucosio trova difficoltà ad entrare nelle cellule e inizia ad accumularsi nel sangue e neppure l’incremento della sua produzione è in grado di compensarla in maniera adeguata.
Tipicamente in questi pazienti, vi sono allo stesso tempo nel sangue alti valori di glucosio (iperglicemia) e di insulina (iperinsulinemia), il che non accade nei soggetti non diabetici.

 

Che cos’è l’intolleranza glucidica?

In alcuni soggetti, la resistenza all’insulina viene parzialmente compensata dall’aumentata produzione di insulina che può essere tale da non determinare un diabete mellito conclamato, ma una condizione che si colloca a metà strada tra la normalità e il diabete vero e proprio, ovvero l’intolleranza al glucosio o glucidica. In effetti, essa non determina un’iperglicemia tale da poter fare diagnosi di diabete, in quanto dopo somministrazione di glucosio (test da carico di glucosio), non raggiunge i 200 mg/dl, ma rimane tra 140 e 199 mg/dl. Può essere un campanello di allarme, ovvero un fattore di  rischio di diabete incidente.
L’intolleranza glucidica stimola il pancreas a produrre più insulina e, con il passare del tempo, questa iperattività rischia di esaurire l’organo, indebolendo le sue capacità di secernere l’ormone (esaurimento funzionale).

 

Chi è a rischio di diabete di tipo 2?
  • Familiari di soggetti diabetici (genitori, fratelli o sorelle, figli)
  • Donne già affette da diabete in gravidanza (diabete gravidico o gestazionale)
  • Soggetti in sovrappeso (BMI o IMC, indice di massa corporea> 25 Kg/m2) o obesi (IMC> 30 Kg/m2)
  • Soggetti con ipertensione arteriosa
  • Soggetti con valori alti di colesterolo (ipercolesterolemia) e/o trigliceridi (ipertrigliceridemia) nel sangue
  • Soggetti sedentari

Come insorge?

L’insorgenza del diabete di tipo 2 è di solito graduale, senza sintomi eclatanti (come poliuria, polidipsia, coma iperglicemico) e progressiva con l’età, ma non è infrequente anche un esordio “acuto”. Per questo, è possibile che sia il medico, sia il paziente ne notino i segni quando la malattia è presente già da tempo, in modo silente. Non è raro che si scopra di avere il diabete o di esserne a rischio per puro caso, magari facendo un normale esame del sangue o a causa della comparsa di complicanze croniche del diabete.
Il diabete di tipo 2 si manifesta spesso solo in situazioni particolari che mettono sotto stress l’organismo come, per esempio, malattie infettive prolungate o particolarmente intense, l’assunzione di alcuni farmaci, la gravidanza. Se non si interviene in modo tempestivo, la possibilità che si sviluppino complicanze croniche aumenta sensibilmente.

 

Quali sono le cause?

In questo tipo di diabete, gli esperti ritengono che la componente genetica svolga un ruolo più importante rispetto al diabete di tipo 1, anche se non può essere considerata una malattia ereditaria. Non sono, ovviamente, da trascurare fattori ambientali e individuali. Tra questi ultimi, per esempio il sovrappeso e l’obesità. C’è un rapporto stretto tra il peso corporeo e lo sviluppo di diabete di tipo 2. La maggior parte dei pazienti con diabete di tipo 2 (circa l’80%) sono in sovrappeso, con un tipico accumulo di grasso prevalentemente addominale (il cosiddetto grasso viscerale) . Anche la vita sedentaria ed un’alimentazione sbilanciata concorrono all’insorgenza del diabete in soggetti predisposti.

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Il diabete di tipo 2 è in aumento?

Effettivamente la malattia sta aumentando in modo notevole.  Le ragioni sono diverse: innanzitutto, lo stile di vita della società moderna caratterizzato da poca attività fisica, un’alimentazione troppo abbondante e con un’eccessiva quantità di grassi, che portano a un incremento del numero di persone sovrappeso o decisamente obese.

Inoltre, il diabete di tipo 2, si manifesta con maggiore frequenza con il progredire dell’età e, quindi, l’allungamento della vita media porta con sé anche un maggior rischio di sviluppare la malattia. Infine, la maggior attenzione del mondo della sanità, come dei media, a questo problema sociale, ha portato ad aumentare gli esami di screening nella popolazione generale, incrementando così anche il numero delle diagnosi di diabete (in passato altrimenti misconosciute).

 

La malattia è prerogativa degli anziani?

No, mentre in passato il diabete di tipo 2 veniva definito “diabete dell’adulto”, è sempre più frequente la presenza di tale patologia in giovani adulti e sta aumentando anche tra gli adolescenti (soprattutto negli USA), in rapporto all’aumento del peso medio di tale fascia d’età, in cui è sempre più frequente la presenza di soggetti obesi. Proprio per questi motivi l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede un progressivo aumento dei soggetti diabetici, sino ad un raddoppio nel 2025.

 

Qual è il principale rischio se il diabete non viene tenuto sotto controllo?

La presenza di diabete, se non trattato in modo adeguato espone al rischio di complicanze anche gravi agli occhi, ai reni, al sistema nervoso centrale e periferico, al cuore e ai vasi (soprattutto agli arti inferiori: arteropatia obliterante degli arti inferiori, che è anche causa, insieme alla polineuropatia periferica, di insorgenza delle ulcere diabetiche, aumentando il rischio di amputazioni maggiori). E’ stato ormai ampiamente dimostrato che un’attenta correzione delle alterazioni della glicemia è in grado di prevenire o di ridurre in modo significativo l’insorgenza o l’evoluzione delle complicanze croniche del diabete mellito.

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