Per ridurre i costi sociali legati alla cattiva alimentazione – Come convincere gli europei a mangiare meglio

Come si fa a insegnare ai cittadini a nutrirsi nel modo giusto per evitare tutti i guai che l’alimentazione scorretta porta con sé, dal sovrappeso all’obesità, dalle malattie cardiovascolari al diabete? Praticamente tutti gli Stati europei ci hanno provato, ognuno a suo modo e con risultati variabili. Ora un gruppo internazionale di esperti, coordinati dall’università di Reading in Inghilterra, ha deciso di analizzare ben bene che cosa è stato fatto e che cosa ha funzionato di più, con l’obiettivo di trovare finalmente la chiave per interventi governativi incisivi ed efficaci. COSTI – Il progettoEATWELL, finanziato dell’Unione Europea con circa due milioni e mezzo di euro, durerà tre anni e mezzo e per la prima volta catalogherà gli interventi dei diversi Stati in materia di educazione alimentare per capire se e come le pubbliche Istituzioni possano riuscire a «vendere» ai cittadini buone abitudini. Il motivo dell’impegno è presto detto: «Ogni anno, solo nel Regno Unito, l’eccessivo consumo di sale, zuccheri e grassi saturi e il corrispondente scarso utilizzo di frutta e verdura provoca 70 mila morti premature – spiega uno dei coordinatori del progetto appena partito, Bruce Traill dell’università di Reading –. Queste abitudini sbagliate della gran parte dei cittadini comportano un aumento dei costi sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale. Per cui, al di là del valore sanitario specifico degli interventi mirati a promuovere alimentazione e stili di vita sani, i governi si muovono anche per motivi squisitamente sociali ed economici». I ricercatori vogliono soprattutto capire se le tecniche di marketing applicate dalle imprese private possano essere trasferite con successo alle campagne educative pubbliche promosse dai governi.
Le politiche di intervento intraprese finora sono le più varie: si va dalla proibizione a fare pubblicità di certi cibi ai bimbi alle iniziative per etichettature speciali degli alimenti, dalle campagne per promuovere il consumo di frutta e verdura ai regolamenti per inserire nelle mense scolastiche cibi sani e nutrienti. In effetti nessuno si è mai preso la briga, finora, di andare a vedere se tutto questo abbia mai davvero cambiato le abitudini di qualcuno. I ricercatori di EATWELL, per farlo, analizzeranno 3 parametri: l’impatto sulle abitudini, i comportamenti e la dieta dei consumatori; l’effetto dei cambiamenti del regime alimentare sulla salute e l’obesità dei cittadini; il valore dato dai cittadini stessi a questi cambiamenti, misurato come anni di vita guadagnati e costi risparmiati. Alla fine di tutto ciò, i ricercatori dovrebbero essere in grado di dirci che cosa funziona, quali interventi sono più graditi ai consumatori, quali sono più appropriati.
Qualcuno però già critica: davvero abbiamo bisogno di uno Stato-babysitter che guidi perfino quello che mettiamo nel piatto? «È facile pensare che lo Stato non debba intromettersi nelle scelte alimentari dei cittadini, da un certo punto di vista potrebbe venire in mente una sorta di orwelliano Grande Fratello che controlla tutto – osserva Bhavani Shankar, economista dell’università di Reading che coordina il progetto EATWELL –. Ma è sempre più chiaro che ci sono buoni, buonissimi motivi perché i governi pensino alla dieta dei loro cittadini e intervengano per migliorarla: l’obesità oggi rende conto del 5-7 per cento dei costi sanitari sostenuti entro l’Unione Europea, pari a circa 70 miliardi di euro spesi ogni anno per le cure sanitarie di questi pazienti e per la perdita di produttività connessa. E non c’è solo l’obesità: le scelte alimentari scorrette comportano un aumento del rischio di molte patologie serie, dalle malattie cardiovascolari al diabete, che fanno schizzare alle stelle la spesa sanitaria». Insomma, i governi devono almeno provare a metterci una pezza, se non altro spiegando ai cittadini come si dovrebbe mangiare e vivere per stare in salute. Poi è tutto da vedere quanto la gente li stia davvero ad ascoltare: la risposta dovrebbe darla EATWELL, non resta che aspettare.

 

 

Fonte8 giugno 2009 – corriere.it

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