Controllo della glicemia: che cosa insegna al diabetico?

La persona diabetica può controllare in modo autonomo la variabile-chiave della sua condizione: la glicemia. Con pochi gesti questo autocontrollo può essere effettuato anche più volte al giorno, in momenti considerati indicativi per elaborare un profilo glicemico che gli permette di verificare l’effetto delle decisioni prese, così come di impostare nuove scelte.

 

L’automonitoraggio della glicemia è uno strumento che consente al diabetico di convivere con la malattia, integrandola in un nuovo progetto di vita grazie a una progressiva consapevolezza della propria capacità di autogestione e riconoscimento delle situazioni più a rischio. Ecco di seguito alcuni aspetti che la persona diabetica impara grazie al regolare controllo della glicemia e al lavoro personale (e/o dei familiari) prevalentemente su se stessa.

 

1.    Capire perché sta male: riscontrare valori glicemici elevati, nonostante l’assenza di sintomi e la sensazione di apparente benessere, rende la persona diabetica più consapevole di una reale alterazione che necessita un intervento correttivo. “Se non la misuri non puoi accorgertene”  è il mantra che ripetono spesso gli Esperti. La maggior parte delle persone non riesce a rendersi conto della propria glicemia fino a che non incorre in un episodio di iper- o ipoglicemia.

 

2.    Riflettere su dati precisi: il diabetico può più facilmente identificare nella glicemia il vero nemico da combattere e riesce così più facilmente a superare il senso di colpa e di diversità che si genera al momento della diagnosi di diabete. Accettare una malattia significa riorganizzare la propria vita: questo processo di rielaborazione è doloroso e richiede tempo. Avere un nemico preciso da combattere può essere di aiuto per elaborare il cambiamento, canalizzare la rabbia verso un obiettivo, magari piccolo, ma modificabile come la glicemia, per iniziare a prendere coscienza che in ogni caso qualcosa si può fare.

 

3.    Capire quali sono i fattori che influiscono sulla glicemia.

La doppia misurazione della glicemia, per esempio, prima e dopo i pasti, è sicuramente di aiuto per valutare come cambiano i valori con l’assunzione dei vari tipo di cibo, così come prima o dopo un’attività sportiva intensa e/o altre attività che possano influenzare lo stato emotivo e psicologico.

 

4.    Rendersi conto di come va il controllo del diabete e quindi dei progressi personali: la riduzione dei valori della glicemia dimostra in modo palese che la cura è efficace, permette al diabetico di identificare le situazioni più a rischio e rappresenta un utile strumento per risolverle e prevenirle. Il diabetico impara giorno per giorno  a scegliere obiettivi semplici e raggiungibili, a negoziare e scegliere il problema da risolvere, ma soprattutto capisce che, pur sbagliando, può sempre migliorare e questo è un fattore molto importante per mantenere alta la motivazione alla cura anche in assenza di sintomi.

 

5.    Imparare ad aggiustare il tiro: la persona diabetica, man mano che diventa più consapevole delle proprie capacità di autogestione, può imparare a patteggiare con il medico tra i suoi bisogni e quelli della cura, sperimentare soluzioni alternative condivise con il medico stesso.

 

6.    Sentirsi sempre più libero di agire in modo autonomo: il diabetico acquisisce progressivamente  la consapevolezza di essere in grado di governare il suo controllo glicemico, seppur sempre guidato dal medico; viene così facilitata l’integrazione della malattia in un nuovo progetto di vita; la persona rielabora, riconosce e accetta, chi più chi meno, un diverso livello di salute e di benessere.

 

La persona con diabete, quindi, deve assumere un ruolo attivo nel piano di cura, in collaborazione con la propria famiglia e i medici che la seguono.

 

 

Fonte

Raccomandazioni sull’uso dell’autocontrollo domiciliare della glicemia.

A cura dell’ Associazione Medici Diabetologi (AMD) – Società Italiana di Diabetologia (SID)

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