Camminare ti allunga la vita, anche con il diabete. Vediamo come

Camminare ti allunga la vita, anche con il diabete

Sintesi a cura di Maria Rita Montebelli* e Andrea Sermonti**, Ufficio Stampa SID

C’è un bisogno importante di cambiare lo stile di vita nel diabete tipo 2 (DT2): è un passo fondamentale per la terapia, oltre che per la prevenzione del diabete stesso e delle sue complicanze croniche. La camminata, se fatta in modo adeguato, è uno strumento semplice, facilmente applicabile in contesti diversi e poco costoso che, utilizzato bene, può rappresentare, nella maggior parte delle persone con diabete, un primo passo in questa direzione. Qual è il modo migliore perché il cammino sia davvero efficace anche per la persona con DT2? Per rispondere a questa domanda la Società Italiana di Diabetologia (SID) e l’Associazione Medici Diabetologi (AMD), insieme alla Società Italiana di Scienze Motorie e Sportive (SISMES) hanno di recente messo a punto delle raccomandazioni pratiche su come prescrivere l’attività fisica, basate sulle evidenze della letteratura scientifica.

L’efficacia del cammino nella prevenzione e nel trattamento del diabete – dichiara Federico Schena***, professore ordinario di Scienze dello Sport, Università di Verona – risulta ancora più valorizzata da questo intervento professionale calibrato e strutturato su precise evidenze scientifiche. Le pubblicazioni citate in queste linee guida presentano, con chiarezza metodologica, l’innovativo lavoro svolto dalle diverse figure coinvolte e il ruolo fondamentale di un’ appropriata programmazione e di un efficace monitoraggio di intervento motorio basato sul cammino e completato anche da altri stimoli che arricchiscono le capacità del paziente, dando luogo, in ultima analisi a una migliore qualità di vita”.

“Le persone con diabete – commenta il prof. Francesco Purrello, presidente SID°° – molto spesso associano il concetto di attività fisica con qualcosa di quasi irrealizzabile nella loro vita quotidiana. Quante volte noi diabetologi ci sentiamo dire ‘Mi piacerebbe iscrivermi in palestra, ma non trovo mai il tempo, ci vado le prime due o tre volte e poi non riesco’. A parte poi il costo, che è tutto a carico dei pazienti. Il pregio di questo documento intersocietario sta proprio nel fatto che mette in luce come pratiche quotidiane più semplici, ad esempio il cammino, se praticate seguendo i consigli degli esperti possano essere molto utili e più facilmente praticabili”.

“E’ noto come l’attività fisica rappresenti un approccio fondamentale, non solo nella cura ma anche nella prevenzione del diabete mellito tipo 2 – sottolinea Ernesto Rossi, responsabile nazionale per la prevenzione per AMD^^ – Nonostante ciò sono ancora pochi i servizi di diabetologia ove si prescrive l’attività fisica con un approccio strutturato, ovvero in sicurezza e secondo validati schemi di efficacia. Queste linee guida sul cammino hanno lo scopo di sostenere prescrittori e pazienti in questa direzione, individuando una tipologia di attività fisica come il cammino non difficile da praticare. Il nostro auspicio è ovviamente quello di poter validare/certificare in tutta Italia dei percorsi ove le persone con diabete possano svolgere questo tipo di attività. Non dobbiamo trascurare inoltre l’aspetto psicologico e l’impatto emozionale di una bella passeggiata soprattutto se in spazi aperti”.

I punti salienti delle linee guida pratiche ‘Walking for subjects with type 2 diabetes’ di AMD/SID/SISMES

  • Le persone con diabete dovrebbero fare almeno 30 minuti al giorno di attività fisica, ad intensità moderata o più intensa, idealmente tutti i giorni della settimana.
  • I pazienti fuori allenamento devono naturalmente iniziare con gradualità. Man mano che l’allenamento procede, si possono inserire periodi di allenamento ad alta intensità alternati a periodi di recupero (‘high-intensity interval training’HIIT).
  • La camminata all’aperto è meglio di quella effettuata al chiuso su un tapis roulant. Camminare in un parco, immersi nella natura aumenta infatti il benessere psico-fisico associato all’attività motoria.
  • Il Nordic Walking con le racchette usate in diagonale, come suggerito da INWA (International Nordic Walking Association) aumenta il dispendio della camminata del 20-25%, rispetto alla camminata ordinaria (ingaggia anche la muscolatura della parte superiore del corpo).
  • Questi programmi basati sul Nordic Walking aumentano la capacità di esercizio, lo stato funzionale, la qualità di vita, il profilo lipidico, gli outcome cardiorespiratori, riducono il peso e il dolore cronico. Ma per effettuare un allenamento efficace e corretto, almeno all’inizio, conviene affidarsi ad una supervisione esperta.
  • L’esercizio fisico va monitorato, con l’ausilio di un pedometro o meglio di uno smart watch dotato di GPS che, oltre alla distanza percorsa, dia informazioni sul tipo di percorso effettuato, sull’accelerazione del corpo, sulla frequenza cardiaca, e sulla velocità.
  • La camminata è perfetta come allenamento per le persone con diabete che siano anche in sovrappeso o con obesità, evitando però salite o discese con pendenza superiore al 5% e introducendo un periodo di riposo adeguato dopo ogni 15 minuti di esercizio. Fortemente consigliato il Nordic Walking supervisionato perché fa consumare più calorie e scarica un po’ il peso sulle gambe.

Camminare contro il diabete. Le 10+2 raccomandazioni degli Esperti »

Reference

Walking for subjects with type 2 diabetes: A systematic review andjoint AMD/SID/SISMES evidence-based practical guideline
Moghetti P1a, Balducci S2a, Guidetti L3c, Mazzuca P4b, Rossi E5b, Schena F6c; on behalf of the Italian Society of Diabetology (SID)a , the Italian Association of Medical Diabetologists (AMD)b , and the Italian Society of Motor and Sports Sciences (SISMES)c

1Unit of Endocrinology, Diabetes and Metabolism, Department of Medicine, University of Verona, Verona; and Hospital Trust of Verona, Verona, Italy. 2Department of Clinical and Molecular Medicine, La Sapienza University, Rome; Diabetes Unit, Sant’Andrea University Hospital, Rome; and Metabolic Fitness Association, Monterotondo, Rome, Italy. 3Department of Movement, Human and Health Sciences, University of Rome “Foro Italico”, Rome, Italy. 4Unit of Internal Medicine, Diabetes and Metabolic Disease Center, Romagna Health District, Rimini; and Department for Life Quality Studies, University of Bologna, Rimini, Italy. 5Diabetes Unit, ASL of Benevento, Benevento, Italy. 6Department of Neurological and Movement Sciences, University of Verona, Verona, Italy
Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases (2020), 30, 1882-1898
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* La dott.ssa Maria Rita Montebelli è medico specialista in endocrinologia al Dipartimento di Scienze gastroenterologiche, endocrino-metaboliche e nefro-urologiche del Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Roma.
Si occupa da molti anni di divulgazione medico-scientifica, come giornalista, moderatore di incontri scientifici, addetto stampa. Scrive per Quotidiano Sanità e per il portale Salute di Repubblica.

** Il dr. Andrea Sermonti è giornalista, laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma, attualmente Direttore di StudioNews, Bruxelles, Società di servizi stampa, specializzata nell’offerta di service giornalistici per i quotidiani e on line nonché nell’organizzazione di conferenze ed eventi media.

***Il dr. Federico Schena è professore ordinario di Scienze dello Sport all’ Università di Verona e uno degli autori del documento “Walking for subjects with type 2 diabetes” per conto della Società Italiana di Scienze Motorie e Sportive (SISMES). Dottore di ricerca in Fisiologia e Direttore del Centro di Ricerca “Sport, Montagna e Salute” oltre che Delegato del Rettore per il Comitato Sport di Ateneo, Direttore Vicario del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento.
Tra le Principali aree e responsabilità di ricerca: allenamento e prestazione sportiva; energetica della locomozione umana; adattamenti metabolici e vascolari in ipossia; esercizio fisico, salute e invecchiamento.
Il dr. Schena coordina due distinti gruppi di ricerca a Verona ed Rovereto composti da oltre 15 ricercatori e collaboratori alla ricerca ed è responsabile di 4 laboratori di sport performance and exercise evaluation.
È Autore di oltre 250 pubblicazioni in extenso e 500 comunicazioni a congresso; Chief Editor di Sport Science for Health (Springer Nature). È Socio fondatore, Segretario Presidente della Società Italiana di Scienze Motorie e Sportive, Presidente della Conferenza dei corsi di studio in Scienze Motorie.
Per ulteriori informazioni, scarica il suo Curriculum Vitae.

°° La Società Italiana di Diabetologia (SID) – fondata nel 1964 a Roma è una associazione no-profit, articolata in 17 sezioni regionali e guidata da un presidente e da un consiglio direttivo nazionale eletti ogni due anni dai circa 2000 soci. In campo diabetologico e metabolico la SID svolge attività di promozione e conduzione della ricerca scientifica, di formazione e aggiornamento per medici e altri operatori sanitari, di divulgazione alle persone con diabete e alla comunità nel suo complesso, di politica sanitaria nell’organizzazione dell’assistenza.
La SID mira a tutelare gli interessi delle persone con diabete e delle loro famiglie, a promuovere la conoscenza della malattia per migliorarne la diagnosi e la cura, a far implementare strategie di prevenzione primaria, secondaria e terziaria, a valorizzare l’operato dei diabetologi e di quanti operano nella lotta al diabete. La SID, insieme alla Fondazione Diabete Ricerca e alla Associazione Diabete Ricerca, mette in atto programmi di raccolta fondi provenienti da istituzioni pubbliche e private, da aziende e da singoli cittadini al fine di sostenere la ricerca in campo diabetologico.

^^ L’Associazione Medici Diabetologi (AMD), costituita nel 1974, con oltre 2000 iscritti è la più grande associazione scientifica della diabetologia italiana. Affiliata all’International Diabetes Federation (IDF), AMD: (1) promuove la diffusione sul territorio di strutture idonee alla prevenzione, diagnosi e cura del diabete mellito; (2) si occupa della qualificazione professionale e dell’aggiornamento culturale del personale sanitario operante in tali strutture; (3) si adopera affinché la diabetologia e la figura del medico diabetologo acquisiscano e mantengano la loro autonomia dal punto di vista didattico e clinico e costituiscano il principale punto di riferimento nella cura del paziente con diabete.
L’AMD promuove la ricerca in campo diabetologico, clinico e terapeutico e collabora con le altre istituzioni che hanno finalità e interessi comuni.

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