Nuovi criteri diagnostici per determinare il rischio di diabete gestazionale

I criteri diagnostici per il diabete mellito gestazionale dovrebbero essere più rigorosi e più donne dovrebbero essere sottoposte a controlli: questo è quanto emerge dalle raccomandazioni della New International Association of Diabetes and Pregnancy Study Group (IADPSG), che si basano principalmente sui risultati dell’HAPO (Hyperglycemia and Adverse Pregnancy Outcome), uno studio che aveva lo scopo di chiarire l’associazione tra i livelli di glucosio materno che risultavano inferiori rispetto a quelli che emergevano da una diagnosi di diabete con risultati perinatali.
Lo studio ha coinvolto circa 25.000 donne incinte alle quali è stato effettuato nel terzo mese di gravidanza un test di tolleranza al glucosio con somministrazione orale di una soluzione di 75 grammi di glucosio. Questo ha portato a determinare nuove soglie per la diagnosi del diabete mellito gestazionale: si tratta di soglie inferiori rispetto a quelle utilizzate in precedenza per determinare il valore del plasma glucosio a digiuno, a 1 ora e a 2 ore e che sono, rispettivamente, 92, 180 e 153 mg/dl.
Secondo i nuovi valori proposti da questo studio il 16% delle donne in gravidanza risulterebbe affetta da diabete gestazionale, mentre con le misurazioni basate sulle precedenti soglie solo il 5-8% risultava affetta da questa patologia.
Modificare i criteri diagnostici dovrebbe rivelarsi utile anche per ridurre gli effetti collaterali dell’iperglicemia, come ad esempio la pre-eclampsia, parto cesareo o pre-termine.
La IADPSG consiglia quindi che le donne che risultano a rischio diabete gestazionale sulla base delle nuove soglie di plasma glucosio vengano sottoposte ad accertamenti già a partire dalla prima visita prenatale.

 

 
Fonte: 2 marzo 2010, Diabetes Care, 2 marzo 2010; 33: 676–682

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