Che cosa provoca la diagnosi di diabete in chi la riceve

Che cosa provoca la diagnosi di diabete in chi la riceve

A cura della d.ssa Silvia Maino, Vicepresidente OSDI (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani), Regione Lombardia

 

La diagnosi di una malattia cronica come il diabete mellito ha sempre un impatto molto forte, in chi la riceve, per alcuni destabilizzante. Si tratta di un evento che non è stato scelto, tantomeno desiderato, che altera e rompe i precedenti equilibri organici, psicologici e sociali, che richiede un percorso di metabolizzazione più o meno lungo e che determina nella persona con il diabete e nei familiari, una sensazione di progressiva perdita di salute e integrità, che può suscitare e alimentare nel paziente l’idea di diversità e solitudine.

 

Dopo la diagnosi di diabete, ci si sente spaesati, diversi in quanto malati, affetti da una malattia che per molti è invisibile ma c’è (come noto il diabete di tipo 2 può decorrere anche per anni in modo asintomatico) ed è invadente.

A differenza della malattia acuta che ha un inizio e una fine, la malattia cronica nel momento in cui ci viene fatta diagnosi, accompagnerà per tutta la vita; è una condizione che può essere controllata e stabilizzata ma che richiede la partecipazione attiva e la responsabilizzazione del paziente e della famiglia nei confronti del proprio trattamento e dello stato di salute.

 

Dal punto di vista dell’assistenza, seguire un paziente affetto da diabete implica una modifica profonda del rapporto tra medico/infermiere e malattia.

La terapia tecnologicamente più avanzata può diventare poco efficace se il paziente non è coinvolto nella gestione della malattia. In caso di diabete, il valore di un’adeguata autogestione è fondamentale per il controllo della malattia.

 

L’autogestione della malattia diventa uno degli obiettivi chiave
nel trattamento del diabete.

 

La capacità del personale sanitario di favorire un coinvolgimento attivo del paziente nel processo assistenziale ha un ruolo centrale nell’ottenimento di esiti ottimali di trattamento. Pertanto l’educazione terapeutica finalizzata all’autogestione è il primo aspetto che l’infermiere (e il team) deve considerare nell’approccio alla persona con diabete.

 

La gestione di una malattia cronica è quindi molto complessa e implica una modifica da parte di tutti gli attori coinvolti per poter aderire in modo adeguato al trattamento che:

  • è un legame quotidiano;
  • durerà per tutta la vita e richiede un tempo dedicato;
  • può richiedere una terapia complessa e invasiva;
  • può provocare effetti collaterali;
  • è il testimone della malattia e me la ricorda;
  • può essere – a volte – un ostacolo più importante della malattia stessa;
  • interferisce con la vita sociale;
  • è tutto sulle spalle del malato.

 

È sicuramente un percorso lungo da affrontare ed elaborare durante il quale il paziente ha bisogno di supporto e assistenza adeguate. Solo la consapevolezza che davvero ci si stia muovendo nell’ambito di una nuova condizione di salute e quindi di futuro accettabile, rende il paziente disponibile alle modifiche dello stile di vita richieste dalla terapia.

 

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