L’arrivo a Singapore e il significato di quella fetta di torta

di Chiara Ricciardi

Una fetta di torta è un piacere scontato per molti, ma non per chi soffre di diabete di tipo 1 e vive la sua vita in cerca di un difficile equilibrio glicemico influenzato da insulina, carboidrati e attività fisica.

“Saranno 40 o 45 grammi di carboidrati? Quanti ne abbatto con l’esercizio fisico? Quante unità di insulina mi servono?”

Se è vero che col passare del tempo questi meccanismi si fanno sempre più rapidi e automatici per noi diabetici, è vero anche che nessuna situazione è identica a quella del giorno precedente e ci troviamo costantemente di fronte a piccole nuove sfide quotidiane. Basta che il cucchiaino di zucchero che mettiamo nel tè sia poco più scarso del solito per cambiare l’equilibrio glicemico di una giornata e paghiamo sulla nostra pelle la stima sbagliata dei carboidrati di ogni boccone, trovandoci a grondare di sudore per un’ipoglicemia o fare iniezioni di insulina in luoghi pubblici tra gli sguardi curiosi dei passanti.

Se si accettano questi piccoli compromessi, la vita di un diabetico può essere esattamente come quella di chiunque altro.

La miglior prova? Il mio viaggio in bicicletta! Come Riccardoil mio fidanzato, che non ha il diabeteho pedalato per 17.553 km, su per salite del 15% di pendenza, e giù per discese da 80 km/h, attraverso deserti, boschi, mangrovie e nel traffico delle megalopoli asiatiche.

Avevo sulla bicicletta tutto l’occorrente per vivere, insulina e reflettometri compresi: 16 kg di bicicletta e 25 kg di beni strettamente indispensabili che, con il lavoro dei quadricipiti e tanta determinazione, ho spinto da Cesena fino a Singapore per 385 giorni. ho decisamente sfatato il mito secondo cui con il diabete di tipo 1 è difficile viaggiare e trasportare medicinali o presidi all’estero.

Prima di partire, con l’aiuto di amici ma soprattutto dei programmi di traduzione della rete, ho tradotto in oltre venti diverse lingue il certificato medico che attestava la mia condizione di diabetica trattata con microinfusore e – ad essere sincera – l’ho utilizzato solo in un’occasione.

Una preparazione in progress, sul campo

A conti fatti è risultata una media di 46 km giornalieri, se calcolati su tutti i giorni di viaggio, o 69 km al giorno contando i giorni di effettiva pedalata, quindi una performance sportiva alla portata di qualsiasi persona atletica. Io e Riccardo non partivamo con la preparazione ciclistica che ci si aspetterebbe prima di un’impresa del genere; per noi la bici era il mezzo più comodo per andare a comprare un gelato o per andare in centro senza avere il problema del parcheggio. L’allenamento lo abbiamo fatto una volta partiti da Cesena con la motivazione incalzante di raggiungere posti nuovi e scoprire il mondo al ritmo dei giri delle nostre ruote.

Il diabete ha condizionato il viaggio quotidianamente…

nel senso che era inevitabile che mi fermassi per assumere carboidrati quando la glicemia scendeva e non ripartissi prima di avere alcuni segnali di ripresa, ma per entrambi le pause dettate dai miei zuccheri diventavano una buona scusa per riposare le gambe stanche e il fondoschiena indolenzito.

La seconda maggiore incombenza legata alla mia condizione medica era la conservazione dell’insulina che ci imponeva, ogni 72 ore, la ricerca di un freezer dove congelare gli elementi che tenevano fresco il box isotermico fissato sul mio portapacchi. Questo metodo – semplice per quanto efficace – ha garantito per oltre un anno un intervallo di temperature tra i 2 e gli 8°C alle mie fiale di insulina, comportandosi come un vero e proprio frigorifero.

Con la stessa periodicità, cioè ogni tre giorni, cambiavo il set di infusione del microinfusore. Lo facevo preferibilmente nel tardo pomeriggio in un luogo chiuso, una volta raggiunta la meta e lavato via lo sporco della giornata, ma quelle volte in cui il cerotto si è staccato durante la pedalata per la troppa sudorazione o quando temevo che si fosse ostruita la cannula non ho avuto difficoltà a sostituire l’intero set a lato della strada, con l’aiuto di fazzoletti e una boccetta di alcool che mi hanno salvata da qualsiasi infezione.

… senza mai togliermi il gusto e la voglia di viaggiare e di godermi le novità

Scoprire le tradizioni alimentari dei 21 diversi paesi attraverso cui abbiamo pedalato è stato sempre divertente e curioso; non mi sono mai preclusa la degustazione di qualche piatto perché non ne conoscevo il contenuto glicemico, ma ogni volta ho fatto tesoro dell’esperienza per regolarmi nelle occasioni successive. Ho valutato di volta in volta quale fosse l’alimento anti-ipoglicemizzante per me più buono e pratico in ogni zona (oltre alle bustine di zucchero che mi hanno accompagnata per tutto l’anno) e ne facevo scorta: datteri in Iran, biscotti in India, frutta varia in Thailandia e Malesia.

Singapore: obiettivo raggiunto For a piece of cake

Il diabete non mi ha chiesto molto più di questo nei tredici mesi vissuti come nomadi per il mondo e mai mi ha fatto sentire irraggiungibile l’obiettivo finale della nostra pedalata: Singapore.

Questa città incredibile ci ha accolti come due turisti qualunque e inghiottiti tra le sue vie futuristiche e i suoi grattacieli di sessanta piani. Dopo tutti i mesi trascorsi nell’arretratezza delle campagne del Sud-Est Asiatico, la sua architettura, specchio di un’economia davvero florida, ci ha lasciati a bocca aperta. Singapore fu fondata come porto commerciale dagli inglesi nel 1819 e, dalla data della sua indipendenza, è diventata una delle città-stato più ricche del mondo, con il porto più trafficato del pianeta. Nonostante le dimensioni ridotte, ha una società multirazziale e multiculturale, in cui si combinano influenze cinesi, malesi, indiane ed altre ancora.

Oltre all’atmosfera della grande città, che da sola sarebbe bastata a impressionare anche due viaggiatori collaudati come noi, per me e Riccardo l’arrivo a Singapore è stato davvero intenso di emozioni perché ha coronato la buona riuscita del nostro progetto ‘For a Piece of Cake’. Come ci auguravamo, siamo riusciti a dimostrare che il diabete di tipo 1 non costituisce un limite allo svolgimento di una vita attiva, appagante e anche stravagante. Ora lo possiamo dire: col diabete si può viaggiare, si può fare sport e fatica e si possono inseguire i propri sogni, come quello di andare in bicicletta fino a Singapore.

Come premio per i quasi 18.000 km pedalati, all’arrivo ci attendeva una fetta di torta gustosissima – una meringa al frutto della passione – e carica di significato: era la dimostrazione che, con uno stile di vita equilibrato, il paziente diabetico non deve vivere una vita di privazioni alimentari, ma può godersi delle piccole gioie prestando attenzione al bilancio tra carboidrati, attività fisica e insulina. Ci siamo mangiati quella torta – non solo un pezzo in effetti! – insieme ai ragazzi dell’Associazione TOUCH Diabetes Support, che sono venuti ad accoglierci calorosamente al confine con la Malesia ed hanno pedalato insieme a noi per gli ultimi chilometri di questa avventura incredibile, riempiendoci di domande riguardanti la gestione del diabete ma anche tutte le altre curiosità che un viaggio del genere può far nascere.

Il parere del diabetologo

La mia emoglobina glicata, misurata a pochi giorni dal nostro ritorno a casa, è stata un’ulteriore prova del successo di ciò che abbiamo portato a termine, con un valore di 46 mmol/mol (o 6,36% usando la vecchia unità di misura). Il fabbisogno giornaliero medio di insulina in viaggio era di circa 25/30 unità (40 scarse nei giorni di pausa), contro le 45/50 di casa.

Ecco cosa ha commentato il mio diabetologo, il dott. Paolo di Bartolo – Direttore UO di Diabetologia all’ospedale di Ravenna – al mio ritorno:

“Ho incontrato Chiara Ricchiardi al rientro dalla esperienzaFor a Piece of Cake”.
I dati di laboratorio presentati da Chiara documentano un ottimale compenso della glicemia: l’emoglobina glicata (HbA1c) è finalmente sotto al 7%.
Chiara non riferisce episodi di ipoglicemia severa nel corso dell’anno di pedalata né tanto meno episodi di chetoacidosi diabetica, mio timore in considerazione dell’elevato rischio di tossi-infezioni alimentari e gastroenteriti. Chiara mi riferisce come alcuni episodi di gastroenterite effettivamente si siano verificati, ma tali episodi sono stati gestiti in autonomia con reidratazione e norme dietetiche e uso dei farmaci che Chiara aveva con sé. Solo in Iran, Chiara mi racconta della necessità di aiuto medico per l’infusione di liquidi e farmaci in vena. Nonostante una media di oltre 45 km/die, una dieta significativamente differente rispetto alle abitudini, Chiara presenta un calo di peso di soli 2 kg.

Ciò a dimostrazione di un’adeguata competenza per la gestione della dieta, un’ottima educazione terapeutica per la gestione della terapia insulinica anche in condizioni che in alcuni casi erano estreme.

Rilevante, dal punto di vista del “dottore” è stato il ruolo, a garanzia del successo in sicurezza per lo stato di salute di Chiara di questa esperienza, della preparazione che ha preceduto il lungo viaggio. Preparazione nel corso della quale Chiara ha potuto sperimentare e mimare alcune delle condizioni che avrebbe poi dovuto affrontareFor a Piece of Cake”.”

Il ruolo fondamentale di chi sostiene una persona con diabete

Se questo progetto ha portato a casa un risultato così buono, comunque, lo devo in larga parte a Riccardo, che è sempre stato al mio fianco – o davanti a tagliarmi il vento – ad assicurarsi che stessi facendo del mio meglio nella gestione del diabete. Senza di lui avrei peccato di leggerezza in diverse occasioni, convinta di avere piena padronanza del mio stato in tutte le più disparate situazioni che il viaggio ci metteva davanti.

 

Vi piacerebbe appendere o regalare un poster con una delle foto di questo appassionante viaggio?

Dall’inizio di marzo 2017, è on line il nuovo negozio di poster: “For a piece of cake: da Cesena a Singapore in bicicletta con il diabete di tipo 1”
Lo trovate a questo link https://www.facebook.com/forapieceofcake/
Provate a dare un’occhiata: ci troverete una piccola selezione delle foto preferite di Chiara e Riccardo (lo sapete che Riccardo Rocchi è un fotografo professionista, (non per nulla le foto sono così belle!!), trasformate in stupendi poster 50×75 cm dallo studio Minimum di Palermo e spediti ovunque siate.

Una bella idea per supportare i vostri cicloturisti preferiti e arredare il vostro studio o la vostra cucina, o entrambi con un’immagine affascinante. Spargete la voce e grazie mille!

Tutte le foto sono di proprietà di Riccardo Rocchi, fotografo, For a piece of cake©. Il loro utilizzo è subordinato ad una sua approvazione scritta.

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