Diabete e approccio alla tecnologia: tra paura e speranza

Diabete e approccio alla tecnologia: tra paura e speranza

A cura della d.ssa Ilaria Fonzo**, psicologa dell’età evolutiva, Udine

 

Gli anni ’70 e l’introduzione del primo glucometro a strisce reattive sembrano preistoria oggi che ci si trova a parlare di sistemi a loop aperto o chiuso. Le speranze (o aspettative positive) che i pazienti nutrono rispetto a questi dispositivi variano anche in funzione dell’età. Durante l’infanzia e la prima adolescenza, sono le aspettative dei genitori ad avere maggiore rilevanza, mentre in età adulta assumono maggiore importanza quelle del paziente stesso. In linea generale, le aspettative irrealistiche, come ad esempio “Non dovrò più fare nulla per gestire il diabete”, conducono al rischio di interruzione dell’utilizzo dei dispositivi tecnologici una volta installati. Si può dire quindi che, nonostante il rapido avanzamento tecnologico, l’approccio terapeutico al diabete resta complesso e multi-sfaccettato.

 

La gestione quotidiana del diabete

A questo proposito, alcuni dei fattori centrali per la gestione del diabete sono riconducibili all’accettazione, all’uso della tecnologia nella vita quotidiana, così come agli innumerevoli ostacoli nell’utilizzo a lungo termine. Molti di questi ostacoli hanno una natura squisitamente psicologica e comportamentale ed influenzano il grado di motivazione o la capacità di prendere decisioni terapeutiche ottimali. Infatti, disporre di tutte le informazioni terapeutiche indispensabili, e quindi un’educazione terapeutica ottimale dal punto di vista medico, è una condizione necessaria ma non sufficiente al corretto utilizzo dei dispositivi1.

Alcuni lettori potrebbero quindi chiedersi: “Ma come? Se sai cosa fare e come farlo, perché non lo  fai? Se sai quanta insulina somministrare, come fare la conta dei carboidrati il gioco dovrebbe essere fatto!”. Gli esseri umani non sono macchine. Infatti il comportamento è sempre guidato da credenze, motivazioni, desideri,  scopi e accompagnato dalle diverse componenti emotive (per es: paura, ansia, tristezza).

 

Tecnologia e diabete: le difficoltà nell’utilizzo a lungo termine

I dati attualmente disponibili sulla popolazione americana riportano come solo la metà dei pazienti riescano a utilizzare in modo continuativo i dispositivi tecnologici, e le stime sono ancora più basse se si fa riferimento a bambini o adolescenti2.

Innumerevoli sono i vantaggi dal punto di vista medico: diminuzione delle severe ipoglicemie, pronto riconoscimento in caso di ipoglicemia inavvertita, etc …

Nonostante ciò, i diversi device richiedono un maggior impiego di risorse temporali, cognitive e motivazionali per la persona o per il bambino e i suoi genitori. Inoltre, spesso sono presenti timori associati al loro utilizzo. I più frequenti riguardano:

  • Per i genitori dei piccoli pazienti il possibile malfunzionamento del dispositivo o l’eventualità che venga erogato un quantitativo d’insulina eccessivo3;
  • Per gli adolescenti il timore principale concerne l’immagine corporea, in particolare per il sesso femminile4.

 

Il monitoraggio continuo della glicemia

I sistemi di monitoraggio continuo della glicemia offrono innumerevoli vantaggi anche dal punto di vista psicosociale: miglioramento della qualità di vita e soddisfazione rispetto al trattamento, anche se non sempre i risultati di ricerca sono coerenti.
Nonostante questi benefici, l’utilizzo nel lungo termine è difficile da raggiungere in special modo per i bambini, adolescenti e giovani adulti. Le difficoltà riportate sono talvolta imputabili ai frequenti falsi allarmi, al discomfort del sensore e alla discrepanza delle misurazioni ottenute con il sensore da quelle rilevate con il glucometro2.

In molti pazienti adulti, bambini e adolescenti, la profusione di dati forniti e la corretta interpretazione degli stessi si accompagna a stati ansiosi5.
In altre parole, il rischio dietro l’angolo è che i valori numerici diventino eccessivamente  presenti nella vita della persona, creando o incrementando la percezione di essere intrappolati nella patologia diabetica.

In conclusione, i dispositivi tecnologici rappresentano sicuramente un importante passo in avanti che richiede un’attenta valutazione psicologica per valutare o lavorare su aspettative, presenza di alcune forme psicopatologiche sottosoglia o che raggiungono livelli di attenzione clinica, grado di motivazione, supporto sociale e familiare, abilità di fronteggiamento e resilienza.

 

 

 

References

1 Gonder-Frederick, L., Shepard, J. A., Grabman, J. H. & Ritterband, L. M. (2016). Psychology, technology and diabetes management. American Psychologist, 71(7), 577-589

2 Beck, R. W., Tamborlane, W. V., Bergenstal, R. M., Miller, K. M., DuBose, S. N., & Hall, C. A. (2012). The T1D Exchange clinic registry. The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, 97, pp. 4383– 4389

3 Chase, H. P., & Messer, L. (2010). Understanding insulin pumps and continuous glucose monitors (2nd ed., pp. 93–96). Denver, CO: Childrens Diabetes Foundation

4 Hirose, M., Beverly, E. A. & Weinger, K (2012). Quality of life and technology: Impact on children and families with diabetes. Current Diabetes Reports, 12, 711–720

5 Ritholz, M. (2008). Is continuous glucose monitoring for everyone? Consideration of psychosocial factors. Diabetes Spectrum, 21, 287

 

 

 

** La dott.ssa Ilaria Fonzo, psicologa dell’età evolutiva, è iscritta all’Ordine degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia con il n. 2091 e sta proseguendo il suo percorso di formazione a Verona, presso l’Associazione di Psicologia Cognitiva.
Da diversi anni, si occupa dell’impatto psicologico del diabete, anche grazie al supporto dell’Associazione Friulana Famiglie Diabetici. Tra le sue aree di interesse vi sono: gestione dello stress e dell’ansia, genitorialità e diabete, paura dell’ipoglicemia, impatto psicologico delle nuove tecnologie, incremento dell’aderenza terapeutica, adolescenza e diabete, vergogna e ansia sociale.
Contatti
Email  ilariafonzopsicologa@gmail.com
Sito web http://ilariafonzopsicologa.com

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