Il medico di famiglia in Lombardia: punto di riferimento privilegiato per il malato cronico

Il medico di famiglia in Lombardia: punto di riferimento privilegiato per il malato cronico

A cura di Paola Pelliciari, Coordinatore regionale del Tribunale per i diritti del malato, Cittadinanzattiva Lombardia

 

La presa in carico del paziente cronico rappresenta sicuramente la maggior sfida per qualunque Sistema Sanitario. La legge 23/15 coglie questa sfida dal punto di vista della multidisciplinarietà e dell’integrazione tra le diverse anime della presa in carico, ma il sistema può funzionare solo se garantisce “prossimità”.

Questo, infatti, è ciò che chiedono i tanti cittadini che si rivolgono ai nostri sportelli: prossimità intesa come vicinanza quindi facilità di accesso, snellimento e facilitazione delle procedure, coinvolgimento del paziente, presa in carico che abbia come orizzonte non solo la malattia, quanto il contesto vitale della persona, in una relazione di “durata”.

 

Nella cronicità è il contesto ad assumere il ruolo centrale

Per la persona con malattia cronica, l’apprendimento di competenze e di corretti comportamenti di salute è necessario per vivere e, in questo, la relazione con il medico di famiglia diventa elemento preponderante del successo terapeutico.

 

Una presa in carico sarà tanto efficace quanto più riuscirà a mettere il paziente nelle condizioni di aderire consapevolmente al proprio percorso di cura, e sarà tanto più efficiente e sostenibile per il sistema, quanto più saprà valorizzare risorse e competenze del paziente e di chi se ne prende cura, anche in un’ottica di prevenzione.

 

La necessità di un punto di riferimento

La maggioranza delle segnalazioni che arrivano ai nostri sportelli denuncia solitudine, disorientamento e soprattutto disinformazione, la necessità di un punto di riferimento sicuro e accessibile al quale rivolgersi per “far ordine”, per trovare soluzioni e adattamenti funzionali al vivere quotidiano, attraverso scelte informate e consapevoli. Noi pensiamo che questo punto di riferimento debba essere il Medico di Medicina Generale.

 

Anche la storica dichiarazione di Alma Ata del 1978, ripresa dal nostro Ministero della Salute, definisce le cure primarie in questa prospettiva:

“L’assistenza sanitaria di base fa parte integrante sia del sistema sanitario nazionale, di cui è il perno e il punto focale, sia dello sviluppo economico e sociale globale della collettività. È il primo livello attraverso il quale gli individui, le famiglie e la collettività entrano in contatto con il sistema sanitario nazionale, avvicinando il più possibile l’assistenza sanitaria ai luoghi dove le persone vivono e lavorano, e costituisce il primo elemento di un processo continuo di protezione sanitaria.

 

Armonizzare due dimensioni

L’efficacia e l’efficienza della presa in carico del paziente deve necessariamente passare per l’armonizzazione delle due dimensioni: “orizzontale”, radicata sul territorio, quindi prossima al paziente, e “verticale”, volta cioè all’integrazione con le dimensioni specialistica e ospedaliera. In tal modo si garantirebbe una maggiore disponibilità del paziente ad assumere correttamente le terapie assegnate (aderenza terapeutica), operando quei cambiamenti necessari al miglioramento della propria qualità di vita.

 

Quanto i medici di famiglia saranno disposti ad assumere proattivamente questo ruolo e quanto il sistema sarà disposto a riconoscerne e valorizzarne le potenzialità è la reale sfida che la presa in carico del paziente cronico pone oggi.

 

 

Fonte

Conferenza stampa: “Il medico di famiglia al servizio del cittadino, nel nuovo modello di cura della cronicità in Lombardia”, Milano, Palazzo Lombardia, Sala Opportunità, 13° piano, mercoledì 28 giugno 2017, ore 11.30

 

 

GUARDA I VIDEO

– Il Medico di Medicina Generale e la sfida della cronicità
Intervento del dr. Fiorenzo Corti, Vice Segretario Nazionale FIMMG                   

– Intervento del dr. Giulio Gallera, Assessore al Welfare, Regione Lombardia

 

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