La meta si avvicina: la Rocca di Gibilterra affacciata sul Mediterraneo

La meta si avvicina: la Rocca di Gibilterra affacciata sul Mediterraneo

Lasciata Garrucha e la splendida casa dove ho alloggiato, il viaggio prosegue con un buon tratto lungomare, pieno di hotel e piscine di recente costruzione, un po’ anonimi ma comunque piacevoli dopo i molti chilometri in zone montagnose e isolate. Sto pedalando verso il Sud della Spagna, in direzione di Gibilterra. Che cosa mi riserverà questa parte di viaggio? Come si comporterà il mio diabete?

 

La spensieratezza dura poco, il colle del Mojacar è lungo la strada e bisogna scavalcarlo. Ricominciano le salite ripide, le montagne aspre, semi-desertiche e le strade in cui è raro incontrare altri veicoli, in compenso superato il colle, trovo una strada spettacolare, con una splendida vista sul mare, attraverso un tratto lungo la costa destinato all’agricoltura, che definirei eroica e arrivo a Carboneras, una bella sorpresa. Una lunga spiaggia con la passeggiata a mare, tutti i servizi necessari ma senza il turismo di massa, alcuni monumenti storici e un mulino a vento, il primo che riesco a visitare, i ristoranti e le pescherie hanno del pesce magnifico e non mi lascio sfuggire qualche ora sulla spiaggia e una buona cena di pesce.

Affitto una stanza da una giovane signora gentile, che forse colpita dal fatto che sono arrivato in bicicletta, o forse per via del mio diabete, fa di tutto per mettermi a mio agio, insiste per prepararmi un’ottima cena e il mattino dopo mi prepara due panini deliziosi e un litro di spremuta d’arancia.  Riparto, consapevole di dover di nuovo percorrere strade ripide e desolate tra le montagne, le tappe precedenti mi hanno affaticato non poco, così prenoto un hotel a Venta del Pobre, la distanza non è molta e poi di li dovrebbe esserci un lungo tratto in leggera discesa fino ad Almeria. In realtà la salita ripida è solo nel tratto iniziale, poi la strada scorre con una pendenza più che accettabile e a seguire un altopiano agricolo. Venta del Pobre è solo un incrocio stradale e un punto di sosta lungo la strada con l’hotel un’area di servizio e poco più, così pranzo nell’hotel e concordo di trasformare il costo della camera in un lauto pranzo, dopo di che riparto per Almeria. Il tragitto è lungo e noioso, ma percorro un altopiano in leggera discesa fino al mare, un’infinità di serre bianche per gli ortaggi, poi un aeroporto, l’ospedale e finalmente una grande città, la prima da Cartagena. Almeria è un’altra splendida città spagnola, con la rambla pedonale contornata di palme, la cattedrale e soprattutto l’Alcazaba, la fortezza costruita dagli arabi con i suoi ruscelli artificiali e i giardini.

 

La gestione del diabete tipo 1

E’ più di un mese che pedalo, il diabete è una routine che richiede tanta attenzione, lo gestisco evitando sbalzi eccessivi, per la verità, riesco a gestirlo meglio di quanto accade a casa, la bicicletta è un elemento importante del controllo della glicemia. Può sembrare strano, ma i problemi si verificano per lo più quando, giunto a destinazione, scendo dalla bicicletta; il motivo è presto detto, per alcune ore abbasso molto la basale, il che mi permette di avere delle glicemie buone e stabili, abbastanza energie e mi evita di dover mangiare carboidrati mentre pedalo, per contro, appena mi fermo la glicemia sale rapidamente anche fino a 300.

Per risolvere il problema, nei primi giorni ho deciso di fare un bolo di 2/2,5 unità appena mi fermo, poi ho provato per qualche giorno ad inserire due aghi canula, di cui uno nelle natiche, vicino ai muscoli adoperati nel ciclismo; al termine della pedalata, agganciavo il tubicino nella natica, per velocizzare l’assorbimento del bolo. Dopo una decina di giorni, ho constatato che la soluzione migliore è mangiare il pranzo e fare il relativo bolo, 10/15 km prima dell’arrivo, senza boli supplementari.

 

L’arrivo a Granada, città “preciosa” ai piedi della Sierra Nevada

Per riposare un po’ le gambe e per variare un po’ il percorso, decido di andare a visitare Granada in treno, con la bici appresso. Il treno percorre un terreno impervio, particolarmente arido e con scarsi centri urbani, poi le montagne della Sierra Nevada, con le vallate simili alle Alpi, abbondanza di acqua e vegetazione, per la prima volta da quando sono in Spagna, riesco a vedere i pioppi.

Paolo Leccia granadaArrivo a Granada, splendida e imperdibile, prenoto un ostello che è anche un pub ristorante con un’atmosfera particolarmente vivace; la città ha tanti turisti e tantissime cose da vedere. L’attrazione principale è l’Alhambra, il palazzo dei sultani  costruito dagli arabi, una vera città murata, di una bellezza straordinaria ma purtroppo anche qui i biglietti sono a numero chiuso e riesco a visitare solo una piccola parte ad accesso libero. L’aria è frizzante e sulle montagne si vede la neve, unico aspetto negativo il fondo stradale con i cubetti di porfido, poco adatto alle mie ruote sottili.

 

Verso la Costa del Sol, che si affaccia sul Mediterraneo

Il mattino successivo viaggio in bus fino a Malaga, che è una delle più belle città spagnole, straordinaria la cattedrale seppur incompiuta, ogni piazza ha il suo fascino e non si vedono zone degradate, una grande pulizia, ovunque; c’è un’antica fortificazione che sovrasta la città, un antico anfiteatro romano e soprattutto uno splendido parco che permette di passeggiare all’ombra. Un’ampia zona del porto è stata trasformata in area culturale e turistica, con infinite attrazioni, a seguire delle splendide spiagge.

La tappa seguente fino a Fuengirola è particolarmente piacevole, tutta in piano e in riva al mare, per di più percorro una passeggiata a mare fino a Benalmadena, che è un porticciolo artificiale, con dei palazzi costruiti nel mezzo e gli yacht attraccati. E’ un po’ noioso schivare le migliaia di persone che passeggiano, ma un autentico paradiso rispetto alle montagne desolate che ho attraversato. A Fuengirola dormo da un appassionato di cicloturismo in partenza per il Canada, passiamo molto tempo a scambiarci informazioni.

paolo leccia marbellaIl giorno successivo partenza per Marbella, al posto della straordinaria passeggiata a mare mi tocca percorrere una superstrada trafficatissima, sembra di essere in autostrada e si gode poco del paesaggio circostante. Marbella è, sul lungomare un’accozzaglia di palazzoni, di hotel e di negozi per turisti, mentre l’interno è di una moderna città strutturata, infine a monte si trova il vecchio centro storico con strade e piazze straordinarie e gli edifici dipinti di bianco.

 

La meta finale si avvicina…

Sono all’ultima tappa del mio viaggio; parto a cuor leggero per Algeciras, che è più a ovest di Gibilterra, essendo il porto alla cui estremità est si trova la Rocca di Gibilterra, i chilometri sono quasi cento, ma quasi tutti in pianura. L’entusiasmo dura fino al Rio Guardiario, dove mi tocca fare una lunga deviazione verso nord, per evitare l’autostrada e le aree industriali, gli incroci caotici e il grande traffico mi rallentano, poi finalmente arrivo ad Algeciras, il terzo porto europeo, ottimamente servito dall’autostrada, ma è un incubo raggiungerlo con la bicicletta, la soluzione migliore sarebbe stata fermarsi a San Roque.

Decido di fermarmi un paio di giorni ad Algeciras, in provincia di Cadice, perché dormire a Gibilterra è dispendioso; purtroppo non esiste un traghetto turistico che faccia la tratta Algeciras/Gibilterra, che è raggiungibile solo con l’autostrada, così a malincuore lascio la bicicletta e con l’autobus urbano arrivo a La Línea de la Concepción che è l’ultimo centro spagnolo prima della frontiera inglese.

La prima sorpresa è attraversare a piedi la pista dell’aeroporto di Gibilterra, con tanto di chiusure temporanee al traffico per permettere l’atterraggio e il decollo degli aerei. La strada prosegue ai piedi della rocca, attraversando le antiche mura di difesa, poi una vivace città stracolma di negozi e punti di ristoro. Non mi lascio sfuggire la funivia che giunge alla cima della Rocca, uno straordinario punto panoramico da cui si può vedere l’oceano Atlantico, il Mediterraneo, la Spagna e l’Africa.  Simpatiche le scimmie che popolano la Rocca e che sono l’unica popolazione di scimmie selvagge d’Europa. Al ritorno, visito una splendida spiaggia subito fuori dallo stretto, la prima bagnata dall’Atlantico.

 

 

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Paolo Leccia

 

Un pretesto per tornare bisogna sempre seminarselo dietro, quando si parte

Ci sarebbero ancora scorte sufficienti a prolungare il viaggio fino a metà del Portogallo, fino ad ora non c’è stato il minimo inconveniente, penso che sia andata fin troppo bene e così per scaramanzia, decido di fermarmi, Gibilterra è abbastanza per essere il primo viaggio cicloturistico.  Il giorno successivo visito il centro di Algeciras, spedisco qualche cartolina.

Il ritorno è un piccolo dramma psicologico, da un giorno all’altro passi dall’assoluta libertà, ad un veicolo chiuso che ti porta a casa dove finisce il sogno e ricomincia la vita normale. Serve un po’ di tempo per abituarsi, così, al posto dell’aereo, decido per un rientro più lento e più economico in autobus.

Per la prima volta ho paragonato l’aereo a una cella di isolamento, che in poche ore mi avrebbe privato della libertà. Alle 18,40 prendo l’autobus per Barcellona, che raggiungo nel primo pomeriggio del giorno dopo, il tragitto è andato meglio di quanto mi aspettassi, ogni due ore il pullman si è fermato, con la possibilità di scendere per sgranchirsi le gambe, mangiare qualcosa al bar etc., per contro a Barcellona ho trovato la bicicletta sommersa dai bagagli, per fortuna il portapacchi ha protetto il carro posteriore dallo schiacciamento. Faccio tappa a Barcellona per un giorno e poi, la notte seguente nuovamente autobus fino a Torino, dove arrivo nella prima mattinata. Questa volta avrei preferito il treno, ma le ferrovie francesi erano in sciopero da un mese.

 

Alcuni dati del viaggio

Durata e distanze
Il viaggio è durato 37 giorni, dal 13/03/18 al 19/04/18.
La distanza totale è stata di 2.824 km
.
A causa della pioggia, ho percorso le seguenti tappe in treno:
• Imperia/Nizza, Agde/Perpignan, Perpignan/Portbou, per un totale di 268 km.
Inoltre, ho percorso in treno e in autobus la tratta Almeria/Granada/Malaga, pertanto i km totali pedalati sono 2.210 in 33 giorni, per una media di 67 km al giorno.

Costo economico
Il costo totale è stato di poco superiore ai 2.000 euro, così ripartiti: • alloggio 50% • cibo 25% • manutenzione e ricambi bicicletta 2,5% • spese telefoniche e internet 3,5% • biglietti visite culturali 6% • spese varie 4.5% • spese di trasporto treno e autobus, compreso il rientro 12%.
La spesa media giornaliera è stata di poco superiore ai 50 euro, fino al ritorno a casa, il costo al netto delle spese di rientro è circa 42 euro/giorno.

Al netto delle spese alimentari, che avrei sostenuto anche a casa, siamo nell’ordine dei 30/35 euro al giorno; con la tenda il risparmio sarebbe stato notevole, ma le temperature non erano tali da consentire un campeggio confortevole.

Per quanto riguarda l’equipaggiamento, la spesa è stata di circa 1.100 euro, di cui  • circa il 45% per le borse e il portapacchi • il 40% in parti meccaniche e ricambi di scorta per la bicicletta e • il 15% in abbigliamento.

 

Note sul cicloturismo in Francia e Spagna

Per quanto riguarda la Francia, sulla costa è presente una rete ciclabile completa, alternativa a quella dei veicoli a motore, ottimi servizi, i prezzi per vitto e alloggio sono accettabili, mentre il paesaggio e le città che s’incontrano sono di grande interesse. Alto il livello di sicurezza e la popolazione è gentile e disponibile.

In Spagna, sulla costa mediterranea, la rete ciclabile è presente più che altro nei centri urbani, salvo qualche percorso extraurbano e non sempre ha una struttura adeguata.  Non bisogna dare per scontato che esista una strada in prossimità del mare, come ad esempio avviene in Liguria con l’Aurelia, inoltre la rete viaria è stata completamente rinnovata negli ultimi anni, talvolta mancano, strade intermedie tra le strade rurali e le superstrade ad alta intensità di traffico, simili nella loro struttura alle autostrade.

Le strutture ricettive utilizzate, hotel economici, ostelli e abitazioni private, si sono rivelate più che soddisfacenti e con prezzi contenuti; in tutti i posti che ho dormito sia in Francia che in Spagna mi è stato concesso di riporre la bicicletta in un posto sicuro, per lo più la stanza in cui dormivo o qualche balcone.

Centri urbani molto puliti e curati, dove non ho percepito rischi per la sicurezza personale, popolazione cordiale e disponibile.

 

Ai futuri viaggiatori, consiglio di prevedere almeno 5/10 giorni in più, per percorrere lo stesso tragitto. Per quanto riguarda la fatica fisica, vanno tenuti presenti due aspetti:

  • percorrendo la costa mediterranea della Spagna, è frequente incontrare tratti collinari e montuosi, quindi bisogna mettere in conto il relativo dislivello da superare;
  • oltre al dispendio fisico per pedalare, bisogna conservare, le energie fisiche necessarie per visitare le città spagnole, tutte ricche di storia, cultura e monumenti.

 

Paolo

 

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