Isole di Langerhans e Diabete Tipo 1: Trapianto all'Ospedale Niguarda di Milano - Diabete.com

Diabete di tipo 1 – Prima sperimentazione in Italia di trapianto di isole high tech senza necessità di immunosoppressione

A cura di Francesca Ulivi*, Direttore Generale e Comunicazione della Fondazione Italiana Diabete (FID)**

 

Il progetto, particolarmente innovativo, è condotto dall’Ospedale di Niguarda, Milano in collaborazione con l’Università di Perugia e il Diabetes Research Institute di Miami ed è finanziato dalla Fondazione Italiana Diabete.

 

Diabete di tipo 1 e trapianto di isole pancreatiche: per la prima volta in Italia, Niguarda sperimenta il trapianto con capsule bio-ingegnerizzate come gusci protettivi per eliminare la terapia immunosoppressiva e allargare la platea dei pazienti candidabili al trapianto. Il progetto è supportato da Fondazione Italiana Diabete (FID), prima e unica Fondazione in Italia a occuparsi esclusivamente di ricerca scientifica per una cura del diabete tipo 1.

 

Il diabete tipo 1: forma autoimmune del diabete

Il diabete di tipo 1 è una malattia autoimmune che colpisce nel 50% dei casi nell’infanzia e nell’adolescenza; se non trattato porta alla morte e, se mal trattato, può causare molte complicazioni gravi, sia acute che croniche. Dopo la diagnosi, questo tipo di diabete, che rappresenta il 5% dei casi complessivi, richiede un trattamento con insulina immediato e intensivo e un frequente monitoraggio dei valori della glicemia.

 

Il trapianto di pancreas e di isole pancreatiche

Il trapianto di pancreas e – meno invasivo – il trapianto di isole pancreatiche sono due procedure potenzialmente capaci di risolvere per molti anni il diabete di tipo 1, eliminando o riducendo l’insulino-dipendenza e rallentando o facendo regredire le complicanze diabetiche. Purtroppo, però, a causa dell’utilizzo di farmaci immunosoppressori (antirigetto) e dei conseguenti effetti collaterali associati, il ricorso a questi trattamenti è limitato ai casi nei quali sono già presenti complicanze gravi o a quelli in cui la terapia insulinica non permette di controllare la malattia.

 

Il progetto di ricerca

Il trapianto di isole pancreatiche è una procedura particolare utilizzata in Italia da due soli centri, tra cui il Niguarda di Milano, che fino ad oggi ha trapiantato oltre 100 persone.

Ed è proprio qui che, grazie al supporto della Fondazione Italiana Diabete, sta per partire un nuovo progetto di ricerca sperimentale che punta ad allargare l’applicabilità del trapianto a molte più persone, evitando il ricorso alle terapie antirigetto.

Il progetto autorizzato nel 2020, rimandato per la diffusione della pandemia Covid19, è finalmente stato attivato ed avrà una durata di 2 anni.

Utilizzeremo delle speciali microcapsule per trapiantare le cellule pancreatiche sulla membrana che circonda gli organi addominali (omento)– spiega Federico Bertuzzi, Responsabile della Diabetologia di Niguarda– con la collaborazione dello staff dei nefrologi, chirurgi dei trapianti, anestesisti e della terapia tissutale. Ci si aspetta che, grazie a queste capsule protettive, prodotte dall’Università di Perugia, il sistema immunitario del paziente con diabete tipo 1 non sia in grado di distruggere le cellule pancreatiche, le quali potranno quindi iniziare a produrre l’insulina necessaria. Il progetto è in collaborazione con il Diabetes Research Institute di Miami”.

Non ricorrendo quindi alle terapie antirigetto, oggi necessarie per impedire l’attivazione del sistema immunitario, grazie all’utilizzo delle capsule, molti più pazienti potrebbero in futuro accedere al trapianto di isole pancreatiche.

 

“Il finanziamento di una importante quota di questo studio – sottolinea Nicola Zeni, Presidente della FIDrappresenta per noi, dopo oltre dieci anni di attività, un traguardo, anche simbolico, molto importante. L’obiettivo della Fondazione Italiana Diabete (FID), che è l’unica in Italia a finanziare in via esclusiva la ricerca di una cura per il diabete di tipo 1, è eradicare una malattia invisibile e poco conosciuta, che ha un costo sociale e familiare enorme. Ringraziamo proprio le famiglie dei giovani colpiti dalla patologia e gli stessi malati di diabete di tipo 1 che generosamente sostengono la Fondazione e che grazie alle loro donazioni regalano nuove speranze per la cura cellulare del diabete di tipo 1.”

 

Lo studio è stato presentato nel corso della conferenza stampa di AMD (Associazione Medici Diabetologi) per il lancio del Congresso online AMD (18-19 giugno 2021) sul diabete di tipo 1.

 

 

 

* Francesca Ulivi, giornalista professionista ed ex dirigente di aziende media, malata di Diabete di tipo 1, dopo quasi 30 anni di carriera nel mondo della comunicazione e della tv, ha deciso di dedicare la sua vita al sostegno della ricerca di una cura per il diabete di tipo 1. È Direttore Generale e Comunicazione della Fondazione Italiana Diabete (FID) e Vicepresidente del Patto Trasversale per la Scienza.

 

** FONDAZIONE ITALIANA DIABETE ONLUS
La FID, Fondazione Italiana Diabete Onlus, è impegnata da oltre 10 anni nel sostenere la ricerca scientifica clinica, traslazionale e di base, in collegamento con Università, Enti di ricerca nazionali e internazionali e altre Fondazioni, per trovare una cura definitiva al diabete di tipo 1.

La Fondazione è nata nel 2009 per volontà di Alessia e Nicola Zeni, genitori di un ragazzo malato di diabete di tipo 1 ed è dedicata in via esclusiva alla ricerca di una cura per questa  malattia autoimmune. I principali studi finanziati dalla FID sono al momento in corso all’Ospedale Niguarda di Milano e all’Ospedale San Raffaele di Milano, ma su www.fondazionediabete.org è aperta una call per tutti i ricercatori che intendano sottoporre i loro progetti.

 

 

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