Diabete: un percorso lungo da affrontare che necessita assistenza

Diabete: un percorso lungo da affrontare che necessita assistenza

A cura della d.ssa Silvia Maino, Presidente OSDI (Operatori Sanitari di Diabetologia Italiani), Regione Lombardia

 

Una malattia cronica come il diabete è un percorso lungo e complesso da affrontare. Spesso i pazienti “reinterpretano” le prescrizioni che hanno ricevuto dal medico, sbagliano – certo – ma c’è da chiedersi: è sempre “colpa” loro? Alcuni studi hanno evidenziato che su cinque pazienti cronici, solo uno o due seguono correttamente le prescrizioni del medico. La grande maggioranza adotta una “propria versione” della terapia e ha delle idee in proposito che non confesserà mai al medico. Sbagliano ma è proprio tutta colpa loro? Jean-Philipe Assal si è fatto queste domande e ha risposto fondando l’Educazione Terapeutica.

 

Educazione terapeutica: che cosa s’intende?

L’educazione terapeutica secondo il suo fondatore JP Assal è “l’arte di seguire il paziente cronico nel percorso che va dallo choc della diagnosi all’accettazione della terapia.”

È un processo continuo, che deve essere adattato al corso della malattia, al paziente, e al suo modo di vivere; è parte dell’assistenza a lungo termine.

È un percorso lungo, con diversi aspetti “pesanti” di cui il paziente deve imparare progressivamente a farsi carico, assimilandoli ed elaborandoli fino ad accettarli e gestirli al meglio. Possono infatti presentarsi diversi sentimenti, emozioni, cambiamenti:

  • la paura di perdere il controllo;
  • la dipendenza forzata, non voluta, nei confronti di un trattamento;
  • il repentino cambiamento dello stile di vita;
  • la cronicità della situazione, una compagna invadente e fedele;
  • un sentimento di perdita verso quella che si è sempre considerata la propria integrità personale.

 

È un percorso utile – come ci ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/WHO) – che aiuta il paziente con diabete e i suoi familiari a comprendere la malattia e il suo trattamento, a collaborare attivamente alle cure, a farsi carico del proprio stato di salute e a conservare e migliorare la propria qualità di vita.

 

Che cosa è importante trasmettere al paziente affinché riesca ad accettare la malattia e a gestirla al meglio?

Nell’Ambulatorio Infermieristico di un Team di cura del diabete, l’infermiere, in collaborazione con le altre figure professionali, si prende cura della persona in ogni suo aspetto, fornendo un’assistenza centrata sulla persona e non sulla malattia.

Il primo compito è quello innanzitutto di dialogare con il paziente (e i familiari) per renderlo consapevole che il diabete e le sue complicanze a lungo termine possono essere gravi e reali (anche se il decorso è stato asintomatico, come avviene spesso nel diabete di tipo 2). È importante far comprendere che seguire il trattamento porterà degli effetti benefici sul controllo del diabete e che tali effetti benefici riusciranno a controbilanciare gli eventuali svantaggi della terapia. È altrettanto basilare far capire al paziente quanto sia importante assumersi e condividere la responsabilità della terapia e del proprio stato di salute: il diabete è una delle patologie croniche in cui l’autogestione e il coinvolgimento attivo del paziente fanno davvero la differenza nel buon controllo della malattia e un buon controllo si traduce in un rallentamento delle complicanze (vero pericolo del diabete) nel lungo termine.

 

La persona con diabete (e i familiari) dovrà quindi iniziare un percorso di maturazione – insieme al team di cura del diabete – che preveda:

  • una corretta e precisa informazione sulla malattia e il suo trattamento;
  • una ri-formulazione di un nuovo concetto di integrità personale, considerando la precedente rappresentazione personale di salute e malattia;
  • un’accettazione attiva della malattia diabetica.

 

 

 

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